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mayamyo

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    http://www.massimilianomontanari.com/
  1. mayamyo

    Minas Tirith in 3d

    Ciao a tutti è un po' che non posto nulla Tempo fa vedendo un impressionante modellino di Minas Tirith realizzato con i lego mi è venuta voglia di rifarlo in 3d. Al momeno mi sono fermato causa altri impegni ma magari uno di questi giorni lo ripendo in mano. modello in lego: Qualche wip: qua un video ed altre immagini: http://www.massimili...rdpress/?p=1247 ciao a tutti!
  2. no infatti SU, non è adatto a queste cose. Potresti fare tutto in photoshop, anche importare il modello 3d (mi pare esportando in formato dae, ma ti consiglio di cercare guide specifiche in rete), oppure cambiare software, tutti i principali permettono la mappatura, 3ds, c4d, maya, blender ecc, ma sono certamente più complicati di SU
  3. se la superficie su cui applichi il materiale è piatta, con il tasto dx hai un opzione per cui puoi modificarla (scalarla, spostarla etc.) se è curva, come nell'auto, devi per forza spostare l'immagine (il mio pannello) poi la ricampioni e la applichi nuovamente. Diciamo che viene proiettata dal punto in cui la posizioni. Si, è un modo un po' arrangiato, ma come dicevo è una delle grosse pecche di sketchup
  4. con phootoshop devi anche mettere una tinta unita altrimenti avresti la sola fiamma senza colore, poi il materiale da te creato lo devi applicare, clicca sulla portiera ed entra nei vari gruppi da cui è composto il modello fino ad avere evidenziato solo una superficie, selezioni il tuo materiale e lo applichi. il significato di tutta questa procedura non è stampare un tribale sulla portiera, ma sostituire il colore presente con un materiale da te creato cmq se vuoi un suggerimento prova a seguire vari tutorial che trovi in giro sulle basi di sketchup, fare semplici modelli ed applicare i colori. Non è un software difficile da apprendere, però dovresti procedere per gradi, prova a colorare semplici oggetti da te creati e sperimenta
  5. hummm. prova a postare qualche screenshot intanto butto qualche idea la texture la puoi applicare ad una superficie, può essere che tutto il modello sia composto da vari gruppi, quindi devi o esploderlo o entrare sino alla superficie ma lo hai fatto tu il modello? io davo per scontato che se avevi realizzato un auto avevi già dimestichezza, quindi magari ero troppo semplicistico nella spiegazione
  6. son di corsa ti risp al volo: una volta messa l'immagine in sketchup ci vai sopra, tasto dx - esplodi la posizioni dove ti serve finestra materiali (dove ci sono colori da assegnare) c'è una icona a forma appunto di contagocce, clicchi li, poi sulla tua texture e così la hai campionata, poi la applichi sul tuo oggetto no problem, a presto
  7. ecco, sketchup è molto carente dal punto di vista di gestione delle texture. Forse c'è qualche plugin per mappare ma non credo ci sia granchè. Non so se esiste una soluzione migliore della mia, ma a me è venuta in mente questa: realizzi una texture con photoshop (es. come nell'immagine che allego un tribale su tinta unita) importi l'immagine in sketchup, la posizioni di fronte al modello 3d, con il contagocce campioni la texture (deve essere esplosa) e la applichi alla superficie. Se la superficie è curva non puoi fare molto, se è piana puoi correggerla. E' più difficile da spiegare che da fare credimi
  8. ciao, per quel che so sketchup non è il massimo per gestire le texture, una soluzione che mi viene in mente è crearla con photoshop, il colore di base e i disegni, e proiettarla sulla parte in questione, importi l'immagine la metti fisicamente sopra l'oggetto, con il campione tinta la campioni, vai sul materiale, la applichi e col tasto dx scegli proietta. non mi viene in mente altro, ora provo a smanettarci un po'
  9. mayamyo

    Archeologia e 3d

    anche oggi alcuni professori chiedono rilievi fatti a mano e ripassati a china che poi vengono scansionati e digitalizzati, e finiscono in un cassetto per sempre. Il 3d non è una rivoluzione, la mia idea è che possa essere un supporto. Esempio pratico: sono almeno 5 anni che seguo lo scavo di un castello, un mese di campagna ogni anno. Sin dal primo anno ho realizzato un modello 3d in tempo reale. Mi sono accorto che ci sono molteplici vantaggi, si parte dalla pianta di ciò che esiste e si tirano su dei muri, poi si cerca di dare una forma, e quasi sempre si provano ipotesi, e si cerca di capire se possono essere verosimili. Quando si scava normalmente non lo si fa a caso, si cercano risposte a domande, “scavo lì perché secondo noi c'è una strada” ad esempio. Ogni anno il modello è da rifare perché le cose non sono mai come si ipotizzava. Però in questo modo invece di avere una ricostruzione fra 10 anni a campagna finita la sia ha in tempo reale. Pur con tutte le ipotesi ancora da vagliare. A questi modelli poi a volte basta assegnare texture e dargli una resa fotorealistica per renderli comprensibili anche ad un non addetto ai lavori, che non ne avrebbero capito la conformazione solo con la pianta. Il castello è in un bosco in cima ad una montagna, raggiungibile solo a piedi dopo una lunga sfacchinata. Potere mostrare una ricostruzione è un modo per renderlo fruibile alla collettività, e da qualche immagine e video su internet si è generato un piccolo flusso turistico nella zona durante il periodo degli scavi, che ha portato qualche cliente in più nei bar e nei ristoranti di una zona isolata. Tutto questo per dire che a mio parere il 3d in archeologia può aiutare la ricerca ma anche la fruizione e la valorizzazione.
  10. mayamyo

    Archeologia e 3d

    Capisco che in effetti quello che ho detto può sembrare una visione romantica ed ottocentesca. Quando un edificio viene costruito, allora come oggi, viene fatto nuovo per essere perfetto. Ma l'archeologia è stratigrafia, gli elementi si succedono uno sull'altro, rattoppi, correzioni, aggiunte, rifiniture. Quando si fa un rendering per soli addetti ai lavori, si lavora per fasi, nessun fotorealismo, nessuna texture, solo colori diversi in base alle fasi o alle unità stratigrafiche murarie. Dovendo mostrare una fase ben precisa al pubblico bisogna fare una scelta, se la più "bella", la più significativa, la più duratura ecc. Credo che mostrare, ad esempio, un edificio come era il giorno in cui fu completato, sia una forzatura. Anche le nostre case quando sono nuove sono perfette, ma poi la maggior parte della loro esistenza la passano con tutti quei piccoli difetti che ne indicano l'usura. La maggior parte dell'archeologia non è fatta dal Partenone o dal Colosseo o dalle piramidi, anzi questi più che aumentare la conoscenza archeologica, ci forniscono informazioni sull’arte e sull’architettura. Proprio perché sono elementi stranoti, studiati abbondantemente, ma il più delle volte con criteri non archeologici. Ciò che ci da informazioni archeologiche sono tutte quelle situazioni che il più delle volte non compaiono nelle fonti scritte: capanne in legno, torrette di confine… E queste sono tutt'altro che perfette. Costruite per soli usi pratici e continuamente rimaneggiate. Ovvio la mia è un opinione e non vuole essere una regola generale. Il volere generare una emozione nel pubblico è legato anche ad un discorso di valorizzazione, forse sbagliato ma necessario. Se è emozionante è remunerativo. I parchi archeologici più visitati al mondo sono quelli in cui sono state eseguite ricostruzioni per anastilosi, spesso realizzate senza nessun criterio. Però sono visitati, remunerativi etc. In effetti il turista culturale di nuova generazione è ben diverso da quello dei tempi del Grand Tour. La realtà è triste, ma se non lo attiri con qualche “effetto speciale” questo va a Mirabilandia. Quindi diviene una scelta etica. Una conoscenza pura per pochissimi, o una conoscenza ricoperta da una patina di brillantini e paiettes che però può generare soldi per permettere a molti di studiarla. Questi temi che affronto in un forum sul 3d sono quelli che da decenni si fanno attorno all’archeologia, dalle fotografie, ai disegni, alle pubblicazioni. Grazie per le vostre opinioni e i commenti.
  11. mayamyo

    Archeologia e 3d

    Concordo, quello è stato solo lo spunto da cui è partita una mia riflessione sull'archeologia.
  12. mayamyo

    Archeologia e 3d

    Buongiorno a tutti, come ho già detto nella mia presentazione arrivo al 3d dall’archeologia, quindi un percorso poco tradizionale. Vorrei innanzitutto sapere se ci sono alcuni di voi che si occupano di archeologia, quindi le vostre esperienze, le tecniche di lavoro, i software usati etc. Non sono molti, infatti, gli archeologi ad usare il 3d: se lo fanno sono alle primissime armi, mentre nella maggior parte dei casi ci si appoggia a professionalità esterne, Vorrei discutere con voi delle peculiarità del 3d in archeologia. Mi occupo di questo argomento da anni, in particolare di “come” comunicare i beni culturali attraverso le nuove tecnologie e quali sono le caratteristiche che, ad esempio, deve avere un modello 3d. Poco tempo fa mi sono trovato al centro di un dibattito sull’ECDL e cioè se esiste o meno la necessità di un percorso di formazione specifico per il 3d in archeologia o se esso può essere uguale a quello del cad3d tradizionale. Non avevo mai riflettuto sulla questione e questa cosa ha iniziato a stimolare la mia voglia di stilare un elenco di ciò che ho appreso in questi anni. Premetto che secondo me i Beni Culturali, l’Archeologia e il turismo culturale dovrebbero essere per il nostro paese quello che per altri è l’industria o il petrolio: un motore economico vero e proprio capace di attirare investimenti. Dall’analisi dei dati che fornisce il MiBAC si evince che il turismo culturale è in forte crescita sia per il numero di turisti che effettivamente si sposta, sia per il volume degli affari: il turista culturale spende di più, fa vacanze più lunghe, visita musei e scavi archeologici e vuole usare le nuove tecnologie, vedere on line il posto in cui deve andare e leggere recensioni; infine giunto a destinazione vuole vedere musei moderni e comunicativi (cose come 3d!) e se è soddisfatto scrive a sua volta le recensioni. Questo tipo ti turismo va a braccetto con quello enogastronomico e per questo interessa sempre più spesso località anche fuori mano e quindi fuori dal raggio d’azione dei grandi tour operator. Dunque la valorizzazione del patrimonio culturale deve partire da piccoli e medi imprenditori. L’archeologia non è una scienza, usa le scienze ma non lo è.Studiando le dinamiche d’insediamento, infatti, dovremmo sapere esattamente cosa trovare, invece gli uomini sono (e sono stati) sempre imprevedibili e fanno cose illogiche, vivono in posti che non sarebbero né logici né adeguati per le motivazioni più svariate (religiose, di prestigio, ecc): uno di noi può avere su una mensola un oggetto (magari una conchiglia trovata sulla spiaggia caraibica dove è stato in vacanza) che per lui ha grande valore, ma solo per lui, ciò non vuol dire che ci sia un commercio di quell’oggetto né che se ne faccia culto. PERCHE’ USARE IL 3D IN ARCHEOLOGIA La maggior parte delle persone vedendo una pianta in 2d fa fatica a percepire la terza dimensione: per capire un’area di scavo o un monumento bisogna dunque percepirne la terza dimensione. Anche un modellino può essere funzionale a tale scopo, ma il problema della scala in cui è realizzato può influenzarne la comprensione. La maggior parte dei musei hanno una impostazione vecchia: troppi oggetti esposti assieme e tantissime scritte troppo lunghe. Com’è noto, i due emisferi del nostro cervello hanno generalmente funzioni diverse: il sinistro elabora la parola scritta, il destro esplora lo spazio. Quando si visita un museo o un monumento lavora principalmente il destro, mentre quando si legge un cartello o una didascalia lavora il sinistro. Quello che non fanno è lavorare assieme, un cartello accanto ad un oggetto esposto costringe il cervello ad un continuo switch, tanto che, alla lunga, ci si stanca e uno dei due canali, il più faticoso o il meno piacevole, viene escluso (quasi sempre la lettura). Un tour virtuale, una voce narrante, poche parole chiave, possono migliorare di molto la comprensione: possono davvero fare la differenza. Esistono tanti musei che propongono soluzioni all’avanguardia: monitor touch screen, realtà virtuale, esperienze immersive, etc.). Personalmente quasi tutto ciò che ho visto fino ad ora non mi è piaciuto! Mia nonna non riuscirebbe ad usare niente di tutto ciò! Non avrebbe problemi un ragazzo che ama i videogames, o un adulto avvezzo all’uso dello smart phone, ma non si tiene conto che la maggior parte dei visitatori dei musei sono anziani e bambini. Essere costretti ad imparare ad usare qualcosa che dovrebbe servire per imparare qualcos’altro è frustrante e genera un senso di inferiorità assolutamente deleterio per il marketing. Poi c’è la questione “uno solo gioca” e gli altri guardano (spesso è quello che succede): arriva una comitiva e solo pochi riescono ad usare il tour virtuale proposto, gli altri devono aspettare. Altro dispendio di risorse è poi la manutenzione: una volta installate le complicate attrezzature nei musei chi dovrebbe provvedere al loro mantenimento? Accensione, spegnimento e monitoraggio del loro corretto funzionamento sono tutti compiti più per tecnici che per guardiani di musei. Dal mio punto di vista è meglio avere pochi monitor, o addirittura un unico proiettore per un pubblico raccolto in turni, che riproducono in loop un filmato tratto da un modello 3d (anche se si tratta di un 3d imperfetto). Cinema e TV sono media ben noti e codificati che riescono a trasmettere partecipazione ed emotività; il tutto accompagnato magari da una voce narrante (una persona appassionata dell’argomento di cui parla è in assoluto il miglior narratore possibile). Installazioni di questo tipo sono anche economiche e sarebbero preferibili più fruizioni di questo tipo, piuttosto che poche soluzioni troppo moderne e fruibili da pochi. Vorrei elencare quelle che, secondo me, sono le peculiarità del 3d realizzato in ambito archeologico, che lo caratterizzano e lo differenziano da quelli eseguiti in altri campi. 1. Le difficoltà economiche. Il principale proprietario dei Beni culturali in Italia è lo Stato (o comunque gli enti pubblici), quindi non esiste un settore privato, tranne magari le fondazioni, disposto ad investire se non per beneficenza. Non ci sono finanziamenti adeguati neanche nei dipartimenti e nelle università, sia per hardware all’avanguardia, sia i software, neppure agevolazioni per gli studenti universitari nell’acquisto di licenze per sw. Questa situazione fa sì che si utilizzino sw crackati o si scelgano programmi a basso costo o open source (i computer poi sono spesso quelli personali di studenti e di ricercatori). 2. Le difficoltà di condizioni. Spesso ci si trova a lavorare sul campo, in condizioni estreme (senza elettricità, senza riparo dalle intemperie, etc.) e si deve lavorare su un modello 3d in un secondo momento. 3. Le conoscenze. All’interno del piano di studi di uno studente di Archeologia non esiste nessun modulo d’insegnamento per imparare qualcosa riguardo al 3d, se non qualche laboratorio nel quale si usa il cad, per cui per avere una metodologia unica per il 3d, bisogna tener conto tali lacune e fare in modo che si apprendano le basi, partendo da sw molto semplici. 4. Le texture. Sono uniche e univoche, non si può avere un muro in mattoni generico: il muro è quello e solo quello, quindi la difficoltà sta nel cercare, tramite confronti, un muro analogo, fotografarlo e trattarlo per ottenere una texture decente, oppure creare artificialmente quel muro. 5. La creatività. Si parte spesso da una pianta e non si ha minimamente idea di cosa ci potesse essere sopra. Bisogna osservare i confronti, usare la logica e inventare (in questo caso i due emisferi del cervello dovrebbero essere in grado di lavorare insieme!). Ricostruendo sul campo, mentre si scava si fanno diverse interpretazioni che magari sembrano buone sul momento, ma non reggono quando si esplora virtualmente il modello. 6. Meno ricerca del fotorealismo. Ho realizzato rendering sia per l’archeologia che per il settore immobiliare: in Archeologia la perfezione del rendering è meno importante rispetto all’attenzione rivolta al creare suggestioni ed emozioni. Quando vedo rendering troppo perfetti capisco che chi lo ha fatto, pur bravissimo nella realizzazione delle architetture, non è un archeologo. Provate ad immaginare di visitare una città nella quale le case e i palazzi hanno tutti le finestre aperte, i muri lisci e puliti, le strade sgombre: c’è qualcosa che non va e pensate di essere dentro Matrix. La vita è “sporca”. Modellare la vita è diverso dal modellare una villetta di prossima costruzione in periferia, che quando viene presentata al futuro cliente deve sembrare più bella e più grande di come sarà. A maggior ragione in Archeologia si deve riportare in vita un mondo perduto e distrutto dal tempo, dire per immagini ciò che richiederebbe centinaia di pagine per essere spiegato. Bisogna creare forme imperfette, sbagliate, muri storti e sporchi. www.massimilianomontanari.com
  13. mayamyo

    C4D R13 forzare prospettiva

    credo proprietà dell'oggetto camera puoi variare focale, apertura ecc. spinto dalla curiosità ho provato, ma con shift e zoom si muove la camera (versione r13)
  14. mayamyo

    C4D R13 Detriangola

    ciao ho avuto gli stessi problemi a trovare menu che con la r13 sono scomparsi. Ho risolto riaprendo la r12, salvando la mia configurazione del menu ed importandola nella 13. Oppure sulla r13 dal menu finestre-interfaccia-gestione comandi digiti "detriangola" ti appare l'icona e la puoi trascinare nel menu che vuoi, poi salvi l'interfaccia. ciao www.massimilianomontanari.com
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