Per anni il 3D è stato un far west in cui ci siamo mossi da pionieri, consapevoli di rappresentare una nicchia professionale i cui valori non sono sempre riconosciuti come meriterebbero. Non soltanto da parte di una committenza non troppo illuminata, quanto piuttosto da una società priva di una vera cultura digitale.

Oggi, in maniera più o meno consapevole, siamo coinvolti nella cosiddetta quarta rivoluzione industriale. Senza entrare nel merito di espressioni più modaiole che realmente legate alla sostanza, la questione è molto semplice. I modelli industriali basati sulle economia di scala sono entrati in un vortice di crisi non reversibile, rendendo necessaria una svolta paradigmatica. Chi non innova, digitalizzando in maniera strutturale le proprie aziende, non sopravviverà al mutamento degli scenari produttivi ed economici in atto.

Per quanto concerne la nostra categoria professionale, nelle infinite applicazioni che il 3D consente, questo si traduce in uno scenario più che mai florido di opportunità. Sta a noi, esclusivamente a noi, conoscerle e saperle cogliere in maniera profittevole. Il tempo delle scuse è finito. Il futuro è li fuori, dobbiamo prendercelo.

Cosa è cambiato rispetto a ieri? L'esplosione del digitale ha creato un contesto sempre più cross disciplinare, in cui i contenuti 3D sono diventati la materia prima per far vivere le applicazioni interattive richieste da tantissimi ambiti dell'industria. Potremmo citare moltissimi esempi a livello di scenario. Basti pensare a come, in questo contesto, il 3D Artist sia chiamato a svolgere soltanto una parte del ruolo complessivo. I suoi asset sono la base di un'esperienza, ma per diventare fruibili, serve renderli interattivi. Il nostro 3D Artist continuerà a fare il 3D Artist, ma dovrà interagire con soggetti per lui fino ad oggi probabilmente alieni, quali i game engine developer, gli interaction e UX designer e tantissimi altri. Solo il concerto di tutte queste skill potrà consentire ai software di compilare un'esperienza realmente efficace.

Chi da anni è un professionista del 3D non deve correre il rischio di isolarsi, deve allargare i propri orizzonti culturali per capire quali sono i meccanismi che consentono di sviluppare nuovi prodotti digitali, quelli di cui l'industria ha realmente bisogno. Stavolta non si tratta soltanto di imparare un nuovo motore di rendering, di capire quale scheda video servirà per utilizzare al meglio i software 3D real time, piuttosto che di capire come creare un progetto in VR. Queste sono tutte soluzioni al problema, le cui domande derivano dallo sviluppo di una concreta cultura sull'argomento. Per tornare su un'espressione alquanto inflazionata dai media, è necessario acquisire quel mindset utile a mettere in relazione le proprie competenze con le altre espressioni tecnologiche che stanno emergendo in maniera dirompente: l'intelligenza artificiale (con big data e machine learning), la robotica, la Internet of Things (cit.), oltre ovviamente alle nuove tecnologie della simulazione, rese possibili dagli output della Realtà Virtuale e della Realtà Aumentata.

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Sin dai tempi della prima rivoluzione industriale il rapporto uomo-macchina è al centro di questioni etiche e tecnologiche che hanno trasformato drasticamente la società, nel suo modo di vivere, produrre e comunicare. Con l'avvento su larga scala delle intelligenze artificiali il dibattito si rinnova in tutta la sua effervescenza, lungi dal prospettare scenari definiti, almeno per quanto concerne il futuro prossimo.


Conoscere cosa consentono di fare le tecnologie legate all'intelligenza artificiale e all'IoT (internet of things), consente di sviluppare nuovi modelli di business, dalle potenzialità enormi, ancora tutte da scoprire. Parliamo di tecnologie che sono già attive nel core di molti dei software 3D che utilizziamo ogni giorno.

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Etica! Un altro dei grandi temi aperti è relativo al rapporto tra l'uomo e la tecnologia per quanto riguarda gli aspetti del vivere. Il cinema di fantascienza, come nel caso di Her, scritto e diretto da un magistrale Spike Jonze, ha anticipato questioni cui presto saremo chiamati a dare delle risposte concrete. Joaquin Phoenix interpreta Theodore, uomo di mezza età che vive una relazione sociale e sentimentale con Samantha, una IA acquistata in un qualsiasi supermercato. Sarà questo il nostro futuro? Per chi non avesse ancora visto Her, il consiglio spassionato è di recuperare la versione originale, in cui la voce di Samantha è interpretata da Scarlett Johansson. La versione doppiata in italiano perde molto della sua efficacia.


In attesa di scoprire nel dettaglio il programma dettagliato che gli speaker di Udine 3D Forum porteranno nella suggestiva cornice di Palazzo di Toppo Wasserman, possiamo concentrarci sui temi espressi dall'editoriale Persone e Tecnologie per il Futuro, il claim dell'edizione 2018 di Udine 3D Forum.

Dagli aspetti socio-culturali legati all'innovazione dipende la formazione di una generazione di professionisti, la nostra, che già oggi è chiamata a dare risposte concrete in termini di tecnologie ed applicazioni per dare forma al mondo che noi stessi sceglieremo di creare, in cui vorremo davvero vivere. Per confrontarci e parlarne insieme, ci saremo anche noi di Treddi. Vi aspettiamo a Udine, dal 15 al 18 novembre - www.udine3d.it

Per registrarsi a Udine 3D Forum - http://www.udine3d.it/partecipa/registrazione/