VFX ARTISTRY
A VISUAL TOUR OF HOW THE STUDIOS CREATE THEIR MAGIC


saggio introduttivo e articolo a cura di Francesco La Trofa (franci2k5)


Immaginazione e Visione: il cinema e gli effetti visivi

Il nesso tra immaginazione e visione è un tema che trova costanti riscontri fin nella sua trattazione classica. Per Aristotele l'immaginazione è "Un movimento prodotto dalla sensazione in atto". La concezione aristotelica della visione, generata dall'immaginazione, come costantemente collegata all'attività sensibile rimarrà per centinaia di anni una costante dell'indagine filosofica. Kant arriverà a sostenere come l'immaginativo è controllabile, in quanto pone limiti all'irreale, mentre la fantasia opera in maniera irrazionale. Rispetto ad Aristotele, Kant opera una distinzione, tra immaginazione riproduttiva, intesa come capacità di far riaffiorare nello spirito gli oggetti intuiti precedentemente e immaginazione produttiva, intesa piuttosto come coincidenza con la funzione delle intuizioni pure di spazio e tempo. Tra i grandi pensatori del Novecento, Jean Paul Sartre che nella sua opera L'immaginazione (1936) sostiene che questa abbia "Un potere irrealizzante nei confronti delle cose, tale che attraverso essa si realizza la capacità della coscienza di andare oltre la materialità e quindi di esprimere la propria libertà".

Il pensiero dei tre grandi filosofi viene involontariamente sintetizzato nelle righe con cui il grande esperto in effetti speciali Jakob Trollaback conclude che: "The true genius of a visionary mind is the ability to project and inspire imagination". La visione come momento in cui si ispira l'immaginazione. E' il senso dell'invenzione, la proiezione indefinita dell'uomo verso le nuove sfide, in cui cerca di raggiungere luoghi, obiettivi e scoperte prima sconosciute. Senza immaginare, l'uomo non può scoprire, dunque evolversi. La capacità di concepire una realtà alternativa risulta essenziale nella storia del progresso umano.

Nel suo specifico, il cinema sa incidere una traccia sensibile nell'universo suggestivo. La sua potenza agisce sul cognitivo, mediando il rapporto tra lo schermo e lo spettatore. Sempre Trollback sostiene che: "The wish to believe in wonder is the best friend off all visual effects". Come si evolve il messaggio del cinema? Dipende dalla coscienza e dalla cultura dello spettatore. Ai fratelli Lumiere bastava posizionare una camera riprendere la corsa di un treno nella propria direzione per far si che la platea si scansasse con gran furore per paura che il convoglio potesse planare sulle loro teste. Scene che non avvengono soltanto nelle parodie di Benny Hill, ma trovano piena giustificazione dalla reazione emotiva di uno spettatore disposto, a dirla con Trollback, a credere nella meraviglia. L'immaginazione di un regista contemporaneo, per produrre delle visioni soddisfacenti i requisiti emozionali dello spettatore, deve spingersi oltre: deve scrivere una storia che offra nuovi spunti di indagine.

Gli effetti visivi caratterizzano lo strumento fondamentale attraverso cui l'idea del regista e le sue riprese possono realizzarsi nella visione.

L'integrazione tra gli effetti visivi e la storia credo sia l'unica reale garanzia di successo per un film, ancor prima degli aspetti che riguardano la sfera commerciale, distributiva. Una produzione che oggi spera di sopperire ai contenuti di una storia fragile nel messaggio, nella sceneggiatura grazie alla tecnica virtuosa degli effetti speciali, finirà inesorabilmente nel dimenticatoio. Vorrei citare un esempio recente: i due Transformers diretti da Michael Bay. Caso, purtroppo sempre più frequente, in cui la qualità degli effetti speciali prevarica nettamente i vuoti di una storia assolutamente ridicola, ai limiti dell'improponibile. All'uscita dalla sala, lo spettatore è in grado di ricordare soltanto la bellezza dei robot, il giorno dopo farà fatica a raccontarvi cosa ha visto. Non c'è qualità di visione che possa riempire un vuoto di sostanza del messaggio.

Perchè il connubio storia-visione funzioni è necessario che l'idea sappia produrre un'integrazione reale tra questi contenuti. Se il nesso è forte, reale, nessuna produzione di effetti speciali subirà gli effetti del tempo. Non si avrà la sgradevole sensazione di assistere ad una visione di contenuti obsoleti. Di prendere in mano un dvd e dire: "non lo guardo, perché è vecchio".

La visione assume forza, significato e validità proprio nella connessione emozionale al servizio della storia. Si pensi all'incredibile scenografia di 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, alla straordinaria caratterizzazione dei personaggi della prima trilogia di Star Wars di George Lucas o ad alcune delle migliori produzioni di Steven Spielberg. Un classico degli anni '70: Lo Squalo. Ebbe un successo enorme.

Se Spielberg avesse immaginato di lanciare il suo spettatore nelle fauci dello squalo avrebbe fallito miseramente. Il capolavoro di Spielberg è stata l'immaginazione di una visione del tutto differente. Una visione capace di generare un'emozione di paura indipendente da fattori esogeni. Chi guarda il film non sviluppa un senso di paura nei confronti dello squalo bianco, prova disagio nel vedere le vittime del tutto indifese all'interno del mare. E' il mare il vero mostro, non lo squalo. Lo spettatore sviluppa un forte senso di fastidio nei confronti dell'acqua. Un'emozione impressa da una visione soggettiva che nel tempo non subirà variazioni, la cui sensazione è resa possibile da un eccezionale lavoro di effetti speciali, integrato alla perfezione con le riprese del regista.

L'obiettivo degli effetti visivi è quello di continuare a permettere che questo sia possibile. Dai capolavori di inizio Novecento, come il Metropolis di Fritz Lang (1927) o il King Kong di Willis O'Brien (1933), vere piramidi in un deserto fatto di un'infinita di tentativi falliti di fronte a reali impossibilità di natura tecnica, siamo proiettati in un'era cinematografica in cui la tecnica consente con crescente facilità qualsiasi risultato visivo.

Laddove la tecnica saprà offrire il proprio risultato ad un numero sempre maggiore di produzioni, per via di un costo progressivamente più basso, il ruolo centrale sarà costituito dal duplice rapporto tra le capacità creative dell'immaginazione e la disponibilità di essere disposti a meravigliarsi citata da Trollback.

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