Procede in modo sostenuto la riorganizzazione di Autodesk. Dopo i cambiamenti ai vertici societari di cui si è molto parlato nei mesi scorsi, iniziano ad arrivare azioni concrete. Molti dei software acquisiti sono stati integrati in altre soluzioni.

In particolare, non pare esservi grande interesse da parte del colosso americano nel portare avanti come brand autonomi le proprie tecnologie middleware. In estate abbiamo visto l'epifania di software magari poco noti al grande pubblico, ma dotati di una tradizione più o meno solida nella storia recente della CG, come Scaleform, Beast, Navigation e HumanIK. L'ulteriore conferma si è avuta dall'annuncio della End of Life di Stingray, il game engine che faceva sostanzialmente da corredo ai principali software di produzione di contenuti 3D, come 3ds Max e Maya, e, in maniera indiretta, di Revit per quanto concerne l'ambito BIM.

Poche accezioni sono più eloquenti di End of Life nel comunicare le sorti di una soluzione che non verrà più supportata in maniera autonoma, per essere definitivamente assorbita dai team di sviluppo di altri software. Dopo il rilascio di Stingray 1.9 e l'implementazione di buona parte delle sue tecnologie in 3ds Max Interactive 2.0 la sua sorte pareva del resto appesa ad un filo.

Dalla nota ufficiale di Autodesk apprendiamo che Stingray sarà in vendita fino al 7 gennaio 2018. Dopo quella data, non sarà più possibile acquistarlo singolarmente. Continuerà ad essere fornito insieme a Maya LT, ma il suo sviluppo cesserà definitivamente. Non sono state fatte precisazioni specifiche in merito alle sorti di Max Interactive, ma è plausibile che possa segnare quel passaggio di consegne utile a sfruttare la tecnologia di Stingray prima di accantonarlo definitivamente.

Una scelta condivisibile? Dipende ovviamente dai punti di vista. Per Autodesk si tratta certamente di una scelta molto razionale.

Continuare lo sviluppo stand-alone di Stingray avrebbe comportato una inutile dispersione di energie e di user, considerando che come soluzione middleware gli standard di produzione sono ormai in modo sempre più marcato Unity e Unreal Engine, che stanno oltretutto puntando fortissimo nella produzione di tool per importare gli asset da software come 3ds Max e Maya. Basti pensare alle potenzialità del nascente Datasmith. La stessa Autodesk, non ha fatto mistero delle motivazioni, nelle FAQ rilasciate in occasione della cessazione di Stingray: "Unity e Unreal hanno sviluppo contenuti molto estesi e risorse a disposizione degli sviluppatori. Per questo riteniamo che per servire nel modo migliore i nostri clienti sia importante lavorare a stretto contatto con Unity e Unreal Engine, piuttosto che sviluppare una soluzione alternativa".

Sul fatto che Autodesk debba garantire agli utenti dei propri DCC e BIM degli strumenti in grado di creare e gestire contenuti interattivi non ci sono ovviamente dubbi. Il futuro da questo punto di vista è tracciato in maniera inequivocabile. Per contro, questa transizione logicamente può creare dei problemi di workflow a chi aveva eventualmente deciso di affidarsi a Stingray per quanto concerne lo sviluppo di contenuti 3D interattivi, magari puntando proprio sul fatto che fosse sostanzialmente "integrato" con gli altri software Autodesk in suo possesso.

In ogni caso, stando alla percezione di quella che era l'utenza effettiva di Stingray, non ci troviamo certamente di fronte ad una end of life "violenta" come quella che coinvolse XSI qualche anno fa, quando il software acquisito da Softimage giocò il ruolo della vittima sacrificale a vantaggio di 3ds Max e Maya. Scelta che causò un contraccolpo notevole.

L'esigenza sempre maggiore, da parte del mercato, di contenuti 3D interattivi ci pone di fronte ad un periodo di robusta transizione, che spingerà o obbligherà molte aziende ed artisti a dover per forza di cose rivedere le proprie pipeline produttive. In tal senso affidarsi a soluzioni che costituiscono un autentico punto di riferimento, in questo caso Unity o Unreal Engine, costituisce una maggior garanzia in termini di investimento, salvo clamorose sorprese, che non si possono escludere a priori, specie quando entrano in ballo cifre con diversi zeri a corredo. Ogni riferimento a quanto accaduto tra Disney e 21th Century Fox è puramente voluto.