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Poesia 3d - Il Sogno

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La discussione iniziata da Gabriele un paio di ore fa riguardo un contest 3d con per soggetto una poesia di Leopardi...

non è sparita...la stanno riorganizzando

.....a frappè....

:hello::hello::hello::hello::hello:

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Se loki non chiude pure questa...censurando una iniziativa approvata dallo stesso dave ( col quale neppure si consulta) allora riproponiamo alcune info:

Tema unico: rappresentazione grafica di una poesia.

Non una qualunque ...si tratta di:

Il sogno di Leopardi

Il nostro compito sarà quello di lasciarci trasportare dai sensi e trasmettere quello che abbiamo provato attraverso un'immagine

Gli strumenti ammessi sono:

tutti i software di modellazione e rendering e tutti i sw di finishing...gli interventi pittorici potranno esserci ma non in modo prevalente..si tratta di un contest 3D.

la scelta di limitarsi al 3D deriva dal fatto che si cerca di valorizzare questo strumento..i quadri ispirati a poesie sono gia abbastanza diffusi.

Questo contest sarà aperto a tutti..principianti e non..perchè l'espressione artistica non è prerogativa della tecnica..anzi troppo spesso ne è vittima.

Il premio in palio sarà un abbonamento platinum ( chi lo possedesse gia...riceverà o un rinnovo dello stesso allo scadere dei termini o un premio alternativo deciso da Dave)

quindi..il metro di valutazione non sarà la tecnica ( anche un uvw map sbagliato o un modello coi vertici sballati e facce compenetranti non sarà considerato errore)

ma la capacità di suscitare qualcosa..di emozionare.Invito pertanto gli utenti avanzati dall'astenersi dal mettere in mostra i muscoli con immagini spettacolari ma fredde come il marmo perchè non otterranno larghi consensi.Anche un punto nero dentro un foglio bianco ( ammesso che lo sappiate fare nel modo giusto) potrebbe vincere il contest..ovviamente è una provocazione per far capire il criterio di scelta.

Credo che stavolta davvero sia l'occasione giusta per partecipare in massa.Abbandonate ogni timidezza e lanciatevi in questa avventura.Sono convinto che tutti abbiamo qualcosa da dire e si puo essere apprezzati

anche se si è appena iscritti al forum..e non si possiede esperienza nel campo della CG.

Sarà considerato valore aggiunto anche qualche riga di testo..espressa non come continuazione della poesia ( non possiamo permetterci di sporcare) ma come ispirazione personale in relazione alla poesia..in rima e non.

niente musica..solo grafica e testo.

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ripeto..modi e tempi li stiamo organizzando..a giorni tutto sarà reso ufficiale.nel frattempo il testo ispiratorio:

IL SOGNO

Era il mattino, e tra le chiuse imposte

Per lo balcone insinuava il sole

Nella mia cieca stanza il primo albore;

Quando in sul tempo che più leve il sonno

E più soave le pupille adombra,

Stettemi allato e riguardommi in viso

Il simulacro di colei che amore

Prima insegnommi, e poi lasciommi in pianto.

Morta non mi parea, ma trista, e quale

Degl'infelici è la sembianza. Al capo

Appressommi la destra, e sospirando,

Vivi, mi disse, e ricordanza alcuna

Serbi di noi? Donde, risposi, e come

Vieni, o cara beltà? Quanto, deh quanto

Di te mi dolse e duol: né mi credea

Che risaper tu lo dovessi; e questo

Facea più sconsolato il dolor mio.

Ma sei tu per lasciarmi un'altra volta?

Io n'ho gran tema. Or dimmi, e che t'avvenne?

Sei tu quella di prima? E che ti strugge

Internamente? Obblivione ingombra

I tuoi pensieri, e gli avviluppa il sonno,

Disse colei. Son morta, e mi vedesti

L'ultima volta, or son più lune. Immensa

Doglia m'oppresse a queste voci il petto.

Ella seguì: nel fior degli anni estinta,

Quand'è il viver più dolce, e pria che il core

Certo si renda com'è tutta indarno

L'umana speme. A desiar colei

Che d'ogni affanno il tragge, ha poco andare

L'egro mortal; ma sconsolata arriva

La morte ai giovanetti, e duro è il fato

Di quella speme che sotterra è spenta.

Vano è saper quel che natura asconde

Agl'inesperti della vita, e molto

All'immatura sapienza il cieco

Dolor prevale. Oh sfortunata, oh cara,

Taci, taci, diss'io, che tu mi schianti

Con questi detti il cor. Dunque sei morta,

O mia diletta, ed io son vivo, ed era

Pur fisso in ciel che quei sudori estremi

Cotesta cara e tenerella salma

Provar dovesse, a me restasse intera

Questa misera spoglia? Oh quante volte

In ripensar che più non vivi, e mai

Non avverrà ch'io ti ritrovi al mondo,

Creder nol posso. Ahi ahi, che cosa è questa

Che morte s'addimanda? Oggi per prova

Intenderlo potessi, e il capo inerme

Agli atroci del fato odii sottrarre.

Giovane son, ma si consuma e perde

La giovanezza mia come vecchiezza;

La qual pavento, e pur m'è lunge assai.

Ma poco da vecchiezza si discorda

Il fior dell'età mia. Nascemmo al pianto,

Disse, ambedue; felicità non rise

Al viver nostro; e dilettossi il cielo

De' nostri affanni. Or se di pianto il ciglio,

Soggiunsi, e di pallor velato il viso

Per la tua dipartita, e se d'angoscia

Porto gravido il cor; dimmi: d'amore

Favilla alcuna, o di pietà, giammai

Verso il misero amante il cor t'assalse

Mentre vivesti? Io disperando allora

E sperando traea le notti e i giorni;

Oggi nel vano dubitar si stanca

La mente mia. Che se una volta sola

Dolor ti strinse di mia negra vita,

Non mel celar, ti prego, e mi soccorra

La rimembranza or che il futuro è tolto

Ai nostri giorni. E quella: ti conforta,

O sventurato. Io di pietade avara

Non ti fui mentre vissi, ed or non sono,

Che fui misera anch'io. Non far querela

Di questa infelicissima fanciulla.

Per le sventure nostre, e per l'amore

Che mi strugge, esclamai; per lo diletto

Nome di giovanezza e la perduta

Speme dei nostri dì, concedi, o cara,

Che la tua destra io tocchi. Ed ella, in atto

Soave e tristo, la porgeva. Or mentre

Di baci la ricopro, e d'affannosa

Dolcezza palpitando all'anelante

Seno la stringo, di sudore il volto

Ferveva e il petto, nelle fauci stava

La voce, al guardo traballava il giorno.

Quando colei teneramente affissi

Gli occhi negli occhi miei, già scordi, o caro,

Disse, che di beltà son fatta ignuda?

E tu d'amore, o sfortunato, indarno

Ti scaldi e fremi. Or finalmente addio.

Nostre misere menti e nostre salme

Son disgiunte in eterno. A me non vivi

E mai più non vivrai: già ruppe il fato

La fe che mi giurasti. Allor d'angoscia

Gridar volendo, e spasimando, e pregne

Di sconsolato pianto le pupille,

Dal sonno mi disciolsi. Ella negli occhi

Pur mi restava, e nell'incerto raggio

Del Sol vederla io mi credeva ancora.

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Scusate ma si sta creando un pó troppa confusione su quest'argomento... siccome ci sono state diverse incomprensioni, ovvero la proposta di un contest che a quanto pare é stato approvato per direttissima prima ancora di essere stato proposto, chiudo la discussione ma la lascio visibile in attesa che al piú presto tutto venga esemplificato e rettificato.

Questo per chiarire come non ci siano misteri.

Vi chiedo peró di non aprire altri thread come questo che, al momento, non hanno molta utilitá, ma di aspettare pazientemente almeno domani per eventuali aggiornamenti.

Grazie della collaborazione :)


Edited by kage_maru

"la spada è l'estensione dell'anima"

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