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asalalp

BIM si...BIM no

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Nei piccoli studi del centro Italia ho sempre riscontrato una grossa avversione nell'apprendimento di nuovi Software e nel voler sperimentare nuovi workflow. 

Vedo spesso che i professionisti, anche giovani, preferiscono l'AutoCAD ai software per il BIM. E vedo spesso anche un cattivo utilizzo di AutoCAD stesso, senza layout, xrif. 

 

Un' altro aspetto riscontrato è che l'utilizzo di AutoCAD al posto di AutoCAD LT genera errori, quali disegni che dovrebbero essere 2D sono in realtà 3D, andando magari a disegnare su assi ruotati. Perchè pagare per software più completi andandone ad utilizzare poi una minima parte?

 

Come sono le vostre esperienze in merito? Perchè anche giovani professionisti preferiscono lavorare con disegni sconnessi, dove puntualmente piante, prospetti, sezioni non sono coerenti? Quanto è difficile mentalmente e a livello pratico intraprendere nuove metodologie di lavoro?

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In una parola...autodidatti.
Di mestiere faccio - anche - il formatore giusto per puntualizzare. Lo faccio per vivere e lo faccio perché, molti anni fa, ho avuto la fortuna di impostare, per alcuni studi, diversi workflow che rispondessero ai loro requisiti (in AutoCAD). La cosa mi è piaciuta così tanto ed ha preso così piede che negli anni seguenti e non senza difficoltà ho cercato di "evangelizzare" quanti più stagisti possibile. Uso consapevole, non adoperando magheggi "macro" o "autolisp", ma spremendo il massimo da qual che c'è. E proprio in studi di piccole dimensioni.
La formazione troppo spesso sconnessa tipica di un autodidatta e devo dirlo, che non va più in la del suo naso, porta e conseguenze disastrose sia in termini di efficienza che in termini di conoscenza. ...poi li ritrovi nei forum a dire non "fa questo", "non fa quello".
Domani rispondo al resto ;-)


EDIL EDUCATION LAB - FORMAZIONE BIM ORIENTED
www.dellaschiava.it

 

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x asalalp

E' una prassi diffusa, non soltanto nel centro italia. In attesa che ferro scriva il vangelo sulla questione, vorrei provare a dare due spunti, che poi altro non sono che una banale e schietta sintesi esperienziale.

1- la professione tecnica (geom, arch, ing ecc.) comporta tante di quelle rotture di cazzo che alla fine il tempo, le risorse e le energie da dedicare all'aggiornamento professionale (anche in altri ambiti, non solo cad-bim) sono poche.

2- spesso chi aggiorna il proprio workflow (parlo sempre di piccoli studi, per le società è diverso) lo fa per amor proprio, autostima e passione nei confronti del proprio lavoro, prima ancora che per reali potenzialità di ritorno.

3- mentalità vecchia e scarsa capacità di innovare causata dall'attitudine media e da un sistema che non incentiva al rinnovamento, a cominciare da un quadro normativo ai limiti dell'imbarazzante e dalla mancanza di incentivi seri per chi investe sul digitale.

4- manca una qualsiasi cultura di base nell'investimento, nel guardare al futuro. In Italia il professionista medio se non è obbligato dalla normativa a fare una cosa, non ci pensa nemmeno a farla.

5- se non arriva in studio qualcuno di già formato (come gli stagisti di ferro :D), è difficile che uno studio da zero passi dal CAD al BIM, se non obbligato da cause di forza maggiore (es. collaborazioni con altri studi in posizione leader che lo usano).

6- come hai già fatto notare, la vecchiaia non è una questione anagrafica nella professione. tanti giovani sono più vecchi di testa di chi il talento ce l'ha per davvero, ed ha voglia di rimettersi in discussione (manco si trattasse poi di andare a vivere in un altro continente...).

7- Il BIM arriverà, come è arrivato il CAD, ma fisiologicamente il settore AEC in Italia è lento ad aggiornarsi, e la notevole crisi del settore dell'Edilizia di sicuro non ha aiutato gli investimenti. Anzichè accettare nuove sfide ed innovarsi, cercare di scoprire nuovi mercati, il professionista medio punta alla sopravvivenza. Come dargli torto? :D

Per nostra fortuna ci sono ancora degli arzilli cinquantenni come ferro, che anziché andare al club col Cayenne e l'avvenente signora, il club lo fa qui con noi per parlare di BIM B)


Edited by Francesco La Trofa

"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (Marcel Proust)

"Due sono le cose infinite esistenti: l'universo e la stupidità degli uomini, ma sull'universo ho ancora qualche dubbio" (Albert Einstein)

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Andando OT si potrebbe ben dire "Bim sala BIM!!!" 

Mago-Silvan.jpg

 

Vi prego, perdonatemi!!! 

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e ricordiamo una cosa, un piccolo studio che deve collaborare con altri studi, deve aver uno strumento idoneo che tutti usano e oggi è il cad.

si pensi al progetto di una villetta o ad una ristrutturazione seria, oltre al piccolo studio c'è chi calcola le strutture, chi fa l'impianto elettrico, chi fa l'impianto di riscaldamento ecc ecc.

scambiarsi il dwg è ancora la cosa più semplice

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Non ho nessun vangelo magari lo avessi! E, per cortesia, io non sono "ferro" ma mi chiamo Ferruccio, non  mi piacciono i diminutivi. grazie.

Approfitto degli spunti di Francesco e asalalp e mocram come ottima base di commento.
Per portare a compimento un progetto in BIM non basta un disegnatore, non basta un tecnico del software, occorrono competenze che, in CAD non erano indispensabili.
Asalalp l'ha detta giusta, con il CAD è possibile tirare fuori un disegno anche senza competenze specifiche, basta, e cito "anche un cattivo utilizzo di AutoCAD stesso, senza layout, xrif". Perché. Cito: "Perché anche giovani professionisti preferiscono lavorare con disegni sconnessi, dove puntualmente piante, prospetti, sezioni non sono coerenti" era un domanda che ho fatto diventare una affermazione, aggiungendo a quanto già detto, che a questi nessuno gli ha mai insegnato un altro metodo di lavoro e la sopracitata semplicità a "portarla fuori facile", ha avuto il sopravvento. Pigrizia ed abitudine fanno molti danni.

 

Con il disegno a tecnigrafo, occorrevano competenze più vaste, tempo e professionalità elevate; nonostante lo strumento fosse molto più semplice. Quando siamo passati al CAD abbiamo dovuto attraversare molte difficoltà: Acquistare un computer - mai visti prima - adeguarci a software ed interfacce non certo user friendly, come il muse. Apprendere l'uso del CAD e di tutto quello che gravitava intorno ad esso, plotter, tavolette ecc.

Non è stata una passeggiata, nonostante ciò e nonostante sembrasse una moda poco proficua ed altamente criticata, in una ventina d'anni i tecnigrafi sono diventati scrivanie troppo alte e oggetti vintage. Ed ora è uno standard.
Il CAD purtroppo però ha aperto le gabbie agli incompetenti e non me ne vogliano i tanti che quotidianamente lo usano, con cognizione, non è certo rivolto a loro. Una marea di disegnatori con poco background e molta supponenza si è riversata sul mercato, avvelenandolo. Portando all'appiattimento culturale una professione, quella del disegnatore tecnico.


Differentemente dal passaggio dal tecnigrafo al CAD, l'evoluzione CAD-BIM non è un cambio di solo strumento ma di mentalità.
In un certo senso è un tornare indietro, al tecnigrafo ed intendo, per via delle competenze multidisciplinari necessarie. Impossibili da concentrare in una persona sola. Posso dire, ma non solo il solo, senza tema di smentita, che non c'è paragone. Qui si tratta di aggiornarsi o scomparire. Il cambio è epocale, al di la della tipologia di strumento utilizzato (leggi software) siamo di fronte ad un mutamento di enorme portata e, come sono scomparse le carrozze tirate dai cavalli a favore delle ben più performanti automobili, il disegnatore CAD "fraccatasti" scomparirà. Non senza resistenze e non senza difficoltà.

 

E allora, cosa ci aspetta nel futuro? Specializzazioni!
BIM specialist, BIM Coordinator, Family Manager, BIM manager ed altre ne verranno fuori e non saranno, l'ho detto prima, sommabili in una sola persona. Molte saranno appannaggio solo di studi di grosse dimensioni ma stiamo parlando di studi piccoli dove, perfino un BIM monkey con modeste competenze di Family Manager, potrà affiancarsi al geometra o architetto o perito o ingegnere che sia. E questo già lo sto vedendo. I miei ragazzi vanno già e disegnare negli studi, c'è richiesta. Poca ma c'è.

 

Commento un po' alcuni punti di Francesco, ho capiaincollato a tratti...

1- A chi pratica la professione (geom, arch, ing. ecc.) oberato dalle rotture di cazzo, non servono energie da dedicare all'aggiornamento professionale, il tempo e i soldi risparmiati che li adoperi per per prendersi un giovane capace che già opera in BIM. Oppure per subappaltare ad un freelance. Questa è la mentalità vincente, non "il faccio tutto io".
 

2- Chi si mette invece in gioco e aggiorna il proprio workflow per amor proprio, autostima e passione faccio i miei complimenti. Sta iniziando un viaggio che, lo porterà da un BIM di livello 1, solitario, ad uno collaborativo. L'auspicio è che, nei prossimi anni veda le possibilità di collaborazioni interdisciplinari decuplicate. In funzione, ovviamente, alla diffusione del sistema BIM.

 

3- Il sistema siamo noi. Noi ci dobbiamo auto-incentivare, non stare li ad aspettare quadri normativi. O sperare che i comuni, tanto per fare un esempio terra terra, la smettano di chiedere la dimostrazione analitiche delle Su o dei volumi, quando il software lo fa in automatico. Se stiamo ad aspettare gli incentivi e la pappetta pronta non andremo mai da nessuna parte.

 

4- Manca una qualsiasi cultura di base nell'investimento, nel guardare al futuro. In Italia il professionista medio se non è obbligato dalla normativa a fare una cosa, non ci pensa nemmeno a farla. ...su questo purtroppo non ho nulla da dire se non che è assolutamente vero. E come dicevo prima siamo noi la prima fonte della nostra rovina.
 

5- Se non arriva in studio qualcuno di già formato, è difficile che uno studio da zero passi dal CAD al BIM, se non obbligato da cause di forza maggiore (es. collaborazioni con altri studi in posizione leader che lo usano).
Non è sempre così. Almeno due volte al mese vengo chiamato a presentare Revit, tre anni fa erano zero. Convince la presentazione del proggetino di ristrutturazione della signora Maria, piuttosto dell'aeroporto di Nonsodove. Spaventa l'impegno ma attira il risultato. Andrà meglio in futuro, ne sono convinto.
 

6- Come hai già fatto notare, la vecchiaia non è una questione anagrafica nella professione. Tanti giovani sono più vecchi di testa di chi il talento ce l'ha per davvero, ed ha voglia di rimettersi in discussione (manco si trattasse poi di andare a vivere in un altro continente...).
Sante parole!
 

7- Tutto vero. Il professionista medio è soprattutto un artigiano ma non solo è pure un solitario. Molti dirotteranno su catasto, perizie, compravendite, ecc. altri tenteranno altre strade. Saturando ed abbassando le parcelle per eccesso di offerta (non vi ricorda un altro mercato qui molto discusso?). Si, il BIM arriverà, come è arrivato il CAD, ed i settori si adegueranno, i professionisti pure, lentamente o velocemente non fa differenza. Le nuove sfide e l'innovamento saranno appannaggio di alcuni e non di tutti, gli altri chiuderanno o si reinventeranno.
A torto o ragione il fatto rimane. O ti forni o ti fermi!
Cavolo!!! quanto mi piace sto slogan :-)

 

@mOcRaM A tutti i miei clienti devo fornire DWG e PDF, ne ho solo due con i quali adotto un BIM collaborativo su un unico file. Ciò non mi impedisce di collaborare con loro. Ma ti dico questo, si fanno domande, sono curiosi e anche molto. Non passerà un anno che cambieranno sistema. Ne sono certo.

Concludo.
E' dal 2009 che seguo il BIM. Revit ovviamente. Fino a qualche anno fa, per territorio e per cultura qui in Friuli non lo potevo proporre, ora me lo chiedono. La crisi del settore ha mosso le acque e io non sono mai stato così fiducioso. Ricordatevi però che il BIM è una fase e che qualcos'altro arriverà in futuro a sostituirlo e non tra 30 anni, ma molto prima.


EDIL EDUCATION LAB - FORMAZIONE BIM ORIENTED
www.dellaschiava.it

 

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