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sssimone

una frase di V. Gregotti

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da ingegnere appassionato di architettura, ho acquistato il libro "Il territorio dell'architettura" di V.Gregotti

credendolo un testo abbastanza divulgativo e quindi accessibile anche da non architetti

sono arrivato a pag 24 dove c'è una frase di cui non colgo il significato e di cui vi chiedo un aiuto alla comprensione rivolgendomi a chi abbia già letto e metabolizzato questo libro.

"Il grado di significatività di questo ordine si rivela, nella forma, dalla sua capacità di distanziarsi e negare ciò che è istituito secondo una misura critica, che conservi la propria capacità di rapporto di attrazione rispetto all'esistente che contesta."

E' presente nel paragrafo Il problema del significato, della parte prima I materiali dell'architettura.

Grazie

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Ma tu ancora ti arrovelli a cercare di capire le frasi di Gregotti? :D

Da retta, se sei appassionato di architettura leggi i libri di Bruno Zevi, a cominciare dalla sua "Storia dell'Architettura Moderna", o "Saper vedere l'architettura", capirai molte cose dell'architettura, al di la degli eventi storici della stessa. ;)

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Tranquillo, non vuol dire niente, solo una frase complicata senza senso buttata li per impressionare chi si fa impressionare piú dai giri di parole che dalle opere (orribili) realizzate da Gregotti, non a caso quelli che vengono riconosciuti come grandissimi scritti di architettura, come "Verso un´architettura" o "Complessitá e Contraddizione in Architettura" sono scritti molto discorsivi e comprensibili, non giri di parole astrusi fini a se stessi.

Qui l´intento é principalmente quello di mostrare la propria erudizione piuttosto che quello di "divulgare".

Un po come quelli che si vantano di guardare il cinema neorealista bulgaro con sottotitoli in ungherese, perché piú é complicato e incomprensibile e "pié é meglio".


Modificato da krone

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Prima di tirare conclusioni quantomeno discutibili, bisognerebbe cercare almeno di capire di cosa si sta parlando.

Non ha senso giudicare una cosa come incomprensibile e stroncarla, quando se ne cerca in realtà un'altra.

Per gli appassionati di critica dell'architettura ad esempio, il testo di Gregotti può essere interessante, e dubito che lo affronterebbe estrapolando una sola frase dal suo contesto.

Logico che testi del genere richiedono delle conoscenze a monte, anche solo per quello che concerne la semiotica.

Per chi cerca materiale più divulgativo, testi dello Zevi o del Frampton sono sicuramente molto più immediati.

Il riferimento al cinema bulgaro con sottotitoli in ungherese conferma in pieno il fatto di voler giudicare per partito preso. Con i paraocchi. Occorrerebbe più rispetto.

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Per gli appassionati di critica dell'architettura ad esempio, il testo di Gregotti può essere interessante, e dubito che lo affronterebbe estrapolando una sola frase dal suo contesto.

Per gli appassionati tutto puó essere interessante, anche lo scritto del piú sconosciuto e incapace degli architetti.

Diciamo che é partito preso anche quello di chi considera interessante qualcosa perché "scritto da" senza analizzare se quello che é scritto ha un senso logico, é stato mai letto al di fuori dell´universitá e cosí via.

Tutti possono scrivere un libro (e i professori universitari possono imporre ai propri studenti di comprarlo), ció non vuol dire che tutti i libri siano interessanti.

Comunque, visto che sei un moderatore, invece di intervenire per fare polemiche personali, potresti spiegare tu il significato di questa frase, come da richiesta specifica dell´utente, invece di fare tanti giri di parole per fare la morale che tutto é bello e tutto é interessante.

Per me questa frase non ha nessun senso e Gregotti é un architetto di poca importanza. Tu, franci2k5, oltre a dirci che tutto puó essere interessante, puoi, sei in grado di spiegare il senso di questa frase?

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Ho per caso detto di essere un appassionato di critica?

Ho per caso detto di essere un esperto della produzione di Gregotti?

Non mi pare.

Proprio per questo mi astengo dal sentenziare fesserie.

E proprio da moderatore ho fatto notare che invece che di sparare a salve, fuorviando il topic, sarebbe preferibile astenersi.

Per il resto, le polemiche personali cui fai riferimento, soltanto per gettarla in cagnara, te le canti e te le suoni da solo.

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grazie a tutti voi per le risposte e le indicazioni ad altri testi piu abbordabili

in effetti mi ero reso conto gia da inizio lettura che non si trattasse di un testo

"divulgativo".

ad ogni modo la richiesta era rivolta a chi gia avesse letto quel libro

nessuno è tenuto a rispondermi se non ha gia affrontato quel libro e quella particolare frase

pur potendo intervenire a favore o a sfavore di V.G. per aver letto magari altre sue opere

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Secondo me sta parlando del rapporto tra una architettura esistente e un un successivo costruito che segue altre e diverse logiche progettuali, un altro stile ben definito insomma, che si rafforza ancor più in comparazione col vecchio.

O boh.

^_^

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Ciao,

non conosco il testo ma cercherò di venirti in aiuto analizzando in modo forse un po' pedante la frase che tu estrapoli rendendomi quindi impossibile la contestualizzazione.

Direi che il periodo da te riportato intende che "una cosa" è significativa e quindi giustificabile nella misura in cui sia capace di relazionarsi attivamente con il contesto nel quale si colloca e che con questo può essere certo critica ma non ignara.

Senza conoscere il brano cui appartiene potrei anche dire che la cosa possa essere letta come una critica alle opere autoreferenziali di certi architetti contemporanei [non vi è intenzione polemica in quello che dico, sono un architetto anche io e svolgo la professione (non quella più vecchia del mondo) con piacere, godendo nel vedere la qualità di tanti studi anche poco noti soprattutto internazionali ed esercitando con una certa soddisfazione] che sicuramente appartengono ad una tendenza avversa a quella di Gregotti.

Non voglio entrare in inutili polemiche ma divagando un pochino credo che ciò che dice non sia privo di verità e nel panorama attuale delle cosiddette archistar (per tagliare corto utilizziamo un luogo comune così ci capiamo subito) ci sia chi condivide e chi volutamente rifiuta questo pensiero.

Se quello che scrivo, riguardo al significato, è vero io mi schiero a favore di questo pensiero pur rifiutando gran parte della produzione di Gregotti che cmq è stato, secondo me, autore di alcune belle architetture (il caso?! in mezzo a tanta produzione...). Poi è figlio del suo tempo e dell'ambiente culturale in cui si è formato e quindi bisogna giudicarlo con un occhio non così critico.

Penso però che in quello che dice treddizzofrenico ci sia una verità, quello dell'eccessivo intellettualismo di certi testi. Sebbene il dibattito sul significato dell'architettura contemporanea sia ancora vivo trovo che un approccio più emozionale all'architettura sia preferibile e certamente è più simile all'esperienza di chi l'architettura la dovrà vivere e non solo studiarla. Quindi a costo di essere banale affermo che la grande Architettura è quella che emoziona oltre a saper rispondere correttamente ai bisogni che l'hanno giustificata.

Spero di non avere offeso nessuno dato che a volte siamo un po' troppo suscettibili (scusate mi riferisco a una cosa che mi è capitata qui di recente).

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Bella questa discussione!

Leggendo la tua domanda ho pensato ESATTAMENTE alle stesse cose che ti sono state risposte.

Perfino a linkarti la lettura che ne fa Prestinenza Puglisi (ma qualcuno mi ha preceduto) che, ricordiamo,

è un discendente del pensiero di Zevi (che io amo particolarmente).

Tornando a Gregotti, non si può davvero scrivere in quel modo... disintossicati finché sei in tempo,

ci sono letture appassionanti e piacevoli sulla materia (parti pure dai titoli che ti ha indicato enri2)

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