Non è passata inosservato l'annuncio di Autodesk che prevede un aumento dei prezzi dei piani di maintenance attivi per le licenze permanenti dei suoi prodotti. I rinnovi dei piani annuali subiranno infatti un aumento del 5% nel 2017, del 10% nel 2018 e del 20% nel 2019. Cifre importanti, considerato che gli aumenti sono oltretutto cumulativi.

Al di là di quelle che in prima istanza potrebbe apparire come una impopolare scelta speculativa, Autodesk ha lanciato un messaggio molto chiaro, teso a privilegiare le nuove soluzioni rental rispetto ai piani di aggiornamento per le licenze permanenti. Per spingere chi oggi possiede una licenza permamente a cambiare rotta, Autodesk, oltre ad aumentare i costi delle maintenance, continuerà a sostenere la propria politica di incentivi per chi decide di convertire una licenza in un piano rental, con sconti crescenti tanto maggiore è la durata prevista dal noleggio.

Queste scelte rientrano nelle nuove politiche aziendali del colosso californiano, che prevedono un futuro costituito da piattaforme cloud e licenze rental per tutti i suoi software commerciali.

Insomma, anche se sul breve periodo questa politica sicuramente risulterà impopolare, gli obiettivi di Autodesk sono mirati al lungo termine, come hanno confermato i due CEO ad interim Amar Hanspal, presidente e CPO, e Andrew Anagnost, vice presidente senior e CMO, nel corso di una recente intervista rilasciata a Bloomberg Technology.

Vi ricordiamo infatti che Autodesk attraversa una situazione transitoria dopo le recenti dimissioni di Carl Bass. Hanspal e Anagnost sono due veterani dell'industria, cui è stato affidato il compito di preparare la successione, iniziando a porre le basi per quei cambiamenti interni che si preannunciano molto importanti in tutti i principali settori in cui Autodesk è impegnata: AEC, Manufacturing e Media & Entertainment.

Come anticipato, sui forum di tutto il mondo le reazioni non si sono fatte attendere, e non sono sicuramente caratterizzate da commenti entusiastici nei confronti di Autodesk.

La questione è duplice. Da un lato Autodesk, oltre ad avere obiettivi che comportano un cambiamento strutturale anche per quanto concerne le modalità di vendita, ha candidamente ammesso che intende mandare a fine corsa il doppio modello di business, attualmente oneroso e poco conveniente, cercando di spingere tutti i propri clienti ad adottare le soluzioni rental.

Per contro, è comprensibile che un professionista, piuttosto che uno studio professionale o un'azienda che ha pagato molte migliaia di euro una licenza, oltretutto puntualmente aggiornata fino ad oggi, si senta in qualche modo "tradito" dal comportamento di Autodesk nei suoi confronti.

Non si tratta di una situazione cosi differente da quella vissuta a suo tempo, e per certi versi tuttora da Adobe, con l'introduzione delle attuali licenze CC.

Si tratta di situazioni che comportano necessariamente delle scelte. Autodesk ha certamente messo in conto gli aspetti relativi alle conseguenze di questo tipo di scelta. Alcuni, pur lamentandosi, accetteranno la migrazione, altri sceglieranno di utilizzare altri software.

Chi ha ragione? Difficile dirlo. L'unica certezza è che a priori nessuna delle parti ha di per sè torto in questa situazione. Autodesk infatti opera nel pieno rispetto delle condizioni di licenza, cosi come i possessori delle licenze stesse possono lecitamente far notare che il loro piano di business è stato strutturato prevedendo costi che ora vanno incontro ad aumenti molto importanti. Non certamente previdibili in questa misura.

Per contro Autodesk offre loro condizioni vantaggiose per migrare verso un modello di business più recente e futuribile come quello rental. Un modello, comunque ci si possa porre nei confronti della questione, logicamente più dispendioso per chi ha già acquistato in passato una licenza permanente dello stesso software.

Non ci sono però soltanto aspetti negativi da considerare. Quella strategia sul lungo periodo che Autodesk sta cercando di mettere in atto dovrebbe consentire oltretutto una riduzione complessiva del livello di pirateria attualmente esistente, a dir poco drammatica in molti paesi.

Da sempre un obiettivo concreto di qualsiasi software house, questo fattore potrebbe alla lunga riflettere un vantaggio per chi oggi si ritrova a competere con mercati, specie quelli orientali e sudamericani, in cui lavorano migliaia di freelance che offrono prezzi assolutamente non concorrenziali per una realtà come la nostra, anche per il fatto di usare soluzioni software palesemente non regolamentari.

E' presto per valutare gli effetti generali del passaggio dal business model delle licenze permamenti a quello delle licenze rental only. Certamente sono in atto dei cambiamenti molto significativi, non soltanto per quanto concerne Autodesk, destinati a cambiare per sempre la struttura e l'organizzazione dell'industria della computer grafica.

Soffermandoci soltanto sulla situazione italiana, dal punto di vista aziendale, gli attori coinvolti devono necessariamente considerare tutte le carte in tavola, anche valutando gli eventuali benefici derivanti dal recente Piano Calenda per l'Industria 4.0, che consente un superammortamento del 140% per chi acquista software funzionale alla digitalizzazione delle aziende (misura che sale fino al 250% per l'acquisto dell'hardware).

Mai come oggi sarebbe importante l'operato di una rappresentanza dell'industria della computer grafica, in grado di sedersi nei tavoli che contano per cercare di ottenere delle misure fiscali e delle agevolazioni che non fungano soltanto da palliativo a situazioni di prolungata ed oggettiva sofferenza del mercato, ma consentano finalmente all'Italia di essere competitiva anche sul mercato internazionale, dove ci si confronta puntualmente con professionisti ed aziende soggette a carichi fiscali decisamente inferiori al nostro.