Continuo a pubblicare i miei appunti per l'esame di disegno1, come la discussione sull'equilibrio si tratta di percezione visiva ma in relazione alla configurazione e la forma... l'argomento è più teorico, ma credo comunque interessante e importante per chi lavora con le immagini ;)

CONFIGURAZIONE
L'atto del vedere è un mezzo di orientamento pratico, attraverso gli occhi stabiliamo che un oggetto è presente in un dato posto (identificazione).
Fisicamente il processo ottico è così spiegato: la luce emessa o riflessa dagli oggetti viene proiettata dalle lenti oculari sulla retina, vengono stimolati circa 130 milioni di recettori (molti indipendenti ma raggruppati da connessioni nervose) e da qui parte il messaggio al cervello. Così descritta sembrerebbe un meccanismo passivo, ma in realtà non è affatto così.
La percezione visiva non opera come una macchina fotografica che registra ogni particolare, vedere significa afferrare alcune particolarità preminenti di un oggetto. Pochi segni selezionati permettono l'identificazione e addirittura possono dare l'impressione di rappresentare il reale.
Con ciò non si vuole affermare che la vista trascura i particolari, infatti è noto che chiunque nota i mutamenti anche lievi delle cose che si conosce.
Durante lo sviluppo dell'organismo (sia nell'uomo che nella gran parte degli animali) la percezione inizia con l'afferrare configurazioni strutturali particolarmente evidenti. La visione quindi non procede dal particolare al generale, ma parte dalle configurazioni strutturali essenziali.
Gli ultimi studi psicologici considerano la visione come un'attività creativa, una comprensione a livello sensoriale (una sorta di ragionamento), l'atto del vedere anticipa la capacità dell'artista di creare degli schemi che possano interpretare l'esperienza con forme organizzate.
La forma fisica di un oggetto è composta prima di tutto dai suoi contorni, da uno scheletro di forze visive. La forma percettiva è il risultato dell'interazione tra l'oggetto fisico, il medium (luce) e il sistema nervoso dell'osservatore. Inoltre influiscono tutte le esperienze visive che già abbiamo avuto di quell'oggetto (o di uno simile) nel passato.
Ogni esperienza visiva va inserita in un contesto di spazio tempo, questo concetto è facilmente spiegabile con un esempio
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Questa immagine ci appare come un triangolo adiacente a un segmento, ma se analizzata insieme a queste altre 2 immagini avremo la percezione di un esagono che appare da dietro una parete
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Esempi del genere si utilizzano anche per dimostrare l'influenza della memoria nella attività percettiva, la memoria è particolarmente influente quando è unita a un bisogno personale rilevante; ad esempio quando un ragazzo sta aspettando la propria ragazza per strada sarà portato a riconoscerla in ogni donna che gli viene incontro e questa influenza della traccia mnemonica diventerà più forte con il passare dei minuti. Su questo particolare impulso si basa il test di Rorscharch (macchie ambigue su un foglio).
Ma come si descrivono gli aspetti spaziali di una forma? Una soluzione (suggerita dalla geometria) potrebbe essere quella di individuare dei punti che compongono la figura (o l'oggetto) in un sistema di coordinate cartesiane, oppure descrivere attraverso formule geometriche (quando è possibile). Questa però non è la modalità di acquisizione da parte del senso della vista, nessuno ha un sistema nervoso che addiziona le collocazioni spaziali delle singole parti per percepire la forma globale.
Secondo la legge basilare della percezione visiva (Gestalt) ogni figura tende ad essere vista in modo tale che la struttura risultante sia tanto più semplice quanto le condizioni date lo consentono.
Questa legge spiegherebbe perchè 4 punti su un piano vengono visti come un quadrato e non come un rombo o una qualsiasi altra figura contenente i 4 punti.
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O perchè aggiungendo altri 4 punti non apparirà come un quadrato ma come un contorno circolare
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Semplicità
Può essere definita come l'esperienza e il giudizio soggettivo dell'osservatore che riesce a capire ciò che gli è presentato. Semplicità oggettiva e soggettiva in molti casi non sono coincidenti, un'opera d'arte può risultare semplice perchè non si comprende la complessità, o al contrario considerarla incomprensibile e complicata perchè non si hanno le cognizioni strutturali o perchè non si è assuefatti a un moderno modo di creare.
Il numero di elementi influisce sulla complessità di un tutto, ma non in maniera determinante. Nell'esempio sono riportati 3 pattern differenti composti dagli stessi elementi (3 quadrati neri e 3 bianchi) e riportati in scala di semplicità:
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Il pattern + semplice risulta essere quello con il maggior numero di elementi, lo stesso si può dimostrare con la musica o con un sistema non lineare confrontando ad esempio un quadrato e un triangolo. Gli elementi che determinano la semplicità in questo caso sono la simmetria, la verticalità e l'orizzontalità, la medesima dimensione degli elementi. In un pattern un altro elemento di semplicità è la concentricità delle forme.
Quindi si può desumere che la semplicità è dovuta al minor numero di caratteristiche strutturali che per quanto concerne la forma si possono ridurre alla distanza e all'angolazione.
Fino a ora si è analizzata la semplicità assoluta, ma bisogna considerare la semplicità relativa. Quando si vuole fare un'affermazione o si deve compiere un'azione ci si deve porre 2 domande:
1) Quale è la struttura + semplice adatta allo scopo? -> Economia
2) Quale è il modo + semplice di organizzarla? -> Ordine
Naturalmente questo principio di economia e ordine è valido anche da un punto di vista estetico. Spesso gli artisti arrivano all'economia utilizzando "l'unificazione dei mezzi", nell'opera d'arte tutti gli elementi tendono a assomigliarsi come se fossero composti della stessa sostanza perchè l'artista sottopone la realtà al proprio potere unificante e reinterpreta l'apparenza in maniera nuova.
Ogni opera (dipinto, scultura...) ha un suo significato esattamente come ogni oggetto (dall'edificio alla teiera) incarna ai nostri occhi la propria funzione , la semplicità è data dal rapporto tra l'immagine vista e il messaggio che le si attribuisce. La semplicità richiede che ci sia corrispondenza strutturale tra significato e pattern tangibile (isoformismo) ad esempio se per semplificazione tutti gli elettrodomestici avessero esattamente la stessa forma mancherebbe la giusta corrispondenza tra funzione e forma. La semplificazione di questo rapporto tenderebbe a impoverire la comunicazione e il mondo visivo.
Come già detto secondo la legge basilare della percezione visiva ogni pattern stimolante tende a essere visto in maniera tale che la struttura risultante sia tanto semplice quanto le condizioni lo consentano, se lo stimolo sarà debole (dovuto alla distanza, alla poca illuminazione, alla brevità di "esposizione" della figura) il risultato sarà semplice (raggruppamento)... già Leonardo Da Vinci aveva notato come una figura umana in lontananza apparisse rotonda e Lucrezio scriveva "... Le torri quadrate viste da lontano sembrano a sezione circolare..."; quando un pattern viene presentato per pochi istanti (stimolo debole) vengono attivate una serie di tracce mnemoniche che apportano delle trasformazioni precise alla figura originale (il fenomeno è facilmente dimostrabile mostrando a una trentina di persone uno stesso semplice disegno geometrico per pochi secondi e chiedere di ridisegnarlo successivamente). Queste trasformazioni (o semplificazioni) sono:
- Accrescimento della simmetria
- Isolamento di particolari non calzanti
- Semplificazione della configurazione globale
- Chiusura dei contorni
- Ripetizione di forme analoghe
- Accrescimento della suddivisione
- Cambiamento dall'obliquo al verticale
Questo semplice esperimento ci conferma nuovamente che il vedere e il ricordo implicano la creazione di un globale organizzato.

Livellamento e accentuazione: dire che l'esperimento precedente ha come risultati delle semplificazioni non è del tutto corretto, infatti se nell'immagine originale ci fossero delle piccole ambiguità (una leggera asimmetria o un leggero decentramento di 2 figure) nelle immagini risultanti si potrà notare dei livellamenti (le semplificazioni prima elencate) e delle accentuazioni, cioè l' amplificazione di quelle caratteristiche che rendevano ambigua l'immagine originale (anche questo processo è una sorta di semplificazione). Queste 2 tendenze erano state in parte già individuate dagli psicologi della Gestalt e definite con la legge della Pragnanz.
Il livellamento e l'accentuazione oltre che influire sulle forme va a modificare le dinamiche di una figura, il primo tende ad un equilibrio il secondo ad aumentare le tensioni (le differenze che ci sono tra stile classico e espressionista).

Il tutto
L'interazione tra il "tutto" e la "parte" non è universale, non sempre il cambiamento di una struttura globale incide sulla parte e anche un cambiamento di colore o di forma di un particolare può avere uno scarso effetto sul globale.
Queste interazioni sono riconducibili al nostro sistema nervoso; l'architetto Eduardo Torroja osservava come nella visione globale una retta, una curva, un volume sono influenzati dalle linee e volumi adiacenti (l'architrave sotteso a un arco ribassato può risultare una curva convessa, il rettangolo in un'ogiva appare deformato). Anche queste interazioni sono governate dalla legge della semplicità e ci sono diversi esperimenti che dimostrano come il pattern viene organizzato nella maniera + semplice.
Ad esempio si è osservato che soggetti con zone di cecità difronte a forme semplici incomplete le vedevano complete, evidentemente il cervello se percepisce una parte sufficiente della figura attiva un processo di completamento del tutto.

La suddivisione: difficilmente la forma nella figura seguente sarà percepita come una massa continua, ma piuttosto come combinazione tra un triangolo e un rettangolo
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In queste 4 immagini si può osserva come si passa dalla massima coerenza (croce) alla sparizione del pattern integrato:
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In natura i pattern non sono così semplici e il grado di distinzione di una parte (o unità) è dato dall'indipendenza della sua connessione con il tutto, questa indipendenza è determinata dalla forma (le forme semplici accrescono la possibilità di suddivisione), dalle somiglianze (ripetizione), dalla chiarezza, dal colore e dai movimenti.
La suddivisione quindi è quel fenomeno che ci permette di vedere gli oggetti senza confonderli tra di loro o fonderli insieme, la mimetizzazione di alcuni animali o il riflesso su uno specchio d'acqua possono ingannare o "mettere in crisi" questa capacità di suddivisione.

Segmentazione: è un metodo di composizione importante e evidente nelle arti figurative (architettura, pittura, scultura...), solitamente più complessa e su più livelli nella pittura dove gli elementi vengono organizzati in maniera gerarchica. I diversi punti focali vengono percepiti come una costellazione e rappresentano i punti di massima significanza.
Suddividere in base a delle quantità o in base a un numero significa ignorare la struttura, ad esempio la segmentazione di una scultura non deve essere fatta in maniera arbitraria ma bisogna individuare le sezioni che costituiscono unità parziali (separate solo in rapporto al contesto locale e non globale).
In delle forme semplici la segmentazione è semplice, un quadrato risulta come l'insieme di 4 linee. In un'opera d'arte le componenti strutturali sono molto + difficili da individuare.
L'aspetto di ogni parte dipende, in varia misura, dalla struttura globale e quest'ultima è influenzata dalla natura delle parti; in un'opera d'arte i particolari non sono autosufficienti.
Cesare Musatti dimostrò che i rapporti tra le parti sono regolati dal principio di omogeneità e somiglianza, mentre la segmentazione permette di distinguere le cose la somiglianza può renderle "invisibili".
L'omogeneità è il caso limite in cui ci si accosta all'assenza di struttura, la somiglianza ha caratteristiche strutturali solo se in congiunzione con la separazione e la somiglianza diventa un requisito per notare la differenza. Questo concetto è spiegabile con un semplice esempio:
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Nella figura la forma, l'orientamento e il grado di chiarezza è costante. Queste somiglianze legano i 6 quadrati e sottolineano la diversa dimensione (a livello secondario la somiglianza di dimensione forma 2 gruppi). I raggruppamenti e separazioni avvengono:
- Per dimensione
- Per configurazione
- Per collocazione spaziale
- Per orientamento spaziale
- Per movimento (direzione e velocità)
Un caso limite di somiglianza per posizione è la "contiguità", un esempio pratico è il retino a mezza tinta del tipografo che rappresenta tutte le sfumature (di colore e luminosità) e i contorni di un'immagine pur essendo composto da punti molto visibili (anche nella retina o sullo schermo avviene la stessa cosa).
A livello percettivo la formazione di un oggetto avviene tramite un principio di semplificazione, l'oggetto apparirà tanto + unificato quanto + simili saranno gli elementi (per colore, chiarezza, velocità, direzione...) che lo compongono.

Lo scheletro strutturale: il contorno di una figura non è la sua forma anche se in gran parte la determina. La configurazione di un oggetto visivo a 2 proprietà:
1) La effettiva delimitazione (linee, masse, volumi)
2) Lo scheletro strutturale creato a livello percettivo da linee/masse/volumi ma che quasi mai coincide con esse
Si può dire che lo scheletro strutturale è la configurazione di forse visive che determina il carattere dell'oggetto visivo.
Spiegandolo con degli esempi figurativi il miglior modo è prendere in considerazione delle forme semplici come dei triangoli.
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Lo scheletro strutturale consiste prima di tutto dagli assi e poi dalle corrispondenze delle parti create dagli assi, si noti nell'esempio come la "rettangolarità" determina lo schema + semplice possibile.

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Questo articolo è stato importato automaticamente dal forum il 31/lug/2014
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