Treddi.com Intervista Marco Genovesi





despereaux




Ciao Marco e grazie per la disponibilitá. Iniziamo con le solite domande di rito.
Ci descriveresti la tua "storia" lavorativa nella CG? Le origini, le esperienze, etc


La mia storia professionale nasce nel 1992, quando a sedici anni realizzai la grafica per l'incarnazione digitale del neonato "Nathan Never" (fumetto di fantascienza edito dalla S.Bonelli) sotto forma di video gioco per i sistemi Amiga.

Un paio di anni dopo, "assemblai" (dipingere mi sembra inappropriato) pixel per pixel la grafica per un altro video gioco, chiamato "BlackViper". L'avvento del CD32 (una console che era un'Amiga con un lettore CD incorporato) ci diede la possibilità di farne una versione che includesse intermezzi animati interamente in grafica 3D, realizzata con Impulse Imagine, da un giovanissimo Alberto Gelpi che ora lavora come regista. Quella per me fu la prima esperienza vicina al 3D, visto che ci eravamo organizzati in una rudimentale pipeline che mi vedeva coinvolto nella realizzazione delle texture, anch'esse tracciate pixel per pixel con Deluxe Paint.

Alcuni anni come freelance, costantemente divisi tra studi universitari e layout per CD multimediali, grafica per video giochi a basso budget, titolazioni o effetti visivi per produzioni di varia natura, mi spinsero a decidere di aprire un mio studio di post produzione attraverso il quale dare una forma più consistente e un'identità più forte a quel flusso di lavori più o meno disordinato.

L'idea nasceva anche dal desiderio di unire le mie forze a quelle di Alberto (Gelpi), con il quale avevo lavorato qualche anno prima e che stava vivendo un'esperienza professionale simile alla mia. La nostra amicizia aveva radici molto lontane e il momento storico ed economico era veramente propizio a tutto ciò che fosse legato con la comunicazione e la tecnologia.

Così nel 1999 nacque lo studio di post produzione "Dreamlike Visions". Dire che fossimo impreparati a una simile avventura è un eufemismo, ma armati dell'entusiasmo e dell'energia dei nostri vent'anni, imparammo rapidamente a gestire la post produzione di un prodotto audiovisivo apprendendo, o meglio, cominciando ad apprendere l'arte del compositing e del montaggio e approfondendo lo studio del 3D. Uno degli obbiettivi che ci eravamo prefissati era mantenere lo studio il più possibile vicino a un laboratorio creativo, in cui realizzare con amore e cura artigiana delle piccole perle, sicuri del fatto che questa impostazione sarebbe stata l'unica vincente in un panorama come quello Italiano, nel quale, ahimè, avevano e hanno poco senso strutture con dimensioni e approcci più "industriali". Inoltre, un "laboratorio" sarebbe stato il terreno fertile per accrescere le nostre aspirazioni ancora non del tutto chiare vista la nostra giovane età.

Con il senno di poi devo dire che le nostre previsioni furono piuttosto ben ponderate, poiché nel corso di otto anni di attività, molte furono le soddisfazioni e i nostri percorsi professionali divennero via via sempre più definiti.

Purtroppo è anche vero che con il trascorrere del tempo i limiti costituiti dal mercato nazionale cominciarono a farsi sempre più evidenti e così nell'estate del 2007 decidemmo di procedere chiudendo la struttura e tornando ad avere la flessibilità dei freelance per cogliere interessanti occasioni di crescita e specializzarci in un unico campo.

Anche in questo caso la valutazione si è rivelata piuttosto corretta, sebbene molto sofferta, perché svincolarci dalla struttura ci ha permesso di cominciare a lavorare in contesti più internazionali e in un certo senso "prestigiosi", come, nel mio caso, Framestore o MPC.

Inoltre trovo molto importante ingaggiarmi in sfide sempre nuove che mi stimolino, alimentando la voglia di progredire e non fermarmi.


Beh di sicuro un bagaglio di alto livello. Adesso invece? Dove ti trovi?

Al momento sto lavorando come Environment TD presso The Moving PictureCompany (MPC) a Londra. Questo ruolo, che spesso è conosciuto anche sotto il nome di 3D Matte Painter o Environment Artist, mi investe della responsabilità di realizzare le scenografie sia dal punto di vista del matte painting che da quello dell'implementazione tecnica nell'ambiente 3D. A livello tecnico è uno dei pochissimi ruoli da generalisti che sopravvivono alla specializzazione imperante nell'industria degli effetti visivi e coinvolge strumenti legati al camera projection, ma anche al lighting e talvolta al texturing e alla modellazione, anche se molto spesso queste due fasi vengono svolte o quantomeno supportate dall'asset department.



autumn in red




Di questa esperienza all'estero invece, che ne dici? Come ti trovi?

Fino ad ora sono stato molto fortunato poiché ho incontrato quasi sempre supervisori aperti al dialogo e sinceramente interessati alla mia opinione su come avrei approcciato la realizzazione degli shot. Questo mi ha permesso quasi sempre di proporre e quindi procedere nel mio lavoro secondo le tecniche che mi sembravano più adatte, dandomi una buona dose di libertà che sebbene bilanciata da altrettanta responsabilità mi ha permesso di muovermi a mio agio tra le varie discipline evitando di complicare le cose oltre misura.

Tra gli aspetti meno felici di questo ruolo c'è il fatto che assumendo la responsabilità di mettere insieme il contributo di tutti gli altri dipartimenti e dovendo finalizzare le scene con strumenti spesso in via di sviluppo, si ha più possibilità di incappare in problemi di natura tecnica, con il rischio di esser distratti dagli aspetti artistici del proprio lavoro, che per me rimangono sempre e comunque l'obiettivo principale dei miei sforzi.


Sicuramente un dipartimento divertente (o terribile a seconda di come lo vedi)!
Per quello che riguarda la tua istruzione? Hai frequentato qualche corso di studi particolare?


Dopo aver finito il liceo scientifico mi avventurai nel corso quinquennale della facoltà di Architettura di Roma de "La Sapienza", sostenendo 24 esami. Malgrado la media fosse piuttosto buona, arrivai al punto di dover effettuare una scelta e poiché al tempo mi sembrò importante concentrarmi per eccellere nel mio lavoro, decisi di abbandonare gli studi.

Se tornassi indietro sceglierei un percorso di studi molto più vicino alla mia vocazione artistica, probabilmente liceo artistico e accademia delle belle arti, ma all'epoca non sapevo a quale delle mie passioni avrei dato seguito, fino a farla crescere e quindi diventare una professione. Inoltre, quando cominciai ad avvicinarmi al mondo della CG, l'industria degli effetti visivi era ancora in una fase pionieristica e di certo non avevo le idee abbastanza chiare, né la determinazione o la maturità per imboccare in maniera pienamente consapevole un cammino tortuoso come questo. Ma spesso i cammini più complessi si affrontano con più leggerezza se percorsi un passo per volta, sospinti dall'entusiasmo e dall'ingenuità giovanile.

Quindi, in fin dei conti, posso definirmi un autodidatta, perché quello che ho studiato a scuola, poco c'entra con il campo dell'arte e della CG. Malgrado ciò, credo sinceramente che la cultura sia qualche cosa che si riflette in ogni scelta e che va sempre alimentata al di là dell'impiego pratico delle nozioni che apprendiamo, infatti la cosa più utile che si possa imparare non sono le nozioni, ma la capacità di imparare, ragionare e trovare delle soluzioni creative ed efficaci.




dreaming rome




La tua penso sia una formazione abbastanza comune per chi, in questo campo, appartiene "alla vecchia guardia"; quantomeno nel panorama italiano piuttusto arido dal punto di vista scolastico in questo settore.
Come reputi oggi questo tipo di "educazione alla computer grafica"?


Credo che i limiti che hanno caratterizzato gli esordi della generazione di CG artist a cui appartengo, mi abbiano formato molto in questo senso. Il fatto che quando cominciai a lavorare con il computer non c'era Internet, niente tutorial, né libri o riviste specializzate nella computer grafica e i manuali erano spesso incompleti e solo in Inglese, mi ha obbligato a sviluppare un certo intuito e una certa propensione al pensiero laterale, e mi ha abituato a riconoscere in ogni fonte accessibile un possibile arricchimento.

Oggi le cose sono molto diverse, tanto che serve più la capacità di selezionare le fonti piuttosto che quella di trovarne. Ciò nonostante, credo non si debba mai smettere di avere "fame": osservare, porsi domande, studiare, sognare, riflettere e in definitiva cercare di sfuggire al sopore mentale che la vita di tutti i giorni spesso comporta.

Un cosa che faccio costantemente per migliorare (o quantomeno per non peggiorare) è osservare in maniera analitica quadri, film, fotografie, illustrazioni, disegni. In questo esercizio la cosa più utile è cercare di capire da soli, o ancor meglio aprendo un dibattito con un amico che stimiamo, perché una certa immagine esprima un determinato carattere, perché funziona, perché ci sembra bella o al contrario perché non è convincente ed eventualmente come si potrebbe migliorare. Così facendo le alchimie che regolano la comunicazione diventeranno familiari al punto che potremo "dimenticarcene" quando dovremo creare la nostra prossima opera, essendo fluenti e liberi di concentrarci sul messaggio piuttosto che sul modo di veicolarlo.


Veniamo alla parte che tutti un pó amano e odiano allo stesso tempo... un argomento quantomeno delicato. Come reputi la situazione nel bel paese per quello che riguarda il nostro settore?

Posso avere la domanda di riserva? :)

Purtroppo per voi penso che questa domanda richieda una risposta piuttosto articolata, quindi se a stento siete riusciti a leggere fin qui, vi invito a saltare la risposta o quanto meno farvi un bel caffè espresso doppio (con panna e cioccolata se potete).

Per quel che riguarda le occasioni di lavoro e quindi il mercato, temo che difficilmente potremo arrivare ad avere una situazione di reale competizione con le nazioni leader del settore. Quindi se aspirate a realizzare film pieni di effetti visivi di caratura internazionale non rimane che espatriare.

Il problema è molto complesso e dipende in minima parte dagli operatori. Spesso si sente dire che la colpa di questa mancanza di opportunità risieda nella classe dirigente. Sebbene credo ci siano molte colpe che si possono addurre a chi ha gestito alcune occasioni che in passato si sono presentate, temo che i problemi siano molto più profondi e radicati nel fatto che l'Italia non è un mercato autosufficiente, né ha un costo del lavoro sufficientemente basso per risultare appetibile a chi ha bisogno di fare outsourcing. Poi esistono dei problemi collaterali come la mancanza di preparazione tecnica, manageriale o l'incapacità diffusa di comunicare in Inglese, ma queste sono cose che potrebbero esser risolte veramente nel giro di pochissimi anni.

Per spiegarvi meglio uno dei problemi vi porto l'esempio di Framestore che è nata oltre 20 anni fa, e che è proliferata in un mercato nazionale che le ha permesso di crescere progressivamente e in salute. Gli spot pubblicitari inglesi (sempre pieni di pupazzi animati e effetti visivi) e i documentari della BBC hanno creato il terreno fertile per una struttura che solo dopo anni di lavoro ha potuto proporsi come service per Hollywood, avendo delle credenziali di tutto rispetto. Senza contare il vantaggio di cominciare pioneristicamente in un mercato vergine in via di forte espansione.

Per gli studi di post produzione nostrani questo non è pensabile dal momento in cui devono contendersi lavori non particolarmente "spettacolari" (e quindi non qualificanti agli occhi di chi deve scegliere un fornitore straniero), pagati mediamente pochi soldi e realizzati in pochissimo tempo.

Inoltre c'è anche il problema della continuità del flusso di lavoro. Forse sarò impietoso, ma ammettiamo per assurdo che un produttore americano "impazzisca" e dia dei soldi a una società X per realizzare gli effetti di un grosso film di richiamo internazionale. La società X DA ZERO(!) o poco più dovrà: trovare i locali, comperare le macchie, TROVARE LE PERSONE, strutturare il processo produttivo e mettere in moto tutto il complicatissimo meccanismo, che spesso dopo
anni di esperienza non è perfetto neanche in società ai vertici dell'industria.
Ammettendo sempre per assurdo che il film vada a buon fine, con quali lavori potrà la suddetta struttura mantenere il "motore acceso" e la "massa necessaria" per risultare appetibile ad altri produttori e quindi fare un secondo film e così via? Con le pubblicità del Mulino Bianco? ...O con le sigle della Rai?

Tutto è possibile ma riuscire in questa impresa mi sembra quantomeno molto difficile stando alle condizioni attuali.




golden mountains




Un'introspettiva abbastanza chiara, sulla quale mi trovi piú che d'accordo. Ma é davvero cosí improbabile che da noi succeda qualcosa? Perché per esempio guardando appena al di lá delle Alpi troviamo Francia e Germania che per quanto non superpotenze hanno diversi studi all'attivo con progetti quantomeno interessanti? Dov'é che veramente risiedono tutte queste differenze?

Negli anni ho capito quanto il contesto sia fondamentale.Un ambiente in cui non circolano soldi è una terra arida sulla quale non si può avere l'ambizione di costruire delle realtà imprenditoriali "fuori misura".
Questa è la ragione per cui ci sono tanti piccoli studi in Italia e i tentativi di creare grosse strutture di solito falliscono o stentano a decollare.

In questo senso un mercato europeo più coeso potrà fare molto, così come si dimostra necessario un cambiamento profondo nella cultura del nostro paese, ma serviranno decine di anni e comunque non è detto che ci si arrivi.
A tal proposito bisogna sempre considerare che il nostro settore è una nicchia abbastanza ristretta e non muove masse di soldi tali da diventare una priorità a livello politico e con i problemi che ha oggi l'Italia, temo che le priorità siano ben altre.

Di contro, penso piuttosto bene dei 3D artist Italiani, soprattutto di quelli che hanno arricchito la propria formazione con delle esperienze all'estero. Comunque, sebbene sia difficile e tutto sommato sbagliato dare un giudizio unico per tutti, devo dire che le persone con cui mi sono trovato a lavorare si sono rivelate sempre piuttosto preparate o quanto meno appassionate e quindi pronte e desiderose di imparare; caratteristiche che si evidenziano subito se messe a confronto con l'approccio di chi invece PUÒ considerare "il 3D" come un normale lavoro, perché è nato in paesi dove ci sono maggiori possibilità. Credo ci sia una sorta di "selezione naturale" dovuta al fatto che in Italia questo è un lavoro sottopagato e continuamente incerto e bisogna avere davvero tanta motivazione e una costanza infinita per pensare di farne una professione reale.
Parlando con vari colleghi nel corso degli anni, ho riscontrato un "motivo ricorrente" piuttosto interessante, che accomuna le nostre esperienze. Sembrerebbe che noi Italiani ci si avvicini a questa professione così come ci si interessa a un hobby, che presto però si trasforma in una missione. Ci appassioniamo visceralmente, forse perché sentiamo l’eco dei geni del rinascimento quando spostiamo i vertici del nostro primo cubo in 3D, o forse per spirito di contraddizione nei confronti di chi ci sprona a fare qualche cosa di "più serio".
Siamo tanto più affamati di sapere quanto più siamo frustrati dall'impossibilità di fare "Star Wars" a casa nostra e quindi organizziamo cene, incontri, serate solo per parlare e condividere i nostri sogni.
Sinceramente non so se questo accada in altri paesi, ma se avviene, credo sia un fenomeno circoscritto ai più giovani, diversamente da quanto ho potuto vedere in Italia. Ho avuto anche l' impressione che la visione d'insieme, dovuta a una preparazione di base piuttosto generalista, sia comunque un fattore apprezzato, malgrado l'industria tenda comunque a organizzarsi in compartimenti stagni.


Ok dai abbandoniamo per un attimo questi discorsi un pó "pesanti" ma che é giusto affrontare con persone come te che ne hanno viste a volontá.
Com'e' la vita a Londra? Come ti trovi?


Londra ha i grandi vantaggi di essere una capitale europea e una città decisamente multiculturale.
La ricchezza di storia e cultura sono quindi accompagnate da un fiorire di locali dove si può mangiare qualsiasi tipo di cucina e negozi dove si possono acquistare prodotti di ogni genere e provenienza.
Direi quindi che non ci si può lamentare... anche se, ogni tanto, sento veramente l'esigenza di farmi qualche giorno al mare per godermi un cielo limpido che duri più di qualche ora, ma questo desiderio nasce anche dal fatto che vivo cinque giorni su sette rinchiuso in un posto semi buio a osservare i punti luminosi di uno schermo LCD!




heartless beauty the queen




Sicuramente come tutti quelli che lavorano in questo settore nel corso della tua carriera ti sará capitato qualche episodio quantomeno stravagante. Ti viene in mente qualcosa? Un aneddoto curioso?

Beh, ovviamente per deontologia non posso parlare di nulla che sia legato alle produzioni a cui ho partecipato, ma posso condividere con voi ricordi lontani.

Come vi ho già accennato a 22 anni contribuii ad aprire uno studio di post produzione a Roma. Lavoravamo già da alcuni anni con clienti che ci conoscevano e si fidavano delle nostre capacità, ma i nuovi potenziali clienti avevano delle comprensibili riluttanze ad affidarsi a due "ragazzini" come noi.
Devo premettere che sebbene nel 2000 i PC avessero raggiunto una potenza sufficiente per renderizzare immagini con una discreta qualità e software come Maya fossero stati tradotti per Windows, "la Silicon Graphics" rimaneva ancora un mito. L' aura che c'era attorno a quei case colorati andava ben oltre la reale valutazione delle performance. Era l'oggetto in se che ispirava potenza e affidabilità. Fomentati dalla voglia di emulare i grandi di cui leggevamo le gesta
sulle pochissime riviste specializzate, decidemmo di assemblare noi stessi le nostre postazioni di lavoro, usando le componenti migliori sul mercato consumer e acquistando dei case che avessero un aspetto il piu' vicino possibile a quello delle Silicon Graphics appunto, che rimanevano una chimera inavvicinabile. Considerate che oggi chiunque può accedere al mercato del "modding" e comperare un case nero pieno di lucine, ma allora le scocche dei PC erano prodotte solo in un deprimente bianco panna, che presto scoloriva in un ignobile avana maculato e così, in maniera un po' puerile, decidemmo di comperare 4 bombolette spray e dipingere di nero quegli enormi case "big tower" che avevamo appena acquistato.
Da allora più' di una persona ci chiese se quei computer fossero Silicon Graphics e sebbene noi si rispondesse dicendo che erano postazioni di lavoro basate su Windows, ebbi l'impressione che parte della diffidenza iniziale di cui vi parlavo prima, fosse decisamente mitigata se non addirittura svanita.

Molti anni dopo ci siamo trovati nella condizione opposta.

I portavoce di potenziali clienti vennero a trovarci dall'America e criticarono il fatto che noi usassimo degli enormi CRT Trinitron della Sony invece che gli appena usciti LCD Apple Cinema. Chiunque si intenda di colore e grafica a un buon livello, sa perfettamente che la resa cromatica di un CRT di fascia professionale sia decisamente superiore agli LCD Apple, sebbene questi ultimi siano indubbiamente oggetti con un bel design.

Ancora una volta il pacchetto era stato giudicato più importante del contenuto. Potenza del marketing :)


C'è stato un progetto particolare che si é dimostrato essere più impegnativo? E quello più soddisfacente?

Io cerco sempre di lasciarmi coinvolgere da quello che faccio. Cerco di amare il mio lavoro e quindi ogni progetto diventa un po' un figlio, che rappresenta un momento specifico della mia vita. Sicuramente l'impegno, la fatica e lo stress che ho dovuto subire per mandare avanti una società in Italia non è paragonabile con quello che faccio ora. Nei momenti di stanchezza o tensione che vivo oggi, ripenso a quei giorni e mi sento subito un po' "in vacanza".
Come soddisfazione credo che, sebbene non siamo riusciti (ancora) a produrlo, Tip of the day sia l'esperienza che mi ha regalato di più. Ovviamente in questo "più" c'è anche tanta fatica e frustrazione, ma è stato un passo veramente determinante per la mia vita e per quella di altre persone. Lo definirei un punto di svolta che ha iniziato un cambiamento che si è coronato quando ho visto il mio nome sui titoli di coda di The Tale of Despereaux.

La prossima "tappa epocale" che mi sono prefissato è andare a lavorare in "P...R".
Ma come tutte le avventure, il gusto sta nell'incertezza del finale: chissà se ci arriverò mai?

Qualche progetto in cantiere per il futuro?

Oltre a migliorare sempre più e andare a lavorare dove sapete voi, nelle ore notturne accarezzo il desiderio di vincere alla lotteria e trasferirmi alle Maldive.
Ma poiché non gioco, aspetto che qualcuno mi regali il biglietto vincente.


Questa professione metamorfica é sempre di piú a portata di tutti e ci sono sempre piú ragazzi che provano ad entrare nel campo. Hai qualche consiglio per chi si affaccia per la prima volta nel mondo della grafica?

Al di la di consigli tecnici che andrebbero comunque contestualizzati e ristretti a un campo specifico, ritengo sia importante come si approccia a quello che ci circonda e più in generale alla vita.
Se dovessi utilizzare solo una parola sceglierei PERSEVERANZA, ma a questa e' veramente importante associare una visione onesta ed oggettiva, che stimoli la ricerca di strade efficaci ed eviti la delusione cocente di chi arriva a raggiungere i propri obbiettivi e si accorge che le cose sono molto diverse da come se le era immaginate.
Non credo esistano persone perdenti o vincenti, ma esistono modi di pensare perdenti o vincenti, negativi o positivi, ingenui o realisti, ottusi e opachi o curiosi e lucidamente critici. Siamo noi a dover decidere che persone essere e di conseguenza che professionisti essere e lo facciamo giorno per giorno in base alle scelte che prendiamo, sapendo che non scegliere è peggio di sbagliare, anche perché gli errori possono essere le migliori lezioni che ci possano capitare.
Le piccole decisioni sono importanti come le grandi e allo stesso modo dobbiamo esser consapevoli che l'atteggiamento è importante, quello che abbiamo con l'ultimo degli inservienti, come quello che teniamo con i nostri capi.
Sebbene la metafora che interpreta la vita come un viaggio sia piuttosto abusata, credo sia decisamente efficace e mi lascia pensare che nelle varie tappe che scandiscono un'esistenza la cosa più intelligente da fare sia tentare di goderci il pezzo di strada che ci conduce alla fase successiva, cercando gli stimoli per innamorarci continuamente di quello che facciamo e di chi ha deciso di accompagnarci.
A suggello di tutte queste considerazioni voglio parafrasare il grande fotografo Henri Cartier-Bresson che diceva: "Non ha senso cercare di essere un bravo fotografo, l'unica cosa che possiamo cercare di fare è essere dei bravi esseri umani".

Tutto il resto è studio, lavoro e in definitiva gioco.




onslaught




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