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draco

Weta E Gli Italiani

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oggi su repubblica trovate un articolo, con tanto di foto, di 7 artisti italiani

che lavorano attualmente in weta digital alla realizzazione di king kong.

uno di loro ha lavorato anche alla trilogia de "il signore dei anelli".

che invidia...chissa' un giorno...anche noi

^_^:hello:

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già... :)

sono gandi traguardi.

C'è un ragazzo che prima lavorava da m e in miller che ora lavora presso uno studio inglese a londra dove ha già lavorato a diverse puntate di harry potter e altri films e spot. MA è dura..sono inm centinaia e ad oginuno di loro spetta il compito di fare qualcosa.. chi l'acqua.. chi il fuoco... chi i personaggi.. chi altri effetti atmosferici.. ecc

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:( Un mese fa è venuto a casa mia un mio amico che non vedevo da anni..

Sta lavorando alla Vanguard Animations a Londra come setup artist ed ha costruito molti rigging dei personaggi di Valiant che uscirà tra poco al cinema.

la produzione è stata realizzata con Maya 5.

Volevo sequestrarlo ma non ho trovato le catene adatte :devil::devil:

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Prafo! :Clap03:

in ufficio non cè più repubblica.

"venom", utente di treddi, ha fatto una scansione dell'articolo o meglio della foto

dei 7 italiani con tanto di nome.

oppure bisogna aspettare un pò che repubblica

archivi l'articolo e poi si vedrà.

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Ciao Ragazzi,

riporto il testo integrale.

Non so se esistono immagini ad integrazione del pezzo.

Fatemi sapere.

La Repubblica

11-10-05, pagina 49, sezione SPETTACOLI

 

Al kolossal di Peter Jackson lavora anche un gruppo di trentenni del nostro paese Sono maghi della computer grafica e alcuni vantano già molte esperienze all' estero

KING KONG Il gorilla con sette papà italiani

internazionale Nella sezione digitale siamo in cinquecento, ma la nostra 'colonia' è la più numerosa cinema ed effetti I film di effetti non fanno parte della nostra cultura, solo Olmi ha tentato un' inversione

CARLO MORETTI

ROMA - Hanno bussato a tutte le porte, mandato curricula attraverso la posta elettronica, risposto ai questionari di lavoro nei siti Internet delle aziende per le quali sognavano di lavorare. E infine ce l' hanno fatta. Grazie a loro il "King Kong" di Peter Jackson, a Natale nei cinema, parlerà anche un po' di italiano. Raccontano storie di passione, di preparazione e di tenacia i sette creativi italiani assunti dalla Weta Digital per dare il soffio di una vita elettronica al gorilla più cattivo e tenero della storia del cinema. Sono stati lo stesso regista Peter Jackson e Richard Taylor, l' altro fondatore della Weta, a volerli in Nuova Zelanda dove i sette ragazzi italiani, tutti intorno ai trent' anni, si sono uniti al gruppo di lavoro della divisione digitale. La stessa azienda che per Il signore degli anelli ha ottenuto 4 premi Oscar. Settant' anni dopo, King Kong è sempre un bestione di nove metri ma oggi esiste soltanto dentro al computer, anche se per i primi piani con la bella Ann Darrow (interpretata da Naomi Watts) è stata realizzata una testa del gorilla a grandezza "naturale". Jackson ha rispettato l' originale, modificando soltanto il rapporto tra il bestione e la ragazza rapita. Ma, forte di un budget da 110 milioni di dollari, intorno a loro ha voluto un ambiente che sullo schermo sembrerà più vero del vero: al computer sono stati ricreati la New York del ' 33 e la gente che la popolava, aeroplani e dinosauri, l' acqua e i dettagli più difficili, come i peli della pelliccia e gli occhi di re Kong. E in tutto questo c' è lo zampino dei sette italiani. «Nella sezione digitale siamo quasi in cinquecento, un po' di tutte le nazionalità» racconta il milanese Stefano Trivelli, che in qualità di compositor si occupa della fase finale degli effetti speciali, quella in cui si assemblano i vari elementi della scena: filmato, computer grafica e modellini. «Qui siamo la colonia più numerosa, credo perché è più semplice ottenere un visto di lavoro per la Nuova Zelanda piuttosto che, per esempio, per gli Stati Uniti. Ma certo conta anche il fatto che dopo "Il signore degli anelli" la Weta è diventata una delle società più prestigiose e ambite». La possibilità di movimento di un computer grafico è strabiliante: Trivelli è passato dalla Riot in California ("Peter Pan", "Il re scorpione") alla Weta in Nuova Zelanda. Ma si può puntare direttamente al vertice, se si hanno capacità e iniziativa: Andrea Merlo, oggi creature TD, è un autodidatta e per fare esperienza si infilava dopo l' orario di lavoro negli uffici di un' azienda di Torino. Poi ha contattato la Weta. Compilando un questionario sul sito web. Ci sono laureati in matematica come Luca Fascione ma anche figli d' arte come Alvise Avati. Ha respirato cinema sin da bambino ma papà Pupi con l' arrivo in Weta non c' entra: «Ho iniziato lavorando ai videogiochi, poi nel 2001 mi sono dedicato all' animazione. Ho messo i miei lavori su un Vhs e li ho mandati a Weta e ad altre società. Dopo tre settimane Weta mi ha chiamato. In Italia è difficile, chi è stanco di animare tubetti di dentifricio o biscotti per la pubblicità preferisce andare all' estero». Marco Revelant è lead modeler, ed è l' unico del gruppo ad aver lavorato anche alla saga del "Signore degli Anelli". Laureato in giurisprudenza ha coltivato nel tempo libero la passione per la computer grafica: «Per "Il ritorno del re" in Weta eravamo tre italiani, ora siamo in sette. Molti di noi sognano di poter fare un lavoro di questo calibro e qualità in Italia, ma al momento non esistono né occasioni né strutture che permettano di organizzare produzioni del genere, in grado di ammortizzare su scala mondiale i costi di produzione. Credo anche che i film di effetti non facciano ancora parte della cultura cinematografica italiana anche se si nota un' inversione di tendenza, come dimostra "Cantando dietro i paraventi" di Olmi al quale ho lavorato prima di partire per la Nuova Zelanda».

 

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