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Emmemeno

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    Emmemeno ha ricevuto reputazione da graficando92 in Hope for rain   
    Rieccomi, ciao!

    Questa illustrazione nasce da uno sketch che non mi convinceva pienamente (la composizione mancava di qualcosa) ma ho provato comunque a bloccare i colori per creare una palette che rispecchiasse il mood che avrei voluto trasmettere. Poi sono andato avanti e l'ho concluso. Ecco il risultato, spero vi piaccia.





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    Emmemeno ha ricevuto reputazione da nicolce in The Undead_Endurance_04   
    Ops!:

  3. Like
    Emmemeno ha ricevuto reputazione da Bebbu in Loneliness   
    Rieccomi. Oggi voglio parlarvi di composizione.
    -
    Ci eravamo lasciati con uno sketch che avrebbe potuto significare tutto e il niente, una semplice idea dalla quale partire. Il secondo passaggio importante è quello di arricchire la nostra idea contestualizzandola in un ambiente credibile e racchiuderla dentro un rettangolo, il nostro piano (canvas). La prima scelta che dobbiamo affrontare è quella di decidere il rapporto altezza/lunghezza e dalla quale dipenderà la composizione finale. Dobbiamo scegliere le proporzioni (landscape? portrait?) dalle quali verranno generate le quattro linee più importanti della composizione, quelle del bordo dell'immagine, la cornice. Questa scelta è a dir poco F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E ed influenzerà tutti i nostri successivi passaggi.

    Quando osserviamo un dipinto, una illustrazione, un rendering o qualsiasi altro insulto visivo, il nostro sguardo inizierà a scandargliare il canvas in cerca del centro di interesse, ossia il punto cruciale dell'immagine, il luogo in cui viene esternata un'azione o un'emozione: il nostro scopo è quello di accompagnare graziatamente lo sguardo verso di esso e, contemporaneamente, evitare una "eye trap" (ovvero: "non riesco a schiodare lo sguardo da quello splendido viso perché intorno non c'è altro che uno sfondo grigio"). Per chi osserva un'immagine inedita la cosa più naturale sarà quella di spostare lo sguardo verso il centro del piano dell'immagine, partendo da sinistra (siamo abituati a leggere da sinistra verso destra ed in questo modo "leggiamo" anche le immagini. Una stessa immagine, capovolta specularmente sull'asse orizzontale, sarà letta in maniera completamente diversa). Il motivo per cui un centro di interesse posizionate nel mezzo risulta banale è proprio perché quello è il luogo in cui aspetteremmo di trovarlo. Per di più un oggetto posizionato al centro è equidistante dalla cornice dell'immagine e ciò sacrifica la sua dinamicità, appesantendola.
    -
    Oltre al centro di interesse ci sono i centri d'attenzione, quelli che catturano l'attenzione, per l'appunto (!!!). Tramite queste zone è possibile creare un'"armatura" che sposti l'attenzione da un punto all'altro. Un ritratto di un viso, uno sguardo intenso, è un perfetto modo per spostare l'attenzione da A a B, l'oggetto osservato. Se B non fosse un oggetto bensì un secondo soggetto che a sua volta guarda C, un terzo soggetto, che a sua volta guarda A, creeremmo un triangolo, un loop che imprigiona lo sguardo dell'osservatore dell'immagine. Detto questo, è auspicabile che un centro d'attenzione coincida con il centro d'interesse.

    Ma allora, se non posso piazzare il mio soggetto in mezzo, dove lo piazzo? Per immagini non troppo grandi, una tecnica semplice e sicura è quella dettata dalla rule of third, regola che molti di voi conosceranno. Si divide l'immagine in 9 rettangoli uguali con 2 righe orizzontali e 2 verticali. Alle 4 intersezioni è possibile piazzare il nostro centro di interesse in modo più o meno "sicuro". Non è essenziale che sia nell'esatto punto d'intersezione, ma nella zona intorno. Nell'immagine A potete osservare che ho piazzato i capelli nell'intersezione in alto a destra. I capelli sono il mio centro d'attenzione. Il bambino è il mio centro d'interesse.

    Ok, ci siamo, tutto chiaro...ma come creo questa armatura? Come sposto lo sguardo dell'osservatore dove voglio io? In ordine di importanza, i tre metodi più importanti sono:
    a) uso oculato del contrasto (differenza locale di luminosità, chiaroscuro o chiamatelo come volete)
    b )aumento del dettaglio
    c) saturazione del colore
    d) soggetto raffigurato (un viso, un corpo o un coniglio con il panciotto catturano l'attenzione più di una ruota storta di bici)

    a) Il nostro cervello è molto stimolato dai chiaroscuro, più di qualsiasi altra cosa. Le zone ad alto contrasto catturano la nostra attenzione, viceversa zone poco contrastate verranno poche considerate. Il motivo per cui i grandi maestri classici erano soliti creare studi in bicolore sta, oltre che per lo studio sull'illuminazione, nel verificare se la composizione funzionasse o meno. L'esclusione del colore distoglie dalla suggestione emotiva e focalizza l'artista sulla disposizione di forme e linee, fondamentali per la creazione di un'armatura efficace.
    b )Pensate al DOF : mettere a fuoco il nostro centro di interesse è un modo per aumentarne il dettaglio. Paradossalmente un'immagine iperdettagliata nella sua totale estensione può risultare "confusa" o poco chiara alla lettura.
    c) E' facile da immaginare: un palloncino rosso ferrari in volo immerso in un cielo grigio è sicuramente un richiamo d'attenzione.
    -
    L'immagine B è un crop dell'immagine A sul quale ho fatto un rapido studio sull'illluminazione. Solitamente non eseguo questo passaggio perché reputo il colore parte fondamentale della composizione e preferisco bloccare i colori fin da subito. Non nego però la velocità di questo sistema (da A a B ho impiegato circa 5 minuti ed ho ottenuto una idea su come potrebbe essere l'illuminazione finale).
    -
    La composizione è molto difficile da padroneggiare, io mi reputo un'assoluta schiappa nella pratica. Non esistono regole specifiche ma soltanto linee guida che, tra l'altro, è lecito infrangere. E' certo però che una buona composizione non sarà mai frutto del caso o di sporadiche epifanie. E' assolutamente necessario studiare la posizione delle forme e delle linee per dare un senso di compiutezza alla nostra immagine, e ciò vale ancor più nel digitale in cui un crop richiede 2 secondi (ed è quindi facile fare cose a caso) ed in cui la mancanza di fisicità nasconde la cornice dell'immagine (ricordate? Le quattro linee più importanti della composizione).

    Spero di non avervi annoiato con tutti questi caratteri. Ovviamente, come sempre, voglio una viva interazione con voi!
    Ciao!, nella prossima puntata vi parlerò di iPhone (!!!),


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    Emmemeno ha ricevuto reputazione da Bebbu in Loneliness   
    Rieccomi. Oggi voglio parlarvi di composizione.
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    Ci eravamo lasciati con uno sketch che avrebbe potuto significare tutto e il niente, una semplice idea dalla quale partire. Il secondo passaggio importante è quello di arricchire la nostra idea contestualizzandola in un ambiente credibile e racchiuderla dentro un rettangolo, il nostro piano (canvas). La prima scelta che dobbiamo affrontare è quella di decidere il rapporto altezza/lunghezza e dalla quale dipenderà la composizione finale. Dobbiamo scegliere le proporzioni (landscape? portrait?) dalle quali verranno generate le quattro linee più importanti della composizione, quelle del bordo dell'immagine, la cornice. Questa scelta è a dir poco F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E ed influenzerà tutti i nostri successivi passaggi.

    Quando osserviamo un dipinto, una illustrazione, un rendering o qualsiasi altro insulto visivo, il nostro sguardo inizierà a scandargliare il canvas in cerca del centro di interesse, ossia il punto cruciale dell'immagine, il luogo in cui viene esternata un'azione o un'emozione: il nostro scopo è quello di accompagnare graziatamente lo sguardo verso di esso e, contemporaneamente, evitare una "eye trap" (ovvero: "non riesco a schiodare lo sguardo da quello splendido viso perché intorno non c'è altro che uno sfondo grigio"). Per chi osserva un'immagine inedita la cosa più naturale sarà quella di spostare lo sguardo verso il centro del piano dell'immagine, partendo da sinistra (siamo abituati a leggere da sinistra verso destra ed in questo modo "leggiamo" anche le immagini. Una stessa immagine, capovolta specularmente sull'asse orizzontale, sarà letta in maniera completamente diversa). Il motivo per cui un centro di interesse posizionate nel mezzo risulta banale è proprio perché quello è il luogo in cui aspetteremmo di trovarlo. Per di più un oggetto posizionato al centro è equidistante dalla cornice dell'immagine e ciò sacrifica la sua dinamicità, appesantendola.
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    Oltre al centro di interesse ci sono i centri d'attenzione, quelli che catturano l'attenzione, per l'appunto (!!!). Tramite queste zone è possibile creare un'"armatura" che sposti l'attenzione da un punto all'altro. Un ritratto di un viso, uno sguardo intenso, è un perfetto modo per spostare l'attenzione da A a B, l'oggetto osservato. Se B non fosse un oggetto bensì un secondo soggetto che a sua volta guarda C, un terzo soggetto, che a sua volta guarda A, creeremmo un triangolo, un loop che imprigiona lo sguardo dell'osservatore dell'immagine. Detto questo, è auspicabile che un centro d'attenzione coincida con il centro d'interesse.

    Ma allora, se non posso piazzare il mio soggetto in mezzo, dove lo piazzo? Per immagini non troppo grandi, una tecnica semplice e sicura è quella dettata dalla rule of third, regola che molti di voi conosceranno. Si divide l'immagine in 9 rettangoli uguali con 2 righe orizzontali e 2 verticali. Alle 4 intersezioni è possibile piazzare il nostro centro di interesse in modo più o meno "sicuro". Non è essenziale che sia nell'esatto punto d'intersezione, ma nella zona intorno. Nell'immagine A potete osservare che ho piazzato i capelli nell'intersezione in alto a destra. I capelli sono il mio centro d'attenzione. Il bambino è il mio centro d'interesse.

    Ok, ci siamo, tutto chiaro...ma come creo questa armatura? Come sposto lo sguardo dell'osservatore dove voglio io? In ordine di importanza, i tre metodi più importanti sono:
    a) uso oculato del contrasto (differenza locale di luminosità, chiaroscuro o chiamatelo come volete)
    b )aumento del dettaglio
    c) saturazione del colore
    d) soggetto raffigurato (un viso, un corpo o un coniglio con il panciotto catturano l'attenzione più di una ruota storta di bici)

    a) Il nostro cervello è molto stimolato dai chiaroscuro, più di qualsiasi altra cosa. Le zone ad alto contrasto catturano la nostra attenzione, viceversa zone poco contrastate verranno poche considerate. Il motivo per cui i grandi maestri classici erano soliti creare studi in bicolore sta, oltre che per lo studio sull'illuminazione, nel verificare se la composizione funzionasse o meno. L'esclusione del colore distoglie dalla suggestione emotiva e focalizza l'artista sulla disposizione di forme e linee, fondamentali per la creazione di un'armatura efficace.
    b )Pensate al DOF : mettere a fuoco il nostro centro di interesse è un modo per aumentarne il dettaglio. Paradossalmente un'immagine iperdettagliata nella sua totale estensione può risultare "confusa" o poco chiara alla lettura.
    c) E' facile da immaginare: un palloncino rosso ferrari in volo immerso in un cielo grigio è sicuramente un richiamo d'attenzione.
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    L'immagine B è un crop dell'immagine A sul quale ho fatto un rapido studio sull'illluminazione. Solitamente non eseguo questo passaggio perché reputo il colore parte fondamentale della composizione e preferisco bloccare i colori fin da subito. Non nego però la velocità di questo sistema (da A a B ho impiegato circa 5 minuti ed ho ottenuto una idea su come potrebbe essere l'illuminazione finale).
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    La composizione è molto difficile da padroneggiare, io mi reputo un'assoluta schiappa nella pratica. Non esistono regole specifiche ma soltanto linee guida che, tra l'altro, è lecito infrangere. E' certo però che una buona composizione non sarà mai frutto del caso o di sporadiche epifanie. E' assolutamente necessario studiare la posizione delle forme e delle linee per dare un senso di compiutezza alla nostra immagine, e ciò vale ancor più nel digitale in cui un crop richiede 2 secondi (ed è quindi facile fare cose a caso) ed in cui la mancanza di fisicità nasconde la cornice dell'immagine (ricordate? Le quattro linee più importanti della composizione).

    Spero di non avervi annoiato con tutti questi caratteri. Ovviamente, come sempre, voglio una viva interazione con voi!
    Ciao!, nella prossima puntata vi parlerò di iPhone (!!!),


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    Rieccomi. Oggi voglio parlarvi di composizione.
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    Ci eravamo lasciati con uno sketch che avrebbe potuto significare tutto e il niente, una semplice idea dalla quale partire. Il secondo passaggio importante è quello di arricchire la nostra idea contestualizzandola in un ambiente credibile e racchiuderla dentro un rettangolo, il nostro piano (canvas). La prima scelta che dobbiamo affrontare è quella di decidere il rapporto altezza/lunghezza e dalla quale dipenderà la composizione finale. Dobbiamo scegliere le proporzioni (landscape? portrait?) dalle quali verranno generate le quattro linee più importanti della composizione, quelle del bordo dell'immagine, la cornice. Questa scelta è a dir poco F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E ed influenzerà tutti i nostri successivi passaggi.

    Quando osserviamo un dipinto, una illustrazione, un rendering o qualsiasi altro insulto visivo, il nostro sguardo inizierà a scandargliare il canvas in cerca del centro di interesse, ossia il punto cruciale dell'immagine, il luogo in cui viene esternata un'azione o un'emozione: il nostro scopo è quello di accompagnare graziatamente lo sguardo verso di esso e, contemporaneamente, evitare una "eye trap" (ovvero: "non riesco a schiodare lo sguardo da quello splendido viso perché intorno non c'è altro che uno sfondo grigio"). Per chi osserva un'immagine inedita la cosa più naturale sarà quella di spostare lo sguardo verso il centro del piano dell'immagine, partendo da sinistra (siamo abituati a leggere da sinistra verso destra ed in questo modo "leggiamo" anche le immagini. Una stessa immagine, capovolta specularmente sull'asse orizzontale, sarà letta in maniera completamente diversa). Il motivo per cui un centro di interesse posizionate nel mezzo risulta banale è proprio perché quello è il luogo in cui aspetteremmo di trovarlo. Per di più un oggetto posizionato al centro è equidistante dalla cornice dell'immagine e ciò sacrifica la sua dinamicità, appesantendola.
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    Oltre al centro di interesse ci sono i centri d'attenzione, quelli che catturano l'attenzione, per l'appunto (!!!). Tramite queste zone è possibile creare un'"armatura" che sposti l'attenzione da un punto all'altro. Un ritratto di un viso, uno sguardo intenso, è un perfetto modo per spostare l'attenzione da A a B, l'oggetto osservato. Se B non fosse un oggetto bensì un secondo soggetto che a sua volta guarda C, un terzo soggetto, che a sua volta guarda A, creeremmo un triangolo, un loop che imprigiona lo sguardo dell'osservatore dell'immagine. Detto questo, è auspicabile che un centro d'attenzione coincida con il centro d'interesse.

    Ma allora, se non posso piazzare il mio soggetto in mezzo, dove lo piazzo? Per immagini non troppo grandi, una tecnica semplice e sicura è quella dettata dalla rule of third, regola che molti di voi conosceranno. Si divide l'immagine in 9 rettangoli uguali con 2 righe orizzontali e 2 verticali. Alle 4 intersezioni è possibile piazzare il nostro centro di interesse in modo più o meno "sicuro". Non è essenziale che sia nell'esatto punto d'intersezione, ma nella zona intorno. Nell'immagine A potete osservare che ho piazzato i capelli nell'intersezione in alto a destra. I capelli sono il mio centro d'attenzione. Il bambino è il mio centro d'interesse.

    Ok, ci siamo, tutto chiaro...ma come creo questa armatura? Come sposto lo sguardo dell'osservatore dove voglio io? In ordine di importanza, i tre metodi più importanti sono:
    a) uso oculato del contrasto (differenza locale di luminosità, chiaroscuro o chiamatelo come volete)
    b )aumento del dettaglio
    c) saturazione del colore
    d) soggetto raffigurato (un viso, un corpo o un coniglio con il panciotto catturano l'attenzione più di una ruota storta di bici)

    a) Il nostro cervello è molto stimolato dai chiaroscuro, più di qualsiasi altra cosa. Le zone ad alto contrasto catturano la nostra attenzione, viceversa zone poco contrastate verranno poche considerate. Il motivo per cui i grandi maestri classici erano soliti creare studi in bicolore sta, oltre che per lo studio sull'illuminazione, nel verificare se la composizione funzionasse o meno. L'esclusione del colore distoglie dalla suggestione emotiva e focalizza l'artista sulla disposizione di forme e linee, fondamentali per la creazione di un'armatura efficace.
    b )Pensate al DOF : mettere a fuoco il nostro centro di interesse è un modo per aumentarne il dettaglio. Paradossalmente un'immagine iperdettagliata nella sua totale estensione può risultare "confusa" o poco chiara alla lettura.
    c) E' facile da immaginare: un palloncino rosso ferrari in volo immerso in un cielo grigio è sicuramente un richiamo d'attenzione.
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    L'immagine B è un crop dell'immagine A sul quale ho fatto un rapido studio sull'illluminazione. Solitamente non eseguo questo passaggio perché reputo il colore parte fondamentale della composizione e preferisco bloccare i colori fin da subito. Non nego però la velocità di questo sistema (da A a B ho impiegato circa 5 minuti ed ho ottenuto una idea su come potrebbe essere l'illuminazione finale).
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    La composizione è molto difficile da padroneggiare, io mi reputo un'assoluta schiappa nella pratica. Non esistono regole specifiche ma soltanto linee guida che, tra l'altro, è lecito infrangere. E' certo però che una buona composizione non sarà mai frutto del caso o di sporadiche epifanie. E' assolutamente necessario studiare la posizione delle forme e delle linee per dare un senso di compiutezza alla nostra immagine, e ciò vale ancor più nel digitale in cui un crop richiede 2 secondi (ed è quindi facile fare cose a caso) ed in cui la mancanza di fisicità nasconde la cornice dell'immagine (ricordate? Le quattro linee più importanti della composizione).

    Spero di non avervi annoiato con tutti questi caratteri. Ovviamente, come sempre, voglio una viva interazione con voi!
    Ciao!, nella prossima puntata vi parlerò di iPhone (!!!),


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    Emmemeno ha ricevuto reputazione da Bebbu in Loneliness   
    Rieccomi. Oggi voglio parlarvi di composizione.
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    Ci eravamo lasciati con uno sketch che avrebbe potuto significare tutto e il niente, una semplice idea dalla quale partire. Il secondo passaggio importante è quello di arricchire la nostra idea contestualizzandola in un ambiente credibile e racchiuderla dentro un rettangolo, il nostro piano (canvas). La prima scelta che dobbiamo affrontare è quella di decidere il rapporto altezza/lunghezza e dalla quale dipenderà la composizione finale. Dobbiamo scegliere le proporzioni (landscape? portrait?) dalle quali verranno generate le quattro linee più importanti della composizione, quelle del bordo dell'immagine, la cornice. Questa scelta è a dir poco F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E ed influenzerà tutti i nostri successivi passaggi.

    Quando osserviamo un dipinto, una illustrazione, un rendering o qualsiasi altro insulto visivo, il nostro sguardo inizierà a scandargliare il canvas in cerca del centro di interesse, ossia il punto cruciale dell'immagine, il luogo in cui viene esternata un'azione o un'emozione: il nostro scopo è quello di accompagnare graziatamente lo sguardo verso di esso e, contemporaneamente, evitare una "eye trap" (ovvero: "non riesco a schiodare lo sguardo da quello splendido viso perché intorno non c'è altro che uno sfondo grigio"). Per chi osserva un'immagine inedita la cosa più naturale sarà quella di spostare lo sguardo verso il centro del piano dell'immagine, partendo da sinistra (siamo abituati a leggere da sinistra verso destra ed in questo modo "leggiamo" anche le immagini. Una stessa immagine, capovolta specularmente sull'asse orizzontale, sarà letta in maniera completamente diversa). Il motivo per cui un centro di interesse posizionate nel mezzo risulta banale è proprio perché quello è il luogo in cui aspetteremmo di trovarlo. Per di più un oggetto posizionato al centro è equidistante dalla cornice dell'immagine e ciò sacrifica la sua dinamicità, appesantendola.
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    Oltre al centro di interesse ci sono i centri d'attenzione, quelli che catturano l'attenzione, per l'appunto (!!!). Tramite queste zone è possibile creare un'"armatura" che sposti l'attenzione da un punto all'altro. Un ritratto di un viso, uno sguardo intenso, è un perfetto modo per spostare l'attenzione da A a B, l'oggetto osservato. Se B non fosse un oggetto bensì un secondo soggetto che a sua volta guarda C, un terzo soggetto, che a sua volta guarda A, creeremmo un triangolo, un loop che imprigiona lo sguardo dell'osservatore dell'immagine. Detto questo, è auspicabile che un centro d'attenzione coincida con il centro d'interesse.

    Ma allora, se non posso piazzare il mio soggetto in mezzo, dove lo piazzo? Per immagini non troppo grandi, una tecnica semplice e sicura è quella dettata dalla rule of third, regola che molti di voi conosceranno. Si divide l'immagine in 9 rettangoli uguali con 2 righe orizzontali e 2 verticali. Alle 4 intersezioni è possibile piazzare il nostro centro di interesse in modo più o meno "sicuro". Non è essenziale che sia nell'esatto punto d'intersezione, ma nella zona intorno. Nell'immagine A potete osservare che ho piazzato i capelli nell'intersezione in alto a destra. I capelli sono il mio centro d'attenzione. Il bambino è il mio centro d'interesse.

    Ok, ci siamo, tutto chiaro...ma come creo questa armatura? Come sposto lo sguardo dell'osservatore dove voglio io? In ordine di importanza, i tre metodi più importanti sono:
    a) uso oculato del contrasto (differenza locale di luminosità, chiaroscuro o chiamatelo come volete)
    b )aumento del dettaglio
    c) saturazione del colore
    d) soggetto raffigurato (un viso, un corpo o un coniglio con il panciotto catturano l'attenzione più di una ruota storta di bici)

    a) Il nostro cervello è molto stimolato dai chiaroscuro, più di qualsiasi altra cosa. Le zone ad alto contrasto catturano la nostra attenzione, viceversa zone poco contrastate verranno poche considerate. Il motivo per cui i grandi maestri classici erano soliti creare studi in bicolore sta, oltre che per lo studio sull'illuminazione, nel verificare se la composizione funzionasse o meno. L'esclusione del colore distoglie dalla suggestione emotiva e focalizza l'artista sulla disposizione di forme e linee, fondamentali per la creazione di un'armatura efficace.
    b )Pensate al DOF : mettere a fuoco il nostro centro di interesse è un modo per aumentarne il dettaglio. Paradossalmente un'immagine iperdettagliata nella sua totale estensione può risultare "confusa" o poco chiara alla lettura.
    c) E' facile da immaginare: un palloncino rosso ferrari in volo immerso in un cielo grigio è sicuramente un richiamo d'attenzione.
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    L'immagine B è un crop dell'immagine A sul quale ho fatto un rapido studio sull'illluminazione. Solitamente non eseguo questo passaggio perché reputo il colore parte fondamentale della composizione e preferisco bloccare i colori fin da subito. Non nego però la velocità di questo sistema (da A a B ho impiegato circa 5 minuti ed ho ottenuto una idea su come potrebbe essere l'illuminazione finale).
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    La composizione è molto difficile da padroneggiare, io mi reputo un'assoluta schiappa nella pratica. Non esistono regole specifiche ma soltanto linee guida che, tra l'altro, è lecito infrangere. E' certo però che una buona composizione non sarà mai frutto del caso o di sporadiche epifanie. E' assolutamente necessario studiare la posizione delle forme e delle linee per dare un senso di compiutezza alla nostra immagine, e ciò vale ancor più nel digitale in cui un crop richiede 2 secondi (ed è quindi facile fare cose a caso) ed in cui la mancanza di fisicità nasconde la cornice dell'immagine (ricordate? Le quattro linee più importanti della composizione).

    Spero di non avervi annoiato con tutti questi caratteri. Ovviamente, come sempre, voglio una viva interazione con voi!
    Ciao!, nella prossima puntata vi parlerò di iPhone (!!!),


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    Emmemeno ha ricevuto reputazione da Bebbu in Loneliness   
    Rieccomi. Oggi voglio parlarvi di composizione.
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    Ci eravamo lasciati con uno sketch che avrebbe potuto significare tutto e il niente, una semplice idea dalla quale partire. Il secondo passaggio importante è quello di arricchire la nostra idea contestualizzandola in un ambiente credibile e racchiuderla dentro un rettangolo, il nostro piano (canvas). La prima scelta che dobbiamo affrontare è quella di decidere il rapporto altezza/lunghezza e dalla quale dipenderà la composizione finale. Dobbiamo scegliere le proporzioni (landscape? portrait?) dalle quali verranno generate le quattro linee più importanti della composizione, quelle del bordo dell'immagine, la cornice. Questa scelta è a dir poco F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E ed influenzerà tutti i nostri successivi passaggi.

    Quando osserviamo un dipinto, una illustrazione, un rendering o qualsiasi altro insulto visivo, il nostro sguardo inizierà a scandargliare il canvas in cerca del centro di interesse, ossia il punto cruciale dell'immagine, il luogo in cui viene esternata un'azione o un'emozione: il nostro scopo è quello di accompagnare graziatamente lo sguardo verso di esso e, contemporaneamente, evitare una "eye trap" (ovvero: "non riesco a schiodare lo sguardo da quello splendido viso perché intorno non c'è altro che uno sfondo grigio"). Per chi osserva un'immagine inedita la cosa più naturale sarà quella di spostare lo sguardo verso il centro del piano dell'immagine, partendo da sinistra (siamo abituati a leggere da sinistra verso destra ed in questo modo "leggiamo" anche le immagini. Una stessa immagine, capovolta specularmente sull'asse orizzontale, sarà letta in maniera completamente diversa). Il motivo per cui un centro di interesse posizionate nel mezzo risulta banale è proprio perché quello è il luogo in cui aspetteremmo di trovarlo. Per di più un oggetto posizionato al centro è equidistante dalla cornice dell'immagine e ciò sacrifica la sua dinamicità, appesantendola.
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    Oltre al centro di interesse ci sono i centri d'attenzione, quelli che catturano l'attenzione, per l'appunto (!!!). Tramite queste zone è possibile creare un'"armatura" che sposti l'attenzione da un punto all'altro. Un ritratto di un viso, uno sguardo intenso, è un perfetto modo per spostare l'attenzione da A a B, l'oggetto osservato. Se B non fosse un oggetto bensì un secondo soggetto che a sua volta guarda C, un terzo soggetto, che a sua volta guarda A, creeremmo un triangolo, un loop che imprigiona lo sguardo dell'osservatore dell'immagine. Detto questo, è auspicabile che un centro d'attenzione coincida con il centro d'interesse.

    Ma allora, se non posso piazzare il mio soggetto in mezzo, dove lo piazzo? Per immagini non troppo grandi, una tecnica semplice e sicura è quella dettata dalla rule of third, regola che molti di voi conosceranno. Si divide l'immagine in 9 rettangoli uguali con 2 righe orizzontali e 2 verticali. Alle 4 intersezioni è possibile piazzare il nostro centro di interesse in modo più o meno "sicuro". Non è essenziale che sia nell'esatto punto d'intersezione, ma nella zona intorno. Nell'immagine A potete osservare che ho piazzato i capelli nell'intersezione in alto a destra. I capelli sono il mio centro d'attenzione. Il bambino è il mio centro d'interesse.

    Ok, ci siamo, tutto chiaro...ma come creo questa armatura? Come sposto lo sguardo dell'osservatore dove voglio io? In ordine di importanza, i tre metodi più importanti sono:
    a) uso oculato del contrasto (differenza locale di luminosità, chiaroscuro o chiamatelo come volete)
    b )aumento del dettaglio
    c) saturazione del colore
    d) soggetto raffigurato (un viso, un corpo o un coniglio con il panciotto catturano l'attenzione più di una ruota storta di bici)

    a) Il nostro cervello è molto stimolato dai chiaroscuro, più di qualsiasi altra cosa. Le zone ad alto contrasto catturano la nostra attenzione, viceversa zone poco contrastate verranno poche considerate. Il motivo per cui i grandi maestri classici erano soliti creare studi in bicolore sta, oltre che per lo studio sull'illuminazione, nel verificare se la composizione funzionasse o meno. L'esclusione del colore distoglie dalla suggestione emotiva e focalizza l'artista sulla disposizione di forme e linee, fondamentali per la creazione di un'armatura efficace.
    b )Pensate al DOF : mettere a fuoco il nostro centro di interesse è un modo per aumentarne il dettaglio. Paradossalmente un'immagine iperdettagliata nella sua totale estensione può risultare "confusa" o poco chiara alla lettura.
    c) E' facile da immaginare: un palloncino rosso ferrari in volo immerso in un cielo grigio è sicuramente un richiamo d'attenzione.
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    L'immagine B è un crop dell'immagine A sul quale ho fatto un rapido studio sull'illluminazione. Solitamente non eseguo questo passaggio perché reputo il colore parte fondamentale della composizione e preferisco bloccare i colori fin da subito. Non nego però la velocità di questo sistema (da A a B ho impiegato circa 5 minuti ed ho ottenuto una idea su come potrebbe essere l'illuminazione finale).
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    La composizione è molto difficile da padroneggiare, io mi reputo un'assoluta schiappa nella pratica. Non esistono regole specifiche ma soltanto linee guida che, tra l'altro, è lecito infrangere. E' certo però che una buona composizione non sarà mai frutto del caso o di sporadiche epifanie. E' assolutamente necessario studiare la posizione delle forme e delle linee per dare un senso di compiutezza alla nostra immagine, e ciò vale ancor più nel digitale in cui un crop richiede 2 secondi (ed è quindi facile fare cose a caso) ed in cui la mancanza di fisicità nasconde la cornice dell'immagine (ricordate? Le quattro linee più importanti della composizione).

    Spero di non avervi annoiato con tutti questi caratteri. Ovviamente, come sempre, voglio una viva interazione con voi!
    Ciao!, nella prossima puntata vi parlerò di iPhone (!!!),


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    Ci eravamo lasciati con uno sketch che avrebbe potuto significare tutto e il niente, una semplice idea dalla quale partire. Il secondo passaggio importante è quello di arricchire la nostra idea contestualizzandola in un ambiente credibile e racchiuderla dentro un rettangolo, il nostro piano (canvas). La prima scelta che dobbiamo affrontare è quella di decidere il rapporto altezza/lunghezza e dalla quale dipenderà la composizione finale. Dobbiamo scegliere le proporzioni (landscape? portrait?) dalle quali verranno generate le quattro linee più importanti della composizione, quelle del bordo dell'immagine, la cornice. Questa scelta è a dir poco F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E ed influenzerà tutti i nostri successivi passaggi.

    Quando osserviamo un dipinto, una illustrazione, un rendering o qualsiasi altro insulto visivo, il nostro sguardo inizierà a scandargliare il canvas in cerca del centro di interesse, ossia il punto cruciale dell'immagine, il luogo in cui viene esternata un'azione o un'emozione: il nostro scopo è quello di accompagnare graziatamente lo sguardo verso di esso e, contemporaneamente, evitare una "eye trap" (ovvero: "non riesco a schiodare lo sguardo da quello splendido viso perché intorno non c'è altro che uno sfondo grigio"). Per chi osserva un'immagine inedita la cosa più naturale sarà quella di spostare lo sguardo verso il centro del piano dell'immagine, partendo da sinistra (siamo abituati a leggere da sinistra verso destra ed in questo modo "leggiamo" anche le immagini. Una stessa immagine, capovolta specularmente sull'asse orizzontale, sarà letta in maniera completamente diversa). Il motivo per cui un centro di interesse posizionate nel mezzo risulta banale è proprio perché quello è il luogo in cui aspetteremmo di trovarlo. Per di più un oggetto posizionato al centro è equidistante dalla cornice dell'immagine e ciò sacrifica la sua dinamicità, appesantendola.
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    Oltre al centro di interesse ci sono i centri d'attenzione, quelli che catturano l'attenzione, per l'appunto (!!!). Tramite queste zone è possibile creare un'"armatura" che sposti l'attenzione da un punto all'altro. Un ritratto di un viso, uno sguardo intenso, è un perfetto modo per spostare l'attenzione da A a B, l'oggetto osservato. Se B non fosse un oggetto bensì un secondo soggetto che a sua volta guarda C, un terzo soggetto, che a sua volta guarda A, creeremmo un triangolo, un loop che imprigiona lo sguardo dell'osservatore dell'immagine. Detto questo, è auspicabile che un centro d'attenzione coincida con il centro d'interesse.

    Ma allora, se non posso piazzare il mio soggetto in mezzo, dove lo piazzo? Per immagini non troppo grandi, una tecnica semplice e sicura è quella dettata dalla rule of third, regola che molti di voi conosceranno. Si divide l'immagine in 9 rettangoli uguali con 2 righe orizzontali e 2 verticali. Alle 4 intersezioni è possibile piazzare il nostro centro di interesse in modo più o meno "sicuro". Non è essenziale che sia nell'esatto punto d'intersezione, ma nella zona intorno. Nell'immagine A potete osservare che ho piazzato i capelli nell'intersezione in alto a destra. I capelli sono il mio centro d'attenzione. Il bambino è il mio centro d'interesse.

    Ok, ci siamo, tutto chiaro...ma come creo questa armatura? Come sposto lo sguardo dell'osservatore dove voglio io? In ordine di importanza, i tre metodi più importanti sono:
    a) uso oculato del contrasto (differenza locale di luminosità, chiaroscuro o chiamatelo come volete)
    b )aumento del dettaglio
    c) saturazione del colore
    d) soggetto raffigurato (un viso, un corpo o un coniglio con il panciotto catturano l'attenzione più di una ruota storta di bici)

    a) Il nostro cervello è molto stimolato dai chiaroscuro, più di qualsiasi altra cosa. Le zone ad alto contrasto catturano la nostra attenzione, viceversa zone poco contrastate verranno poche considerate. Il motivo per cui i grandi maestri classici erano soliti creare studi in bicolore sta, oltre che per lo studio sull'illuminazione, nel verificare se la composizione funzionasse o meno. L'esclusione del colore distoglie dalla suggestione emotiva e focalizza l'artista sulla disposizione di forme e linee, fondamentali per la creazione di un'armatura efficace.
    b )Pensate al DOF : mettere a fuoco il nostro centro di interesse è un modo per aumentarne il dettaglio. Paradossalmente un'immagine iperdettagliata nella sua totale estensione può risultare "confusa" o poco chiara alla lettura.
    c) E' facile da immaginare: un palloncino rosso ferrari in volo immerso in un cielo grigio è sicuramente un richiamo d'attenzione.
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    L'immagine B è un crop dell'immagine A sul quale ho fatto un rapido studio sull'illluminazione. Solitamente non eseguo questo passaggio perché reputo il colore parte fondamentale della composizione e preferisco bloccare i colori fin da subito. Non nego però la velocità di questo sistema (da A a B ho impiegato circa 5 minuti ed ho ottenuto una idea su come potrebbe essere l'illuminazione finale).
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    La composizione è molto difficile da padroneggiare, io mi reputo un'assoluta schiappa nella pratica. Non esistono regole specifiche ma soltanto linee guida che, tra l'altro, è lecito infrangere. E' certo però che una buona composizione non sarà mai frutto del caso o di sporadiche epifanie. E' assolutamente necessario studiare la posizione delle forme e delle linee per dare un senso di compiutezza alla nostra immagine, e ciò vale ancor più nel digitale in cui un crop richiede 2 secondi (ed è quindi facile fare cose a caso) ed in cui la mancanza di fisicità nasconde la cornice dell'immagine (ricordate? Le quattro linee più importanti della composizione).

    Spero di non avervi annoiato con tutti questi caratteri. Ovviamente, come sempre, voglio una viva interazione con voi!
    Ciao!, nella prossima puntata vi parlerò di iPhone (!!!),


  9. Like
    Emmemeno ha ricevuto reputazione da nicoparre in Hope for rain   
    No, non vedo il termine in accezione negativa, la mia era una considerazione sulla comune ossessione nel "ricercare lo stile fuckyeah definitivo".
    In opposto, anche l'iperrealista può avere uno stile ed è un peccato vedere tutti quei giovani talentuosi spegnersi in portrait di donne perfette con la bocca della Jolie, il naso rifatto della Kidman e gli occhi di Julia Roberts quando basterebbe aggiungere delle sopracciglia di Frida Kahlo per stravolgere e rendere il tutto più interessante. Non si può dire per esempio che Helnwein non abbia uno stile molto personale. No?
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