Nella prima parte (LINK) di questo articolo , ho parlato di Luce in funzione del Render concentrando l'attenzione soprattutto sugli aspetti tecnici legati al fenomeno luminoso ed alla sua "gestione" ,  ma la tecnica non è nulla se non è accompagnata da una forte componente artistica, dove il talento, il senso artistico o una semplice intuizione può dare un valore aggiunto incomparabile

Il tutto si potrebbe riassumere in una frase celebre, ovvero "le regole sono fatte per essere infrante" , e mi trovo assolutamente d'accordo ma a mio avviso manca una parte non trascurabile, ovvero "per infrangerle è bene prima conoscerle come si deve" .


DAYLIGHTING

La luce naturale è una fonte luminosa molto caratteristica e riconoscibile, per certi versi irrinunciabile perché in un modo o nell‟altro è sempre presente, con diverse forme e caratteristiche , quantità e tonalità. Ha una propria connotazione ben precisa ed è di gran lunga la soluzione più utilizzata e a volte si può dire abusata, come unica soluzione (il più delle volte) o in combinazione con luce artificiale (molto raramente). Le sorgenti primarie di luce naturale sono il sole (illuminazione diretta) e la volta celeste (illuminazione diffusa).
Le caratteristiche della luce naturale sono strettamente legate al sito geografico (latitudine del luogo), parametri
temporali (ovvero Data e Ora) e ovviamente meteorologici.


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Le caratteristiche principali della luce naturale possono essere identificate nella INCIDENZA , TONALITA’ e DIFFUSIONE , sono queste caratteristiche che devono guidare la nostra scelta nella configurazione di un sistema fisico piuttosto che la scelta di una determinata HDRI, che è bene ricordare è un vero e proprio contenitore di informazioni, strettamente legata al luogo e al momento preciso in cui è stata creata.


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Se alba e tramonto (ora d‟oro) sono le condizioni luminose di gran lunga più utilizzate per motivi ben precisi, ovvero offrono un forte carattere ed emotività ad una immagine, non è detto siano sempre le soluzioni migliori da adottare in ogni situazione.
Questo perché la luce naturale, come qualsiasi fonte luminosa, in un progetto di Lighting in funzione del Render , deve essere strutturata in modo tale da valorizzare il soggetto e creare le condizioni per una adeguata lettura del progetto architettonico.
Deve esaltarne le forme, salvaguardare gli aspetti fisici dei materiali ed esaltarli e non ultimo deve essere in grado di dare una identità artistica all‟immagine, sono questi gli aspetti fondamentali da considerare nel momento in cui viene creato un Daylighting all‟interno di un motore di render, non certo gli strumenti utilizzati ovvero HDRI o modelli fisici Sun/Sky piuttosto che qualunque altra tecnica.
Il vero valore aggiunto è il “CONCEPT” , strutturato tenendo conto gli obbiettivi e gli aspetti citati sopra, realizzato in funzione del progetto architettonico, del messaggio in esso contenuto e delle esigenze del suo progettista.


Ad esempio una delle condizioni luminose naturali a torto più trascurata, considerata spesso deprimente e impersonale è la condizione di OVERCAST , ovvero quando il contributo della componente diretta del sole è del tutto assente, e l‟illuminazione è interamente gestita dalla luce indiretta della volta celeste.
La condizione di Overcast ha peculiarità ben precise, ad esempio offre un contributo delicato e non invasivo che quasi non interagisce con il soggetto, i contrasti sono molto gestibili in quanto le ombre sono molto morbide , I colori traggono beneficio e vengono restituiti per quello che sono perché la luce naturale ha una componente neutra , inoltre una illuminazione omogenea e delicata aiuta la gestione della saturazione dei colori.


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Overcast non vuol dire solo cielo e luce “grigia” ma in alcune situazioni ben altro come l'ultima immagine qui sopra, ma soprattutto è in grado di “dialogare” come nessun‟altra tipologia di luce naturale, con la componente artificiale, rendendola uno strumento prezioso e decisamente versatile.


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Ovviamente non è la soluzione ideale per qualsiasi progetto, come non lo è l‟ora d‟oro piuttosto che il sole quasi perpendicolare durante le ore centrali della giornata, la condizione “ideale” non esiste.
Il concetto è che ad ogni soggetto/progetto deve essere strutturato un concept che identifichi di volta in volta la componente naturale idonea ad esaudire esigenze di carattere tecnico e artistiche.
La luce naturale è un argomento molto ampio ed impossibile da trattare in modo esaustivo in un contenuto come il presente articolo, se solo pensiamo che può e deve essere considerato da diversi punti di vista, ovvero artistico, comunicativo, fotografico, e ovviamente fisico solo per citarne alcuni.
Quanto detto e descritto fin ora sono solo aspetti di carattere generale, che ho cercato di descrivere e citare per stimolare una adeguato approfondimento, tenendo in considerazione che le tecniche e gli strumenti sono del tutto irrilevanti se alla base non vi è un “concept” ben strutturato e progettato.


Digital Lighting Design Project

Strutturare un set di Lighting tenendo conto di quanto espresso fino a questo punto, tecniche, strumenti, concetti ecc ecc ecc , può sembrare un processo molto difficile e per certi versi lo è, ma come tutte le cose è solo questione di volontà di mettersi alla prova, di approfondire e di esperienza ma soprattutto di metodo.

Se per i primi tre aspetti personalmente posso fare ben poco se non nulla , sul metodo ho la possibilità di dare alcune indicazioni utili di carattere generale, da considerare come base di partenza da approfondire e sviluppare in base alle proprie esigenze o campi di applicazione. 


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Strutturare un set di Lighting non può prescindere da una attenta e dettagliata analisi dei dati di progetto, come in qualunque altro settore.

Raccogliere più informazioni possibili non è sufficiente , bisogna saperle analizzare nel modo giusto , partendo da una analisi di tipo preliminare ovvero identificando:

- a quale categoria appartiene la struttura (residenziale, Retail, Museale ecc ecc ecc );

- chi saranno gli utilizzator;

- quali funzioni dovranno svolgere;

Può variare in modo radicale un concept concepito in funzione di un ambiente utilizzato per lo più da giovani , piuttosto che anziani o addirittura bambini, non è difficile capirne il motivo.

Una seconda analisi dei dati deve essere rivolta:

- alle caratteristiche dei materiali dominanti (strutture principali, soffitto, pavimenti ecc ecc ecc );

- analisi strutturale;

- identificare quante e quali sono le zone da illuminare;

- quali sono i punti di interesse;

- quanti Layer devo considerare;

- Quale tipologia di distribuzione luminosa;

Questa raccolta di informazioni e la relativa analisi, costituiscono le fondamenta sulle quali costruire il vero cuore di un set di Lighting, ovvero il Concept , che comprende le scelte di utilizzo o meno di luce naturale e tutte le componenti artistiche e di composizione dell'immagine , ed è costituito da uno o più Layer.

La luce artificiale può essere sfruttata come “parametro di definizione spaziale” che, rispetto alla luce naturale, offre una maggiore possibilità di “manipolazione”.
Intervenire con la luce in un ambiente significa modificare lo spazio in cui l‟uomo si muove, creando nuove percezioni di paesaggio e di atmosfera.
Volendo definire (e semplificare) i criteri fondamentali ai quali attenersi nell‟utilizzare tale illuminazione possiamo identificare due regole di base :

- La prima regola è usare la luce come guida del processo percettivo, sfruttando la sua capacità di “sottolineare” lo spazio;

- La seconda regola è ricordarsi di usare il potere cromatico e grafico della luce, innescando il complesso gioco di riflessi e superfici che, con infinite possibilità di modulazione, arricchisce la percezione volumetrica dell’architettura. 

Con l‟illuminazione primaria si creano i requisiti illuminotecnici essenziali e le buone condizioni di visibilità mediamente in ogni punto del locale.

Possiamo identificare due sub categorie :
- Illuminazione generale : destinata a fornire luce su aree molto vaste e con un certo grado di uniformità .
- Illuminazione localizzata : utilizzata quando si vuole esaltare l'illuminamento sulle aree in cui si svolge il compito visivo (postazioni di lavoro ad esempio).

L'illuminazione secondaria viene usata per creare particolari atmosfere, per generare messaggi, esaltare un oggetto o un particolare, creare effetti insoliti e drammatici (teatro, vetrine, musei, etc.) esaltare le forme e/o la natura di oggetti o materiali.

Si distinguono le seguenti forme di illuminazione secondaria:
- Illuminazione d’accento : mirata ad esaltare la presenza di un oggetto o gruppi di oggetti e richiamarvi l'attenzione dell'osservatore, è largamente utilizzata nelle vetrine espositive, nei musei, nelle esposizioni etc.
- Illuminazione d'effetto : Consiste nel "disegnare con la luce", creando effetti luminosi su pareti e superfici in generale (ad esempio proiettandovi strisce o macchie di luce) quasi in alternativa ad altri elementi d'arredo.

Di seguito un esempio di un ambiente molto semplice , nel quale sono stati utilizzati tre sistemi di illuminazione, ognuno con una propria funzione :

Illuminazione primaria diffusa

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Illuminazione Secondaria d'accento

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Illuminazione Secondaria D'effetto

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Ognuno di questi sistemi di illuminazione costituiscono un Layer , ovvero un corpo illuminante o un insieme di corpi illuminanti che hanno in comune lo stesso obbiettivo e funzione, che possono essere utilizzati in modo indipendente o miscelati fra loro.

La fusione dei tre layer costituisce il sistema di illuminazione :

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A questo punto si può procedere con la scelta dei corpi illuminanti e dei relativi file IES se necessario, in funzione del concept prima di tutto ed anche della possibilità di poterli integrare in un determinato modo nell'architettura e nelle proprie strutture , in base ai seguenti criteri :

- Caratteristiche fotometriche : Flusso luminoso, temperatura colore, distribuzione (fotometrica – IES file) ;

- Caratteristiche tecniche : tipologia d’impiego, capacità di svolgere il compito prescritto ;

- Design : design del prodotto idoneo all’ambiente , capacità di integrazione (materiali e finiture);


Se un tale metodo può apparire utile e se vogliamo indispensabile ad esempio in ambienti museali o retail, dove le implicazioni sono per loro natura molto complesse , può sembrare superfluo e non utile in ambienti considerati più semplici come ad esempio il residenziale.

A mio giudizio questo è l'errore più comune che si possa commettere , in quanto anche un ambiente residenziale ha le proprie esigenze , caratteristiche e peculiarità e non esiste una soluzione "ideale" per ogni ambiente.

Per far meglio comprendere questo concetto, ma soprattutto per dimostrare l'importanza di un set di Lighting strutturato in un determinato modo, vi propongo un contenuto che abbiamo realizzato in LDT - Lighting Design Team, dove in pochi secondi di video è descritto come è strutturato il set di Lighting , quali sono i layer utilizzati e le loro relative funzioni in riferimento alle zone di interesse identificate.



Conclusione

A mio modesto parere, non esiste il "metodo o modo migliore" o peggio ancora "il più corretto" per arrivare ad un determinato risultato quando si affronta un tema così complesso .

Quando vi sono aspetti di carattere tecnico abbinati in un modo o nell'altro ad aspetti di carattere artistico , si genera una inevitabile sinergia fra quello che può essere considerato oggettivo e soggettivo, ciò implica di fatto una impossibilità nello stabilire "il risultato perfetto in assoluto", si può parlare forse più correttamente del risultato meno "sbagliato" .

E' quello che ho cercato di fare nel momento in cui ho pensato di unire le tecniche e gli strumenti di un Lighting Designer e di un Lighter , due figure apparentemente agli antipodi per certi aspetti, ma in realtà mai così vicini come in questo periodo e nel prossimo futuro.


Luca Rostellato