Jump to content

Search the Community

Showing results for tags ' Architettura'.



More search options

  • Search By Tags

    Type tags separated by commas.
  • Search By Author

Content Type


Forums

  • Help
    • F.A.Q.
  • Discussioni
    • Presentazioni
    • General
    • (W.I.P.) Work In Progress
    • Hardware
    • Job Offering
    • Mercatino dell'usato
  • 3D and 2D Graphics Programs
    • 3ds Max
    • Blender
    • Maya
    • Cinema 4D
    • SketchUp
    • Rhinoceros
    • Autocad and CAD programs
    • BIM programs
    • Unreal Engine, Unity and realtime engines
    • ZBrush
    • CG Software
  • Render Engines
    • V-Ray
    • Corona Renderer
    • Render Engines
  • Final
    • [FINAL] Architettura e Interior Design
    • [FINAL] Immagini CG/VFX
    • [FINAL] Animazioni CG/VFX
    • [FINAL] Immagini e disegni 2D
  • Old Forum
    • Contest Terminati
    • Tips & Techniques
    • Tutorial Professionali con il supporto del docente
    • Forum Commerciali
  • Lighting Design & Render's Forum
  • Lighting Design & Render's Risorse e Link utili
  • BIM, Revit e dintorni.'s Generale
  • BIM, Revit e dintorni.'s Famiglie e masse
  • BIM, Revit e dintorni.'s Architettura
  • BIM, Revit e dintorni.'s Strutturale
  • BIM, Revit e dintorni.'s MEP
  • BIM, Revit e dintorni.'s Dynamo
  • BIM, Revit e dintorni.'s Risorse
  • finalRender4's Forum
  • Unreal Engine's Forum
  • CORONA RENDERER's Forum
  • V-Ray's Forum
  • Blender's Forum
  • 3ds Max's Forum
  • Rhino & Grasshopper's Forum
  • DDD - Digital Drawing Days's Forum
  • Cinema 4D's Forum
  • Game e dintorni...'s Forum
  • Contest Natale 2017's WIP Contest
  • Campus Party 2019's Discussioni
  • FSTORM RENDER's Forum

Categories

  • Tutorial
  • News
  • Hidden
  • Show Room
  • Articoli
  • Interviste
  • Making Of
  • Cinematiche, Corti e Spot

Categories

  • Meshes e Scene
    • Archviz & Interior Design
    • Furniture
    • Lights
    • Lumina Lamps
    • Appliances and Electronics
    • Vegetation
    • Vehicles
    • Organic
    • Misc Objects
  • Textures e immagini HDRI
  • Script e utilities
  • Premium
  • Collezione di Shader
    • 3DSMax - VRay
    • 3DSMax - Mental Ray
  • Misc
  • Treddi Open Contests

Product Groups

There are no results to display.


Find results in...

Find results that contain...


Date Created

  • Start

    End


Last Updated

  • Start

    End


Filter by number of...

Joined

  • Start

    End


Group


Sito Web

Found 14 results

  1. Enscape è un motore di rendering in grado di interfacciarsi come plugin in Rhino, Revit e SketchUp per produrre contenuti real time a video o in VR, sulla base dei principali supporti attualmente disponibili (Oculus Rift e HTC Vive). Enscape è inoltre in grado di produrre contenuti pre-renderizzati, tra cui le utili immagini 360 visualizzabili con Google Cardboard o viewer mobile equivalenti. L'integrazione con Rhino (in modalità Live Link) costituisce la principale novità di Enscape 2.1. Il progetto è visualizzabile in tempo reale nell'interfaccia di Enscape. La modalità Live Link con il software in cui vengono creati i contenuti è ovviamente molto utile a supportare le fasi di progettazione. Fondamentale inoltre la possibilità di creare un eseguibile indipendente, che consente di visualizzare in walktrough la scena esternamente, feature studiata appositamente per condividere il progetto con i clienti e tutti coloro che non sono necessariamente tenuti a disporre di Rhino. A livello di integrazione, Enscape è presente con una toolbar all'interno di Rhino, mentre la visualizzazione avviene in un'applicazione indipendente, la cui viewport si aggiorna in tempo reale a seguito delle modifiche effettuate sulla scena e sui vari setting. Le modalità di utilizzo sono relativamente intuitive, in quanto il software è concepito per offrire soluzioni di rendering semplici ai progettisti, non necessariamente agli esperti in visualizzazione architettonica. I seguenti trailer, tratti da una sezione video che contiene peraltro una serie di videotutorial molto pratici, offrono una sintesi efficace delle feature presenti in Enscape. Enscape è disponibile anche per Revit e SketchUp, avendo quale target di riferimento l'architettura ed il settore AEC e viene proposto con un price vario, basato su licenze rental che vanno da 449 a 679 dollari all'anno. Disponibile una trial version limitata a soli 14 giorni. Per ulteriori informazioni relative al funzionamento di Enscape.
  2. Johannes Lindqvist è un 3D artist molto popolare sia per la qualità dei suoi lavori sia per avere un'attività divulgativa molto intensa, sulla base di scene e lavori realizzati con molti motori di rendering diversi. La sua passione per il rendering lo ha portato ad usare correntemente V-Ray, Corona, Octane e, negli ultimi tempi, anche FStormRender, ultimo arrivato nella grande scena dei motori di rendering plugin per 3ds Max. FStorm Render è un motore di rendering unbiased GPU che si basa esclusivamente sulla tecnologia di CUDA, pertanto risulta compatibile soltanto con le schede video di NVIDIA. Particolarmente apprezzato il suo supporto multi GPI, che consente di utilizzare più schede video per accelerare notevolmente il calcolo. Le qualità con cui FStorm è riuscito ad accattivarsi le attenzioni di diversi 3d artist è soprattutto data dall'eccellente rapporto tra velocità e qualità, dal momento che riesce a restituire immagini con un noise molto limitato in tempi relativamente ridotti. Il tutto correlato con la semplicità d'uso tipica dei motori unbiased. FStormRender contiene un tool di conversione compatibile con le scene definite in V-Ray, Corona e Octane. Una strategia ovvia per cercare di convergere su di sé le attenzioni delle community di quelli che si profilano come i suoi principali concorrenti sulla scena archviz. Nel tutorial, dalla durata di oltre 30 minuti, Johaness Lindqvist illustra il procedimento di creazione del lighting e dei materiali di un interno architettonico renderizzato con FStorm. Tra le varie cose che si possono notare è che si tratta di un renderer interattivo, per ora l'aggiornamento in real time del frame buffer è possibile soltanto spostando una camera, non muovendo gli oggetti all'interno della scena. Si tratta in ogni caso di una modifica che lo sviluppatore PinkSoft ha già annunciato per le prossime versioni del software. E qui, in qualche modo, casca l'asino, dal momento che FStormRender, nel momento in cui scriviamo, non è disponibile nè per il download nè per l'acquisto, per via della sospensione cautelare seguita alla causa intentata da Otoy (sviluppatore di Octane Render, NdR) al suo ex dipendente Andrey Kozlov, attuale CEO di Pinksoft. Le istruzioni contenute nel tutorial potranno quindi essere messe in pratica soltanto da chi è riuscito ad assicurarsi il software prima dell'interruzione del servizio. In attesa di ulteriori, si spera, confortanti notizie, non rimane che goderci il tutorial di Johannes, sperando arrivino, anche da altre fonti, risorse utili a valutare ed apprendere un motore di rendering quanto promettente quanto misterioso, almeno per il momento. Per ulteriori informazioni - https://fstormrender.ru/
  3. Lumion 8, con le sue importanti novità ha consolidato il proprio ruolo quale punto di riferimento nell'ambito dei software 3d real time concepiti nello specifico per l'architettura e l'industria delle costruzioni. Il sempre ottimo Mike Brightman ha pubblicato un webinar dalla durata di oltre un'ora, in cui si sofferma in maniera mirata sulle novità introdotte in Lumion 8, facendo alcuni esempi pratici ai fini di mostrarne il funzionamento e i risultati che è possibile ottenere. E' evidente come, rispetto alle precedenti versioni, Lumion 8 abbia introdotto sostanziali miglioramenti in termini di resa delle ombre e degli oggetti in generale, oltre ad una serie di nuovi tool che lo rendono sempre più completo e rapido nel raggiungimento del risultato. Al di là della sua qualità di resa, su cui gli sviluppatori hanno investito molto in questi anni, Lumion non ha mai snaturato il proprio principale punto di forza, dato dalla semplicità dell'interfaccia e dalla quantità di risorse, ordinate in comode librerie, pronte da essere posizionate nella scena con un intuitivo drag and drop. Il webinar, oltre a focalizzarsi sulle novità di Lumion 8, costituisce pertanto l'occasione di una panoramica operativa molto utile, soprattutto per chi vuole avvicinarsi ad un software di questo genere. _
  4. Emiliano Colantoni è un VFX artist di grande esperienza, che si è contraddistinto per la grande completezza, la stessa che gli consente di spaziare con successo in vari ambiti produttivi. Di recente, Emiliano si è reso noto per i suoi test su Eevee, tra i pochi in grado di mostrare delle valide anteprime del nuovo motore real time che vedrà l'esordio in Blender 2.8. Nel seguente tutorial, Emiliano ci descrive i principali step necessari per visualizzare in Blender Eevee un esterno architettonico. La scena in oggetto sarà parte del workshop che Emiliano terrà a Udine 3D Forum, sabato 11 novembre. Introduzione al nuovo engine realtime Eevee che sarà disponibile nella prossima versione di Blender 2.8 Un'occasione unica per vedere all'opera Eevee in anteprima, con una serie di scene realizzate ad hoc per simulare delle situazioni credibili in produzione. Esempi certamente più interessanti rispetto ai classici test "da benchmark".
  5. Archipack è un addon per Blender che permette di modellare in maniera parametrica elementi architettonici come muri e scale e di utilizzare le funzionalità di realtime boolean per creare in maniera interattiva i fori sulle pareti dove andremo a posizionare porte e finestre. In questo video preview possiamo vedere il plugin in azione Dalla versione 1.2.2 Archipack sarà incluso direttamente nella versione di Blender 2.79 come addon contribs. Potete comunque scaricare Archipack direttamente da Github all'indirizzo: https://github.com/s-leger/archipack/releases Per maggiori informazioni invece potete seguire la discussione sul sito blenderartists: https://blenderartists.org/forum/showthread.php?417856-Addon-Archipack
  6. Tra le esperienze della Milano Design Week 2017 abbiamo potuto conoscere e testare a fondo un software nuovo, qualcosa che davvero non c’era nell’orizzonte della realtà virtuale. Un progetto innovativo sviluppato da una realtà tutta italiana come Digital Atom: stiamo parlando di Eyecad VR. Vogliamo ora scoprire nel dettaglio e presentarvi un progetto ambizioso, nato dall’idea di ragazzo siciliano, in grado di intuire come le enormi potenzialità delle tecnologie immersive potessero tornare utili agli architetti per presentare i loro progetti. E soprattutto che fosse necessario farlo con strumenti adatti nello specifico alle loro esigenze. L’IDEA: UN TOOL PER LA VR ACCESSIBILE A TUTTI Per scoprire le radici di Eyecad VR dobbiamo fare un salto indietro nel tempo. Prendiamo la nostra DeLorean e torniamo nel 2014, nelle aule della Facoltà di Architettura dell’Università di Catania. Dove troviamo Stefano Bosco. Ci aspetteremmo un guru del software development, ritroviamo un semplice studente di architettura con la passione del 3D. Durante le sue prime esperienze con gli studi professionali, Stefano modella e renderizza scene di progetti di vario genere, ma in testa inizia a maturare un pensiero fisso: “Mancava – spiega Stefano - uno strumento semplice, immediato per creare contenuti VR, svincolato dall’esigenza di dover sviluppare su piattaforme come Unity o Unreal Engine, favolosi, ma al di fuori della portata di architetti e designer, nella maggior parte dei casi sprovvisti di conoscenze informatiche così approfondite”. Stefano Bosco, Co-Fondatore e attuale CEO di Digital Atom, startup che ha creato Eyecad VR Sulla base di questa analisi, Stefano Bosco e i suoi soci hanno redatto il Business Plan per un software VR orientato alla progettazione, concepito per essere utilizzato dagli architetti, prima che dai tecnici della CG: “L’esigenza principale di uno studio di progettazione – analizza Stefano - è quella di poter disporre di un software in grado di produrre risultati in giornata. Sia per valutare il progetto, sia per revisionarlo con il cliente man mano che questo evolve. Farlo con la VR costituisce un notevole valore aggiunto. Ma quanti studi possono permettersi stabilmente degli sviluppatori su Unity o Unreal Engine in grado di generare quotidianamente questi contenuti? La maggioranza dei professionisti necessita di una soluzione autonoma perché sia realmente funzionale alle sue esigenze”. L’ingresso nel TIM WCAP Accelerator consente a Stefano di trovare le collaborazioni ed i finanziamenti necessari per creare la startup Digital Atom. Il resto è storia recente. Riprendiamo dunque la DeLorean e torniamo nel 2017, dove scopriremo le caratteristiche di Eyecad VR. LA SOLUZIONE: EYECAD VR Basato su una logica “architect friendly”, Eyecad VR si struttura attraverso il workflow sintetizzato nel seguente trailer. Nella sua prima edizione, Eyecad VR è già in grado di importare le geometrie di una scena in molti formati, dal .3ds al .FBX, fino ai comuni formati di interscambio .obj e .dae, in attesa che il supporto venga esteso anche ad altri formati proprietari. All’interno del software si procede con la definizione dei materiali e l’inserimento di tutti quegli elementi necessari al completamento del progetto, come le luci, fino ad impostare tutte le interazioni e le opzioni di configurazione che l’utente finale potrà esplorare nell’esperienza in realtà virtuale. L'interfaccia operativa del software consente di muoversi liberamente all'interno dello spazio. Non vi sono differenze sostanziali tra la fase di creazione e quella di output, se non per la qualità dell'immagine finale. L'obiettivo è quello di cercare di rendere immersiva l'esperienza dell'utente in tutti i momenti di utilizzo del software (credits Digital Atom) Tutta la fase di creazione è vissuta all’interno della viewport prospettica in tempo reale. Oltre a rendere particolarmente intuitivo il workflow, ciò consente di avere un feedback il più possibile immediato e naturale di quanto accade nel progetto e di modificarlo di conseguenza. La dimostrazione pratica di come l’architetto non debba preoccuparsi dei comandi, dei settaggi, ridotti all’essenziale, ma possa concentrarsi soprattutto sulla componente creativa del suo lavoro. L’AMBIENTE REAL TIME DELLA VR EXPERIENCE In Eyecad VR la scena è configurabile attraverso un HDRI environment in grado di recepire le variazioni di lighting che si susseguono nell’arco della giornata. L’esperienza real time consente all’utente di variare l’ora del giorno, con un feedback immediato della luce ambientale. E’ inoltre disponibile un sistema di luci artificiali posizionabili e configurabili a piacimento all’interno degli spazi di progetto. L’utente finale potrà pertanto accenderle o spegnerle sulla base delle interazioni previste. Lo slider orologio consente, sia in editing che in VR mode, di impostare l'orario della scena, variando in tempo reale le condizioni di lighting della scena, gestite da Eyecad VR con un sistema HDRI (credits Digital Atom) PIU’ DI UN SOFTWARE VR, UN VERO ECOSISTEMA PER LA PROGETTAZIONE Eyecad VR nasce per un’esperienza immersiva in realtà virtuale, ma è innanzitutto un software 3D real time e come tale consente molte possibilità di rendering, che vanno ben oltre quelle visualizzabili con i VR headset. Nel dettaglio, Eyecad VR si configura nelle seguenti tre modalità. DESKTOP / MONITOR: E’ la situazione di default, cui si accede quando si avvia il software. In questa modalità è possibile creare ed esplorare a video il progetto, oltre a poter “scattare” dei rendering statici della scena.HEADSET VR: premendo semplicemente “go to vr”, ci si ritrova all’interno del nostro visore preferito. Attualmente Eyecad VR risulta pienamente compatibile sia ai sistemi Oculus Rift che Htc VIVE, comprensivi dei relativi controller, attraverso cui l’utente può interagire con tutti i menu e le opzioni di interazione.MOBILE: installando sul proprio smartphone la app “Eyecad VR”, è possibile accedere ad uno spazio cloud personale, collegato direttamente al proprio account, in cui Eyecad VR può salvare più rendering 360°, visualizzabili sia con un visore Cardboard che senza. Attualmente disponibile agli utenti come beta, la app è in costante sviluppo e verrà presto resa disponibile nella sua prima versione finale. La app mobile di Eyecad VR garantisce di poter visualizzare ovunque le immagini 360 esportate dalla scena di progetto e poterle visualizzare ovunque, sia con che senza Cardboard. Questo consente ad esempio agli architetti di far provare un'esperienza immersiva del progetto ai propri clienti con un semplice smartphone, senza dover avere sempre con sé un kit VR (credits Digital Atom) Grazie alle tre modalità previste, Eyecad VR è in grado di assecondare le esigenze del progettista in tutte le situazioni che possono configurarsi durante la sua attività professionale, senza dover per forza disporre di un Headset VR. IL 3D REAL TIME SEMPRE A PORTATA DI MANO, NON RIMANE CHE PROVARLO Che si tratti dunque di creare un rendering per una revisione al volo, di un progetto interattivo da allestire in uno stand o di un 360 da vedere ovunque su un semplice smartphone, Eyecad VR è in grado di rispondere davvero “in real time” alle esigenze di un architetto o di un interior designer. In qualsiasi momento, sia il progettista che il cliente possono dunque avvalersi di contenuti immersivi utili per qualsiasi fase operativa, dalla progettazione alla vendita. In attesa di presentarvi la nostra recensione, sulla pagina software di Eyecad VR potete approfondire le features relative alle varie versioni, registrarvi e scaricare la trial, con cui provare direttamente il software, importando direttamente uno dei vostri progetti.
  7. Per modestia non lo ammetterà mai, ma con i suoi oltre 20 anni di esperienza nel rendering per l'architettura, Dionysios Tsagkaropoulos è senza ombra di dubbio uno dei più grandi esperti al mondo in questa disciplina. Parliamo della visualizzazione architettonica allo stato dell'arte, realmente funzionale alle esigenze di comunicazione dei più importanti progetti su scala planetaria. Non è un caso che Renzo Piano lo abbia voluto quale responsabile di immagine nel Renzo Piano Building Workshop (RPBW) di Parigi. E' un piacere incontrare nuovamente Dionisio per condividere il suo punto di vista sulle questioni più importanti che riguardano il rendering per l'architettura. Dagli aspetti compositivi, artistici, alle tecnologie più avanzate fino a capire come si comporta il reparto visual all'interno di una pipeline che comprende professionisti attivi in molte discipline. (FLT) – In cosa consiste, nello specifico, il ruolo di Responsabile di Immagine in RPBW? Come si colloca la tua figura all’interno della bottega di architettura più famosa al mondo? (DT) - Si tratta di un ruolo di notevole responsabilità, in quanto tutto quanto riguarda la visualizzazione dei progetti di RPBW dipende direttamente da me, ed all'atto pratico da quelle che sono le mie competenze nel gestire la produzione 3D. Nella sede di Parigi siamo circa 90 persone con tantissimi progetti sparsi per il mondo. Ormai l’80% della produzione 3D si fa internamente in RPBW. Nello specifico, ho una gestione autonoma e sono responsabile delle scelte artistiche, della pianificazione delle consegne e delle priorità da dare alle produzioni ogni settimana. Tra i miei compiti più importanti c'è quello di collaborare strettamente con tutti i nostri team, raccogliere le dovute informazioni e dare vita ed emozione alle nostre immagini. Ad oggi siamo in grado di sviluppare circa 5/6 progetti al mese. L’anno scorso, il primo per me in RPBW, abbiamo prodotto un totale di circa 280 immagini. Numeri certamente destinati a crescere. Avverto ogni giorno il peso di questa responsabilità, da cui traggo gli stimoli per dare sempre il massimo. Credo che la lunga esperienza professionale che lo sviluppato nella visualizzazione architettonica costituisca un valore inestimabile per me oggi. Gestire l'importanza di tali produzioni richiede certamente una notevole esperienza tecnica ed artistica, ma non solo. Anche capacità decisionali, di coordinamento ed ovviamente la conoscenza dei software e di tutte le tecnologie utilizzate. Per gestire produzioni come quelle commissionate a RPBW occorrono necessariamente grande consapevolezza tecnica ed artistica, capacità decisionale e di coordinamento, oltre ovviamente ad una elevata conoscenza dei software e delle tecnologie utilizzate. Tutti aspetti che richiedono sicuramente preparazione, ma soprattutto una grande esperienza sul campo, quella che ti consente di risolvere i problemi che si verificano ogni giorno in produzione, con tempi e risorse che sono necessariamente soggetti ad un controllo rigoroso. (FLT) – Dall’idea di massima di un progetto, come si arriva al rendering? Quali sono le fasi che contribuiscono a formare e a visualizzare l’architettura nella pipeline di RPBW? (DT) - Quando si parla di visualizzazione 3D nel mondo architettonico, si pensa quasi sempre alla produzione d’immagini commerciali, riferite alla fase finale del progetto. In RPBW invece tutto gira attorno alla parola workshop, ed il progetto viene sviluppato davvero come si farebbe in una bottega, con tanti artigiani che partecipano con le proprie competenze, lavorando sempre insieme. Anche la visualizzazione 3D segue tutte le fasi dei progetti, step by step, dalla loro nascita fino alla loro ultimazione. Si parte quindi da visualizzazioni volumetriche che nel tempo, mentre il progetto avanza, si arricchiscono dei dettagli, che sono gli stessi di un'architettura che prende forma. La produzione diventa più ricca ed emozionante anche per noi, in quanto siamo coinvolti in maniera totale sui progetti. In RPBW non è ipotizzabile la semplice figura del renderista puro, che è invece possibile ritrovare con frequenza altrove. Il fatto che il 3D segua l'intero iter progettuale fa si che il linguaggio dell'immagine debba avere certe caratteristiche, in grado di seguire tutti gli step in maniera efficace, per relazionarsi in modo corretto con le figure di volta in volta coinvolte. Non si può fare una bella immagine che ignora il modus operandi dello studio. Per questo, insieme agli altri responsabili di RPBW, ho intrapreso sin da subito un processo di studio e ricerca che ci ha portati a definire uno stile ed un metodo per rappresentare con effetto ed emozione anche le visualizzazioni più semplici. Senza vincolarsi troppo alla definizione dei materiali e di quelle soluzioni architettoniche che sono ancora in fase di discussione. Questo approccio segue in buona parte il lavoro che da anni svolge quello che è un reparto assolutamente straordinario, quello dei plastici. RPBW ha investito tantissimo nella produzione dei modelli fisici dei propri progetti. Il reparto della visualizzazione 3D sta seguendo in qualche modo lo stesso percorso. Stiamo diventando parte di un unico processo, completando gli aspetti della comunicazione in cui il plastico, anche quello più realistico, presenterà sempre alcuni limiti. In particolare, la visualizzazione 3D riesce a colmare il vuoto tra plastico e l’osservatore perché porta l’occhio umano alla corretta percezione di scala del progetto. Possiamo osservare le forme, la luce, i materiali e prendere successivamente le dovute decisioni. In poche parole, il rendering per RPBW è uno strumento di valutazione e di simulazione che solamente verso la parte finale di un progetto prende la sua classica forma, che coincide con la forma commerciale che comunemente viene ricollegata al rendering architettonico. (FLT) – Come valuti l’integrazione delle metodologie BIM nella pipeline di RPBW? E più in generale, come si rapporta un visualizer in termini di interoperabilità con gli attuali strumenti BIM? (DT) - Sarò diretto. Per noi che visualizziamo, l’unico vantaggio che ritroviamo dal BIM risiede nel fatto che ci viene sempre fornito un modello architettonico 3D, quindi, in teoria, non dovremmo perdere del tempo a modellare quasi nulla. Grazie alla metodologia BIM, i modellatori sono i progettisti stessi, quindi chi visualizza ha più tempo a disposizione per concentrarsi sul proprio lavoro, sulla resa finale delle immagini, sulla luce e su tutto il resto. Oggi il software BIM garantisce in ogni caso una buona interoperabilità, ma se disporre di un modello 3D costituisce un grande vantaggio, va considerato anche il rovescio della medaglia. I modelli BIM, nonostante la loro complessità, la loro ricchezza d’informazioni, contengono modelli geometrici che non sempre rispondono a livello di dettaglio per quelli che sono gli standard attuali della visualizzazione. Per questo bisogna accettare il compromesso tra il tempo risparmiato nella modellazione e la qualità poligonale del modello stesso. Logicamente questo è possibile impostando un workflow consapevole di certi aspetti e teso a massimizzarne l'efficacia in funzione del risultato che si intende ottenere. Faccio un esempio pratico. Noi utilizziamo Revit e 3ds Max. Se dovessi modellare un curtain wall in 3ds Max, potrei tranquillamente in qualsiasi momento aggiungere del dettaglio geometrico, a mio piacimento, nei punti che mi interessano. Un software BIM nasce per rispondere a molte esigenze. Non sempre queste coincidono con la modellazione per il rendering. Sarebbe impensabile rimodellare da zero progetti così grandi e complessi, che tra l’altro il giorno dopo potrebbero subire delle variazioni, dunque rifare la modellazione in 3ds Max non ha senso. Sarebbe soltanto controproducente. La strada da seguire è un'altra: migliorare il più possibile il workflow tra i reparti e l'interscambio dati tra Revit e 3ds Max. Per venire incontro a questa situazione, cerchiamo sempre di sostituire gli elementi più delicati forniti dal BIM, lavorando in anticipo nella produzione di librerie complete per gli oggetti più dettagliati. Questo è agevole soprattutto per tutti gli elementi che non sono connessi con l'organismo architettonico principale. E' il caso dei corpi d’illuminazione e degli elementi di arredo. (FLT) – Per quanto concerne i rendering, cosa e quanto viene prodotto all’interno di RPBW e quanto invece viene affidato in outsourcing? Quali sono le logiche che definiscono queste scelte? E’ prevista una gestione collaborativa tra risorse esterne e interne oppure i progetti vengono gestiti in toto o dentro o fuori dallo studio? (DT) - Attualmente in RPBW, riusciamo a produrre circa l’80% della produzione di rendering e il resto continua ad andare in outsourcing. Questa scelta viene presa sulle produzioni che potrebbero tradursi occuparci troppo tempo, quindi renderci non disponibili per affrontare le urgenze, per seguire l'evoluzione dei progetti, in funzione del workflow che vi ho descritto in precedenza. Dare in outsourcing costituisce una scelta che prendiamo soprattutto nei periodi in cui si sovrappongono molte commesse e preferiamo alleggerire la produzione per poter essere più snelli e produttivi per le esigenze interne. Di solito non c’è una linea collaborativa tra l’interno e l’esterno durante le produzioni outsource. Abbiamo partner di grande livello, perfettamente in grado di prendersi la piena responsabilità di visualizzare un nostro progetto. Dopo un iniziale interscambio di dati, loro devono semplicemente fare il loro lavoro e noi limitarci al controllo qualità, di coerenza con il progetto. Se così non fosse, l'outsourcing non produrrebbe all'atto pratico alcun vantaggio. (FLT) – A livello di tecnologia, la discutibile condotta di NVIDIA ha sostanzialmente costretto gli utilizzatori di Mental Ray e Iray a rivolgersi altrove. La tua scelta è ricaduta su Corona Renderer. Le alternative non mancavano di certo. Perché proprio Corona? (DT) - La scelta di Corona Renderer - scherza Dionisio - è probabilmente la cosa migliore che ho fatto da quando lavoro per RPBW! Non intendo generalizzare, ma si è trattata di una scelta presa dopo una lunga fase di valutazione. Quasi tutti i render engine GPU-based, non parlo soltanto di Iray, se calati nel contesto delle nostre esigenze, hanno rivelato tre limiti importanti. Primo. La limitata memoria delle attuali schede video, e questo è un problema, considerando che le scene con cui lavoriamo sono sempre più grandi e diventa sempre più complesso ottimizzarle. Inoltre non avrebbe senso farlo soltanto perché non si dispone di una tecnologia adeguata. Secondo. Gli elevati consumi. Non trascurabili, anche per una realtà importante come RPBW. Quando si renderizza a pieno carico, 24/7, le bollette sono care per tutti. Terzo. I costi dell'hardware in funzione di quelle che sono le nostre esigenze produttive. Nel nostro caso, tutte le analisi, per sistemi GPU-based hanno rivelato costi superiori rispetto alle soluzioni studiate per una produzione CPU-based, come è il caso di un workflow basato su Corona Renderer. Credimi. Alcuni anni fa non avrei immaginato di dover arrivare a queste conclusioni. I renderer GPU-based erano una bella rivoluzione. Mi baso sull'esperienza diretta, per il fatto di essere stato un pioniere di Nvidia Iray, oltre ad averlo presentato per molto tempo. Di fronte alla realtà dei fatti, le nostre scene possono pesare tranquillamente 50.000.000 di poligoni, senza considerare textures ed elementi aggiuntivi. Noi facciamo tutto in 3D. Niente Photoshop o ritocchi strani, è una scuola di pensiero che non fa per noi. Come farebbe un GPU render, tra quelli presenti oggi sul mercato, a gestire con continuità una cosa del genere? Non vi annoierò con i dettagli, ma per avere tempi di rendering brevi e poter rispettare le scadenze, ci servirebbero decine di GPU con un sistema hardware ad hoc per farle lavorare in rete. Sommando tutti gli aspetti, abbiamo valutato che per noi il CPU render di ultima generazione come Corona Renderer sia la scelta più vantaggiosa da seguire per noi oggi. Ormai Corona Renderer è molto evoluto, semplice da usare, veloce e reattivo. Grazie a questa scelta siamo riusciti a produrre 280 immagini finali in un’anno e rispettare tutte le scadenze che ci eravamo prefissati, senza andare mai in affanno. Possiamo controllare tutto in tempo reale e la resa non ha nulla da invidiare agli altri motori che sono in circolazione. Anzi... Un altro aspetto che mi ha sorpreso favorevolmente, qui faccio un meritato spot in favore di Render Legion, è che il team di Corona è giovane e molto motivato a migliorare il prodotto. Se gli dici qualcosa, ti ascoltano e cercano di assecondare le richieste nel più breve tempo possibile, integrando le feature nella versione di Corona disponibile a tutti. Ho visto più cose fatte dai ragazzi di Corona in due anni che da Nvidia stessa, in 5 anni di stallo con Iray. (FLT) – Tempo fa, mi sorprese molto una dichiarazione di Renzo Piano, che grosso modo sosteneva come: “Oggi si ha la pretesa di vedere tutto già fatto, ma i rendering spesso sono fuorvianti. Possono far sembrare accettabili delle cose inaccettabili”. La simulazione, indubbiamente, può ingannare l’osservatore chiamato a giudicare un progetto. Così come la collettività cui viene imposta un’architettura. A porte chiuse, all’interno delle mura di RPBW, qual è la posizione di Piano circa la sincerità nella comunicazione del progetto? (DT) - Sono d’accordissimo con Renzo! Vorrei però precisare che questa dichiarazione non è riferita alla visualizzazione di progetti maturi ma a quelli progetti che devono ancora prendere la loro forma definitiva. E' qualcosa che si lega al nostro modo di intendere il rendering nel contesto di workshop in cui operiamo quotidianamente. Non voglio pontificare sull'operato dei renderisti - scherza Dionisio - sono un visualizer anch'io, ma non posso negare che i rendering vengano troppo spesso utilizzati in modo errato. Appunto con scarsa sincerità. Solo per emozionare. Lavorando accanto a Renzo Piano ho imparato una cosa fondamentale. Una cosa che naturalmente già conoscevo, ma con cui non mi ero ancora confrontato in maniera continuativa: Il processo progettuale è qualcosa di delicato e sottile. Un progetto deve essere pensato e ragionato, ripensato e riragionato. Per fare questo ci vuole il tempo, lo studio, la ricerca e sopratutto la fantasia. Se non si investe in questi aspetti, si producono anche bellissime immagini, che hanno ben poco a che fare col progetto che vorrebbero rappresentare, perché non ne conoscono l'identità. Abbiamo dimenticato come funziona la nostra fantasia... Siamo pigri di pensare, allora abbiamo bisogno di un render sperando di visualizzare qualcosa che la nostra mente dovrebbe essere lei prima a farlo. Questo è un grande errore! Un architetto come Renzo Piano non accetterà mai un discorso del genere, ed è la ragione per cui ha fatto quella dichiarazione. Attenzione, Piano non ci invita ad astenerci dall'utilizzo di tali tecnologie, ma piuttosto vuole farci riflettere, consigliandoci di farlo nel momento giusto e con un approccio eticamente corretto nei confronti dell'architettura. Prima di arrivare a qualsiasi visualizzazione ci sarebbero altri ragionamenti da fare e delle volte, so che è paradossale sentirlo da me, un plastico può funzionare meglio che un render. Bene. Si faccia così. Non è indispensabile renderizzare tutto. Ci sono processi tradizionali che non si possono eliminare, così come la carta e la matita saranno sempre parte degli strumenti di lavori di un progettista. La visualizzazione dovrebbe arrivare dopo un plastico, per completarne l'efficacia. Mai essere fine a se stessa. Come direbbe Renzo, certe volte con i rendering sembra di battezzare un bambino prima ancora che nasca. Un vero progetto deve nascere per ritenersi davvero tale. (FLT) – Qualche anno fa, l’artista bravo lo riconoscevi subito. Aveva delle belle immagini, che spiccavano rispetto alla massa. E quasi sempre quelle belle immagini avevano uno stile riconoscibile. Oggi di belle immagini ce ne sono davvero tante. C’è una straordinaria qualità diffusa. Per contro, poche volte si centra davvero l’obiettivo. Il narcisismo dell’immagine molto spesso prevale su quello che dovrebbe essere il soggetto, ossia l’architettura da visualizzare. Spesso fuorviati da scuole che puntano più sul marketing che sulla sostanza, molti giovani crescono cercando di imitare un mood, anziché preoccuparsi di sviluppare una cultura consapevole nella composizione dell’immagine. Dietro un bel portfolio, spesso manca il professionista, in grado di risolvere problemi che ogni giorno si presentano in produzione. Qual è la tua posizione in merito? E quali sono le qualità che un un giovane archviz artist deve sviluppare per poter ambire ad un ruolo strutturato all’interno di una realtà come RPBW? Questo perchè mancano fantasia e cultura nell'immagine e secondo me Internet forse sta avendo un ruolo negativo, di omologazione. Se si intende internet come una grande galleria di immagini con una scarsa selezione critica a monte. Internet usato bene è una risorsa impareggiabile, ma se lo si usa pigramente, illude tanti di poter essere dei bravi visualizer con pochi sforzi. Ma non è così. Come sai, io mi sono formato in maniera completamente autodidatta. Nel lontano 1994, quando ho deciso di cominciare a fare i miei primi passi, non c’era il web di adesso, i tutorial, i forum, gli artisti. Di conseguenza, come quasi tutti quelli che hanno iniziato a fare 3D negli anni Novanta, ho dovuto fare come si suol dire di necessità virtù. Questo ha fatto si che io definissi uno stile personale, tuttora riconoscibile anche se ho cambiato totalmente ambito di produzione. Anche volendo, non avrei avuto nessuno da "copiare". Ho dovuto per forza costruire un mio metodo, un mio stile. I ragazzi che iniziano oggi a fare 3D hanno per assurdo troppe risorse, sono contaminati da centinaia d’immagini ed inevitabilmente la loro creatività viene soffocata dalla loro voglia di imitare, piuttosto che ti creare e diventare unici. Vedi uno bravo, vuoi fare come lui. Vuoi raggiungere prima possibile un risultato di alto livello. Per certi aspetti questo paga, per altri molto meno. In giro vedo immagini che sembrano tutte uguali e difficilmente spicca il talento vero. Soprattutto, potrei averle fatte io, potresti averle fatte tu, potrebbe averle fatte chiunque. Non vedi quelle immagini e dici: "Ah si, l'ha fatta certamente questo artista". Sono immagini belle, dal punto di vista della resa anche eccellenti ma senza personalità. Sapessi quante volte anch’io ho visto copiare il mio stile, il mio modo d’inquadrare, di fotografare, la mia luce. Da un lato mi fa piacere. Dall'altro mi spiace prendere atto che molti si fermano li, non cercano di capire cosa c'è dietro la definizione di un'immagine. I limiti di questo approccio, come affermi giustamente tu, emergono sempre davanti alle problematiche. Vedo tanti ragazzi dotati di un ottimo portfolio affondare di fronte alle prime difficoltà in produzione. Perché manca l’esperienza e la conoscenza degli strumenti e dei metodi di produzione. La bella immagine non basta, serve molto di più e tanti fanno fatica a capirlo. Per affrontare la produzione in un contesto come RPBW servono diverse qualità; motivazione, ottima conoscenza del software, capacità di collaborare in gruppo, pazienza, passione e voglia d’imparare nuove techniche e metodologie. Ma la cosa più importante che un candidato deve necessariamente possedere è la sensibilità verso l’architettura. Saper leggere lo spazio e decifrare il linguaggio e l’anima di ogni progetto. Sicuramente non sono doti alla portata di tutti. Ma rimango convinto che con l'ambizione, tanto sacrificio e una mente aperta nei confronti dell'innovazione, tanti ragazzi potrebbero raggiungere risultati molto superiori rispetto a quelli che raggiungono "accontendandosi" di imitare una bella reference. (FLT) – Dalle tecnologie di oggi, a quelle di domani. Qual è la posizione di RPWB nei confronti delle tecnologie immersive? Avete già utilizzato o prevedete di implementare a breve la VR? Quali sono gli obiettivi in termini di ricerca e sviluppo che prevedete di raggiungere nel corso dei prossimi anni? (DT) - Come ti accennavo, siamo abbastanza tradizionalisti nell'esito delle nostre immagini, ma siamo in realtà molto attenti alle potenzialità che le nuove tecnologie offrono. Naturalmente la VR in questo processo gioca un ruolo fondamentale, destinato a crescere nei prossimi anni, quando gli strumenti diventeranno più performanti. In RPBW abbiamo già un sistema Oculus Rift che però al momento viene usato poco. Sul fronte real time non siamo ancora pronti per la produzione. Differente il discorso per quando riguarda il pre-renderizzato. In particolare i 360. Abbiamo alcuni sistemi Samsung Gear VR che utilizziamo tantissimo per la verifica dei progetti e soprattutto perché sono degli ottimi strumenti per portare letteralmente all’interno delle nostre architetture i clienti. La mobilità di questi apparecchi, ha aperto in RPBW le porte del VR con grande velocità e facilità. L’effetto visivo ogni volta è fantastico, stesse scene, stesse immagini precedentemente renderizzate e stampate, visualizzate in VR: ci lasciano a bocca aperta. Abbiamo la sensazione reale degli spazi, della luce e di tutto quello che abbiamo studiato per ogni progetto in un progetto che vi assicuro dura molti mesi, non si esaurisce mai nel giro di qualche giorno. Sono strumenti utilissimi che ci aiutano a capire molte cose ancora prima di prendere delle decisioni definitive. Anche in questo caso Corona Renderer è di grande aiuto, basta attivare un paio di settaggi e abbiamo in poco tempo il file VR calcolato con il massimo dettaglio e definizione. Lo stesso è possibile anche con altri motori di rendering, quindi si tratta di una tecnologia di fatto alla portata di tutti. Non serve lavorare in uno studio di livello internazionale per utilizzare la VR. E' qualcosa che non comporta eccessive difficoltà aggiuntive rispetto al workflow che si utilizzare per un rendering tradizionale Tornando a noi, a prescindere dal discorso VR, il mio obiettivo è integrare nella pipeline un sistema 3D real time come Unreal Engine. Dato il peso medio delle scene e il fatto di dovermi per forza interfacciare con tutti i reparti, per ora non ho potuto introdurre Unreal Engine in produzione. Ci stiamo lavorando. Personalmente penso che questa sarà lo standard del futuro. Ci faremo trovare pronti, ma oggi non siamo pronti. Non è sufficiente la conoscenza dello strumento. Occorre avere tutte le certezze del caso sotto tanti aspetti che riguardano la gestione di produzioni complesse. (FLT) – A prescindere dal tuo ruolo in RPBW, qual è la cosa che ti ha più sorpreso riguardo Renzo Piano? C’è qualche aneddoto in particolare che vorresti condividere riguardo il tuo rapporto con lui? (DT) - Quando incontri Renzo, senti subito l’energia che lo circonda e che lo rappresenta. E' ritenuto tra i personaggi più autorevoli al mondo, e non fatico a credere che sia così. La sua capacità di risolvere le problematiche ed affrontare le sfide mi ha affascinato sin dal primo incontro con lui. Ho subito percepito che sarebbe stata una persona da cui avrei imparato molto. La cosa che mi stupisce sempre di Renzo sono i suoi unici ed originali schizzi, in cui si nasconde un mondo intero, con una profondità culturale pazzesca. Lui traccia una linea con il suo pennarello verde e questa linea rappresenta nella sua fantasia tutto un progetto, una logica, un perché. E' una capacità di sintesi estrema. Lui sa usare la fantasia e non ha bisogno di strumenti avanzati attorno a sé. Penso che nell’era moderna, questo tipo di creatività, manca un po’ da tutti, a cominciare da me. E' qualcosa che non si può descrivere. Quando lo vedi all'opera, non puoi che rimanerne meravigliato. Capisci di avere a che fare con qualcosa di grande. In RPBW si lavora tanto, anche perché vi assicuro che i lavori sono tanti e tutti molto importanti, ma se c'è una cosa che non manca mai è il piacere di lavorare. Ti senti coinvolto dal clima collaborativo del workshop e le giornate spesso hanno dei momenti divertenti, che ti spingono ad andare oltre alle difficoltà della professione. Vi racconto un episodio personale, in cui c'è molto di quel che intendo sulla personalità di Renzo Piano. Dovete sapere che Renzo porta con sé sempre un foglio di carta, un pennarello verde e un piccolo metro flessibile. Non si separa letteralmente mai di questi semplici strumenti. L’anno scorso, quando è nato il mio terzo figlio, Michelangelo, sono rientrato al lavoro dopo alcuni giorni di licenza. Appena arrivato in studio, lui mi ha visto e mi ha chiesto subito del bambino, se stavamo tutti bene, quanto pesava e quanto era lungo. Si. Quanto era lungo. Un po' sorpreso, mi ricordavo che Michelangelo quando è nato era lungo circa 60 cm. Lui, visibilmente divertito, ha tirato fuori dalla tasca il suo piccolo metro, l’ha aperto per avere il riscontro della misura e ha esclamato: "Ah però, è proprio lungo!". Piccole cose, che ti fanno capire come un personaggio come lui, nonostante i successi che ha avuto e la fama di cui gode, abbia saputo rimanere semplice e legato alle persone che lo circondano. (FLT) – Sei stato per anni un punto di riferimento nell’ambito della produzione dei rendering di interni, con la produzione di cataloghi ancora oggi ritenuti degli autentici capolavori. Come se nulla fosse sei passato a realizzare le immagini del più famoso architetto al mondo. Cosa dobbiamo ancora aspettarci da Dionisio? Con cosa ci stupirai la prossima volta? (DT) - Ti ringrazio dei complimenti. Per me è ancora un grande onore sapere di poter essere fonte d’ispirazione per gli artisti più giovani, mi dà un senso di responsabilità - scherza Dionisio - anche per cercare di essere un buon esempio. Nella vita, anche a causa di sorprese poco piacevoli, ho capito che tutto è possibile, che tutto può capitare anche indipendentemente dalla tua volontà. E' inutile molte volte fare dei programmi. La vita prima o poi ti sorprenderà e dovrai essere in grado di reagire ed andare avanti. Quindi, non so se vi stupirò o con cosa vi stupirò la prossima volta. Anzi, mi metterò anch'io insieme a voi ad aspettare e a vedere cosa succede. * Le immagini presenti nell'articolo sono concesse in esclusiva a Treddi.com per la pubblicazione del presente articolo. RPBW detiene tutti i diritti riservati.
  8. Ci siamo. Dal 4 al 9 aprile torna la Milano Design Week. Salone del Mobile, Fuori Salone e tantissimi eventi ed iniziative che, come ogni anno, trasformano Milano nella capitale mondiale dell'arredo e del design. A Rho Fiera, contestualmente al Salone del Mobile, sempre 4 al 9 Aprile, avrà luogo Euroluce, evento di riferimento nel mondo dell'illuminazione, che vedrà la partecipazione dei maggiori produttori internazionali del settore. Tante anteprime e tanta tecnologia in un settore, il lighting, che influenza in modo netto ed imprescindibile anche le applicazioni di rendering 3D. Gli amanti e professionisti del 3D potranno oltretutto apprezzare anche il design delle lampade e di tutte i corpi illuminanti realizzate con tecnologie di stampa 3D. Dal prototipo alle realizzazioni in piccola serie dei concept più innovativi. Una bella occasione per approfondire un aspetto importantissimo per chi si occupa di architettura e design, per conoscere meglio il mondo dell'illuminazione in tutte le sue affascinanti contaminazioni. Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare il sito http://www.salonemilano.it/manifestazioni/euroluce-2017.html
  9. Chi l'ha detto che Corona Renderer sia fatto soltanto per le produzioni architettura & design? Zombie Studios la pensa diversamente e ci propone una simpaticissima clip commerciale per Arno Silence Force, un particolare ventilatore con fluido anti-zanzare, disponibile sul mercato brasiliano. In attesa di ammirare altri commercial prodotti con il motore di rendering di Render Legion, godiamoci questa divertente clip, che vede opposti due acerrimi rivali: una pecora e una zanzara ninja! Il progetto è stato realizzato da Zombie Studios utilizzando 3ds Max e Corona Renderer.
  10. In ambito archviz garantire suggestioni multimediali diventerà un aspetto sempre più decisivo, soprattutto nella prospettiva di caratterizzare un progetto in grado di distinguersi ad un certo livello professionale. Si tratta del resto di tecnologie disponibili da diverso tempo, portate allo stato dell'arte da un giovane fotografo, il bielorusso Yury Sirri Nakvas, autore di un video video che utilizza la tecnica Hyperlapse Time Lapse, con esposizioni prolungate che enfatizzano la percezione dinamica dei luoghi, con un'estetizzazione del caotico, accentuato dalle tinte palesemente sovrasature della fotografia. Lo stesso artista afferma come "dalla caoticità scaturiscono idee e si sviluppa la creatività, che danno la spinta per proiettarsi verso il futuro, creando delle atmosfere particolari che riescono a rendere quasi "magici" anche i luoghi più comuni e conosciuti, facendoli sembrare unici e affascinanti". Le riprese sono concentrate sull'immagine della più recente della città, la Milano dell'Expo, con i quartieri Porta Nuova e Isola, ricuciture urbane in cui spiccano il Bosco Verticale di Stefano Boeri e quella Unicredit Tower che emerge con prepotenza dalla nuova piazza Gae Aulenti. Le opere delle archistar contemporanee, tra cui figura anche la compianta Zaha Hadid, compongono un ideale catalogo di moda, cui fanno da contrasto le architetture della tradizione iconica e storicizzata del capoluogo meneghino, travolti essi stessi dall'energia dei colori e delle luci tracciate dal tempo. Il lavoro di Yury Sirri Nakvas si configura pertanto come una efficace fonte di ispirazione per i fotografi e i film maker di architettura, reale o virtuale che sia. La tecnica non prescinde mai dal messaggio chiave che l'artista vuole trasmettere, in ogni singolo fotogramma del suo lavoro, con uno stile narrativo inequivocabile. Per chi volesse saperne di più sull'opera di Yury Sirri Nakvas, è possibile consultare il sito ufficiale dell'artista.
×
×
  • Create New...